di Martina Cossia Castiglioni
Scorrono i titoli di testa, sullo sfondo del drappeggio di un raffinato tessuto blu. Poi due mani maschili lo percorrono con tocco lieve, come una carezza. Inizia così Il caftano blu, opera seconda della regista marocchina Maryam Touzani, ora disponibile su Prime Video. Siamo nel centro storico di Salé, in Marocco, nella bottega che il sarto Halim (Saleh Bakri) ha ereditato dal padre. La moglie Mina (Lubna Azabal) si occupa della cassa e mantiene i rapporti con i fornitori e le clienti. Halim è un artigiano che segue le antiche tradizioni, e confeziona abiti cucendo a mano con l’ago, rifiutando l’uso della macchina da cucire: un lavoro che necessita di tempo e pazienza, come quello per il prezioso caftano blu che gli è stato commissionato. Per smaltire la quantità di ordini arretrati, il sarto e la moglie hanno assunto come apprendista il giovane Youssef (Ayoub Missioui). C’è però qualcosa di taciuto, un segreto condiviso che non intacca la complicità tra Mina e il marito: l’attrazione di Halim per gli uomini, consumata solo nei bagni dell’hamman. Un’omosessualità che l’uomo ha cercato tutta la vita di reprimere senza riuscirci, ma che non sembra scalfire il rapporto profondo con la moglie.

La vicenda si sviluppa in pochi luoghi chiusi – il negozio, l’appartamento dei due sposi – anche se nel salotto di Mina c’è una finestra sempre aperta sul mondo esterno. Ma l’interesse è soprattutto per i personaggi, che la regista segue da vicino, senza mai abbandonarli. Ci sono infatti moltissimi primi piani, dei volti, delle mani. Perché è in particolare negli sguardi, nello sfiorarsi, che si esprimono i sentimenti. Maryam Touzani (che della pellicola firma anche la sceneggiatura, con la collaborazione del marito Nabil Ayouch) ha sempre un tocco delicato nel trattare le emozioni. Anche l’attrazione tra Youssuf e Halim è resa con pudore, ed è intimamente legata all’arte che i due condividono. «Un caftan deve sopravvivere a chi lo indossa», dice Halim al giovane «passare di madre in figlia, resistere al tempo».

Da un punto di vista formale, Il caftano blu è elegantissimo: nei colori, nella cura dei dettagli, nella fotografia, nell’uso della luce, e alcune inquadrature sono dei veri e propri dipinti. Da sottolineare la bravura degli attori, in particolare Lubna Azabal, molto intensa nel ruolo sfaccettato di Mina.
Presentato a Cannes nel 2022 nella sezione Un certain regard (la proiezione si era conclusa con una standing ovation di quindici minuti), Il caftano blu è stato il primo film marocchino a ricevere il premio Fipresci, assegnato dalla Federazione Internazionale della stampa cinematografica.
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