A House of Dynamite di Kathryn Bigelow: Venezia 82

di Giulia Pugliese

Kathryn Bigelow vince per miglior titolo della Mostra del Cinema di Venezia 82: l’immagine di una casa piena di dinamite pronta a esplodere è la perfetta metafora per i nostri tempi così bellicosi. La corsa agli armamenti, che anche l’Europa sta mettendo in atto, è un’escalation difficile da bloccare, peggio se si tratta di armamenti nucleari. Non è solo il titolo a meritare, ma tutto il film, che è adrenalinico e allo stesso tempo capace di dare un volto umano alle persone, che sono implicate e vittime del sistema per cui lavorano, cioè i vertici della sicurezza americana. Il film sale la catena di potere di questi. Vince anche perché, a 73 anni, dopo 8 anni che non faceva un film (l’ultimo è stato Detroit, un altro film politico), Bigelow torna con una produzione Netflix, la piattaforma dei prodotti giovani e cool per eccellenza. A House of Dynamite è quindi un prodotto da piattaforma e come tale va considerato, ma comunque ha una grande struttura cinematografica: ereditata dalla storia del cinema, dai Rashomon, ci viene proposto lo stesso evento vissuto da diversi personaggi, che ci propongono la loro prospettiva. È un puzzle da ricomporre: lo spettatore è sempre più addentro e sempre più attento a mettere insieme i pezzi.
Spesso la Storia s’intreccia con le storie delle persone. Il film, che prende pieghe vertiginose e avvincenti, però lungo la narrazione si perde: la prima parte è ben costruita e presentata in modo chiaro, poi l’evento e la trama riducono il loro spessore per seguire troppe storie personali; alcune scene sembrano un insieme di pura cialtroneria da parte di persone che dovrebbero gestire queste situazioni e che invece appaiono sempre più smarrite. Ma è anche un prodotto con un cuore, perché ha un messaggio e una sua umanità.

È un thriller, con una regia dinamica e stratificata: il cambio di prospettive giova moltissimo al film. La forza dell’opera è proprio la costruzione, come se questa sorta di addentrarsi sempre un po’ di più nella questione creasse curiosità e pathos, in un cinema che è comunque senza eroi ed eroismo. Tutto viene trattato con grande sobrietà. Per certi versi è una rilettura di questo tipo di film, perché evita di essere didascalico, troppo drammatico, troppo emotivo o semplicemente adrenalinico. L’opera gioca con le paure dell’uomo moderno e in questo senso riesce a essere perturbante, cupa e schiacciante, rimanendo un film d’azione. Quello che la rende così dura è che è veritiera.
Kathryn Bigelow torna alla Mostra del Cinema di Venezia in concorso da regina dell’action, portando un film moderno, costruito in maniera intelligente, parlando di una tematica attuale che è uno degli incubi dell’uomo di oggi. Fa quello che sa fare meglio: dare volti umani alle storie americane, in questo caso alla cattiva gestione internazionale dei rapporti tra Stati e alla corsa agli armamenti nucleari. È un cinema d’intrattenimento che scava, ma quando si arriva all’apice il film perde, perché gioca molto con una suspense che è già svanita quando si arriva al terzo episodio. Riesce comunque perché crea un senso di smarrimento e di paura nello spettatore.

Informazioni su Giulia Pugliese 67 Articoli
Giulia Pugliese Scrittrice Educazione 2011 - Master in EUC Group & CEERNT European Project 2006/2010 - Laurea triennale in Cooperazione allo sviluppo Esperienze lavorative 2024 - Scrittrice di critica cinematografica per il blog online Odeon 2023 - Scrittrice di critica cinematografica per il blog online I-Films 2022/2023 - Scrittrice di critica cinematografica per il blog online Long Take Premiazioni Vincitrice del concorso di scrittura per la critica cinematografica over 30 indetto da Long Take Film Festival quinta edizione - 2023

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