Jago into the white

Sembra un paesaggio di montagna imbiancato dalla neve, quello che appare sullo schermo della sala cinematografica. Ma ciò che la telecamera sta riprendendo sono in realtà le Cave di marmo di Carrara, dove Michelangelo Buonarroti sceglieva personalmente i blocchi di pietra da usare per realizzare le sue opere. Si apre con queste immagini Jago into the white di Luigi Pingitore, documentario dedicato al giovane scultore italiano Jago (nome d’arte di Jacopo Cardillo), che arriverà nelle sale italiane soltanto per due giorni, il 18 e il 19 giugno.

Definito dal quotidiano britannico The Guardian «il nuovo Michelangelo», Jago lavora con il marmo. Se per il Buonarroti la scultura si faceva «in levare», togliendo il superfluo per lasciar emergere la forma già insita nel blocco di pietra, Jago dice qualcosa di simile quando afferma che da un materiale «che in potenza contiene tutte le forme, io ne tiro fuori solo una. E lì c’è la responsabilità dell’artista».

Lo scultore sceglie dunque una tecnica che ha le sue radici nella tradizione rinascimentale, ma è anche un’artista moderno, vicino al suo tempo, che ama avere un rapporto diretto con il suo pubblico, sia alle mostre, sia attraverso video e social network. Luigi Pingitore (romanziere, sceneggiatore e regista di documentari e cortometraggi) inizia a girare il suo film nel 2020, poche settimane dopo la fine del primo lockdown, e per oltre due anni segue Jago da Carrara a New York, da Napoli al deserto di Al Haniyah negli Emirati Arabi. Ma soprattutto lo riprende mentre lavora, durante la pandemia, nella chiesa seicentesca di Sant’Aspreno ai Crociferi, nel Rione Sanità di Napoli. Uno spazio intimo che da laboratorio a porte chiuse diventa nel 2023 lo Jago Museum, luogo di cultura accessibile a tutti dove l’artista spesso accoglie di persona i visitatori.

Grazie alla pellicola di Pingitore, lo spettatore vive le tappe della creazione di un’opera straordinaria, La Pietà: un padre che raccoglie da terra il corpo esanime del figlio. La telecamera segue da vicino il lavoro di Jago, sin da quando la scultura è soltanto un grande blocco di marmo. Ed è un lavoro faticoso il suo, molto fisico. In un’intervista, il regista ha dichiarato di essere rimasto colpito dal rapporto «quasi agonistico che Jago ha con il marmo. Il suo è un lavoro animale, fisico, non solo spirituale. Un lavoro in cui maestria tecnica e sudore sono sullo stesso piano».  

Poche volte, al cinema, ci si è avvicinati con tanta intensità e verità al processo creativo, all’anima di un artista. Con Jago into the white Pingitore ci riesce. La pellicola è presente nella selezione ufficiale del Tribeca Festival di New York, fondato nel 2002, tra gli altri, da Robert De Niro.

La Pietà di Jago
Informazioni su Martina Cossia Castiglioni 14 Articoli
MARTINA COSSIA CASTIGLIONI (1964) si è laureata in Lingue alla Statale di Milano. Dal 2001 al 2009 ha tenuto un rubrica dedicata ai libri per Milano Finanza e dal 2011 al 2016 è stata responsabile editoriale per Uroboros Edizioni. Appassionata di cinema, frequenta  i corsi di Longtake e ha iniziato da poco a scrivere di cinema in rete.
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