Bobò. La voce del silenzio, di Pippo Delbono

di Martina Cossia Castiglioni

Nel 2019 scompare a 82 anni Vincenzo Cannavacciuolo, in arte Bobò, figura centrale e anima del teatro di Pippo Delbono, uno degli autori più originali del panorama drammaturgico italiano. Bobò era sordo, analfabeta e microcefalo e per 46 anni aveva vissuto in manicomio ad Aversa. Ed è proprio qui, alla fine degli anni ‘90, che Pippo Delbono fa la sua conoscenza in occasione di un laboratorio teatrale. Il regista rimane colpito dalla sua innata gestualità e in seguito decide di portarlo via dall’istituto («l’ho rapito contro ogni legalità» ricorda oggi). Da allora fino alla morte, Bobò non solo parteciperà a moltissimi dei suoi spettacoli, da Barboni (1997) a La gioia (2018), ma vivrà anche insieme a Delbono.

Questa singolare «convivenza», artistica ma soprattutto umana, è al centro del documentario Bobò. La voce del silenzio, presentato fuori concorso in anteprima mondiale al Festival di Locarno, il 7 agosto scorso. Giona Nazzaro, dal 2020 direttore artistico del Festival, lo ha definito «una sorta di preghiera laica, dedicata ad un amico che non c’è più».

Pippo Delbono ripercorre la storia del suo sodalizio con Bobò attraverso un vasto materiale d’archivio, che comprende numerosi stralci dai suoi spettacoli teatrali e materiali più privati. Ma ci sono anche riprese recenti, come quando il regista torna ad Aversa, nell’edificio ormai completamente abbandonato che ospitava l’ex manicomio. Per tutto il film le immagini sono accompagnate dalla voce fuori campo di Delbono, che ricorda con affetto e nostalgia l’uomo che per lui era tutto, «un padre, un fratello, un maestro». Sull’opera drammatica di Delbono hanno influito il suo studio del teatro orientale, che lavora molto sul corpo dell’attore, l’incontro importantissimo con Pina Baush (pioniera del teatro-danza, che combina i due generi) e il desiderio di dare voce a chi vive ai margini, agli esclusi della società. Bobò si inserisce pienamente in questa poetica. La sua «diversità» però non è esibita, lo sguardo portato su di lui non è pietistico, anzi, il contrario. Quello che sorprende, nel vedere il documentario, sono la naturalezza di Bobò nel calcare il palcoscenico, la gestualità, il senso del ritmo (nonostante la sordità), la capacità di calarsi in un personaggio e diventare davvvero quel personaggio. Perché Bobò, nella sua purezza e istintualità, era un attore vero.

Il film non è solo l’intimo ritratto di un’amicizia, ma diventa per Pippo Delbono un modo per ripercorrere la propria vita e carriera, per molti anni legate appunto a quelle di Bobò, che il regista aveva conosciuto in un periodo difficile per lui. Il risultato è una pellicola intensa, commovente, a tratti anche divertente, impreziosita dalla bella colonna sonora del musicista napoletano Enzo Avitabile. Bobò. La voce del silenzio, verrà distribuito nelle sale italiane il prossimo autunno.

Informazioni su Martina Cossia Castiglioni 55 Articoli
MARTINA COSSIA CASTIGLIONI (1964) si è laureata in Lingue alla Statale di Milano. Dal 2001 al 2009 ha tenuto un rubrica dedicata ai libri per Milano Finanza e dal 2011 al 2016 è stata responsabile editoriale per Uroboros Edizioni. Appassionata di cinema, frequenta  i corsi di Longtake e ha iniziato da poco a scrivere di cinema in rete.

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