la Redazione
Non riusciamo a credere che Robert Redford sia morto: lui appartiene agli uomini che non possono morire. E poi siamo abituati a figure di cinema quasi immortali, vedi Clint Eastwood, e quindi eravamo tranquilli.
Robert Redford è una di quelle figure che sono riuscite ad avere diversi ruoli nel cinema, tutti ai massimi livelli: attore, regista, produttore. A redford si deve la fondazione, nel 1981, del Sundance Institute, istituto no-profit che tutela il cinema indipendente e organizzatore, fin dal 1984, del Sundance Film Festival.
Diventa uno degli attori cardine della New Hollywood, di cui contribuirà a plasmare immaginario e soprattutto personaggi. Redford ha usato il cinema anche per ragionare del destino dell’America sua contemporanea, dei suoi nemici e, soprattutto, dei suoi governanti. Attento alle problematiche sociali.
Ha vonto molti premi tra cui un Oscar, premi BAFTA e altri.
Era di una bellezza completa: alla bellezza si aggiungeva un modo caloroso di interagire con gli altri, un’intelligenza che l’ha portato di volta in volta a fare la scelta giusta in quel momento, e a guardarsi da chi cercava di ostacolare i suoi progetti.
Ci mancherà tanto come attore e come uomo.
Ma restano scolpite nella nostra mente le immagini dei suoi film: Butch Cassidy, La Stangata, Come eravamo, Tutti gli uomini del Presidente, I tre giorni del Condor, La mia Africa.
E il suo bellissimo sorriso.




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