di Lorenza Del Tosto
Ci avevano avvisato: quando sono insieme Maryam Touzani e Carmen Maura, rispettivamente regista e interprete di Calle Málaga, sono parecchio indisciplinate, inframezzano francese e spagnolo, infilano un discorso nell’altro, focose, irresistibili, meravigliose. Sì, soprattutto meravigliose. Maryam Touzani è regista e sceneggiatrice marocchina nota in Italia per il suo Il Caftano blu: bellissima, alta, massa di capelli neri, lo

Il caftano blu, 2024
sguardo scuro e luminoso che penetra come lama su oggetti e persone. Ha cosceneggiato i suoi primi lavori con il marito il regista Nabil Ayouch che ha conosciuto intervistandolo quando lavorava ancora come giornalista. Ora continua, con il supporto della produzione di Ayouch, a scavare nel cuore meno noto del suo paese: il Marocco. Il suo è stato definito il cinema della domesticità attento alle sfumature dell’anima, soprattutto delle donne in una società ancora eminentemente patriarcale. Indossa una maglietta, di sua creazione, a supporto della Palestina, di cui fa dono a chi lo desidera. Accanto a lei così statuaria, Carmen Maura che, tra qualche giorno, compirà ottant’anni e ha il pepe vivo addosso, appare piccola e minuta. Non potrebbero essere più diverse, ma nel fondo si avverte, in entrambe, la stessa possenza, lo stesso fervore.

“Quando sono nata, mia nonna viveva con i miei genitori a Tangeri.” Racconta Maryam “Come molti spagnoli, si era trasferita lì da bambina, quando Tangeri era un protettorato spagnolo e vi è rimasta per il resto della sua vita. Non si sarebbe mai sognata di lasciare la città che adorava. Oggi riposa in un cimitero dimenticato di Tangeri, insieme ad altri spagnoli che hanno lottato per non essere sradicati. I loro figli, infatti, una volta trasferitisi in Spagna, volevano che li seguissero.”
Dal ricordo di sua nonna e del suo viscerale attaccamento alla città, è nato il personaggio, splendidamente interpretato da Carmen Maura, di María Ángeles: vedova di ottant’anni che vive felice a Tangeri fino al giorno in cui sua figlia torna dalla Spagna e le annuncia che è venuta a vendere la casa per fronteggiare le sue difficoltà di madre single a Madrid.
“Quando ho letto la sceneggiatura, ne sono rimasta incantata” Carmen Maura ha occhi vivi che risplendono, sbarazzini e dolcemente ironici pieni di risoluta fermezza. In lei la possenza ha il colore dell’oro, delle cose conquistate nel tempo, perché la vecchiaia, come Calle Málaga racconta, può essere un momento tra i più ricchi e più sensuali della vita.
“Volevo evitare tutte le lungaggini del casting…Volevo parlarle subito.” Dice rivolta a Maryam “Ci siamo conosciute prima sullo schermo…” Poi abbassando la voce come un personaggio che, in un a parte a teatro, si rivolge al pubblico di nascosto dagli altri in scena. “Sullo schermo ho visto il suo dolce sorriso e non potevo immaginare come sarebbe diventata dura e determinata sul set. Io avrei optato anche per un finale più felice…ma va bene”. Conclude Carmen Maura con una filosofica stretta di spalle.
Negli ultimi istanti, infatti, il film sembra virare dalla meravigliosa leggerezza che il suo personaggio gli conferisce. Ed è un tratto ricorrente, una cifra stilistica dei film di Maryam Touzani: quando le cose sembrano volgere al meglio, quando i rapporti si sono chiariti, torna un’ombra a ricordarci la misteriosa imponderabilità dell’animo umano.



Il racconto continua in un accavallarsi di voci fino a quando Maryam si allontana e Carmen Maura resta da sola ad accogliere i giornalisti che accorrono ad intervistarla grati per la carica di umanità e di speranza del suo personaggio. Per le tante risate che regala, insieme ad una benedetta dose di Eros tanto necessaria in mezzo al Thanatos che, ovunque, regna sovrano.
Perché è così: María Ángeles, di anni 80, nel suo percorso di ribellione contro la figlia incontra un nuovo amore. Un amore dolce, gentile e passionale che riempie di promesse l’aria attorno. E tutti, ma proprio tutti i giornalisti, appaiono contenti di sapere che Eros è sempre in attesa dietro l’angolo.
“E allora María Ángeles è lei, Carmen?”
“Sì, sì mi identifico totalmente con lei ma con un’unica differenza. Io ora in casa un uomo non me lo metterei per nulla al mondo.” Il suo è il tono di chi dà un buon consiglio ad un’amica. “Se ognuno resta a casa sua, benissimo. Mi piace vivere da sola. Io sono molto indipendente. Non vivrei neanche con i miei figli. Quando la mia nipotina, che adoro, mi dice nonna stasera vengo a dormire da te, certo, dico, va bene, ma…”la sua espressione è eloquente. “Comunque non credo che María Ángeles chiederà al suo antiquario di andare a vivere con lei. Credo che continueranno così: ognuno a casa sua. E lui lo sa. È stato bello innamorarsi di un partner come Ahmed Boulane. Che uomo meraviglioso!” Sorride. Il sorriso deliziato di chi sa godere dei doni che ogni giornata offre anche quelli che non si coglieranno. Affascinante lo è davvero l’attore Ahmed Boulane nei panni dell’antiquario Abslam che lentamente perde la sua diffidenza nei confronti della donna.
“Non le pare bellissima la scena in cui cominciano ad innamorarsi?” Carmen Maura ne ripete i gesti, rivivendola con trasporto nel ricordo. Ahmed accosciato sta saggiando la tenuta dei cassetti di un vecchio mobile di legno e María Ángeles gli è accanto in piedi. Le mani di Ahmed fanno scorrere i cassetti cercando il clic perfetto. Le sue mani hanno gesti veloci, competenti e pieni di cura nella ricerca dell’armonia dell’incastro che è l’armonia della vita. È quella ad averla colpita, e le mani di Carmen Maura ripetono il gesto del clic mentre sorride sbarazzina.
“La scena di nudo non l’ha spaventata?”
Si stringe nelle spalle.
“Maryam mi ha avvertito: saranno giornate di lavoro lunghissime e ci sarà una scena di nudo. Io ho accettato subito… “fa una pausa “Vede quando arriverà alla mia età si accorgerà di come cambia la visione del mondo e delle cose. Non devi più dimostrare niente.” Il suo sorriso, che emana leggerezza, ti fa venir voglia di essere vecchio, tanto vecchio. “Se me lo avessero proposto anche solo 5 o 10 anni fa avrei detto di no. Ma adesso cosa importa? La mia carriera è fatta, se una scena di nudo aggiunge qualcosa alla storia, perché no? Nella mia carriera, pensi, nessuno me lo aveva mai chiesto. Magari ho dovuto infilarmi nel letto con un uomo, ma era sempre sul piano della commedia. È stato tutto molto naturale.” María Ángeles e Abslam si spogliano ballando “Abbiamo rimesso il disco quattro volte. Non ho provato nessuna vergogna. Ahmed era molto più intimidito e imbarazzato di me.”
La macchina da presa non indugia in scene erotiche, ma, con grande sapienza, le alimenta nella nostra mente attraverso i racconti che ne fa María Ángeles alla sua amica di infanzia, suor Joséfa che ha fatto voto di silenzio e può solo ascoltare, con viva mimica facciale, i racconti dell’amica. E in sala si ride, si ride tanto.
“La vecchiaia ha i suoi vantaggi, sa.” Ora, voltandosi indietro, può vedere il percorso che ha tracciato: gli snodi, gli incroci, gli errori, senza che l’opinione altrui sia più così importante. Libera di godersi ogni momento.
“Cerchi di essere una brava persona e di non dare fastidio a nessuno. Certo c’è anche qualche svantaggio. Non vado più in palestra ogni giorno e avverto il peso dei viaggi. Siamo arrivati all’aeroporto di Venezia alle due di notte, in piena tempesta. Cadevano lampi da tutte le parti e l’acqua era molto agitata. Il signore che ci ha preso con la barca cercava di tranquillizzarci. Gli altri erano morti di paura, io no perché ci sono abituata, però ad una certa età il corpo il giorno dopo ne risente. Non potrei vivere a Venezia. Ma se mi chiamano per una piccola produzione perché no? Se mi propongono un cortometraggio, lo accetto. Lavoro di meno.”
Anche se ora, in realtà, ha due film in giro per il mondo.
Vieja Loca . Un thriller psicologico del genere horror che porterà al Festival di Sitges.
“È la prima volta che interpreto un personaggio horror” La voce vibra di piacere “Il mio personaggio fa paura. Una paura vera. Ne sono terrorizzata. Non credo che riuscirò a vedere il film per intero…”
E Calle Málaga che, dopo Venezia, accompagnerà al TIFF Toronto International Film Festival
“Questo è anche un film sul rapporto con le proprie radici. Sull’attaccamento ai luoghi. Un inno alla bellezza di Tangeri che è protagonista del film.”
“Comprerei subito una casa a Tangeri se non fosse che alla mia età non ha senso. Ci sono andata qualche giorno prima di iniziare le riprese per impregnarmi della sua atmosfera.” Vi si è immersa al punto che la produzione, non vedendola rientrare, ha temuto per lei. “Ho scoperto un luogo incantevole. Non ho mai avuto la minima sensazione di pericolo. Le persone sorridono sempre, sono accoglienti. Tutto è così economico…”
“E per lei esiste un luogo del cuore? Un posto da cui non potrebbe allontanarsi?”
“Beh Madrid. Vivo ancora nel quartiere dove sono nata, in casa perché mio padre era medico: Chamberí. Un quartiere ancora autentico dove tutti mi conoscono, quando esco con la mia cagnetta, Rita, la gente mi ferma per parlare. È una cosa che mi piace tanto. Mi basta scendere per strada e vengo a sapere tutto. Non si fanno scrupoli. Mi dicono “Carmen con quello chignon in televisione eri orrenda.” Mi raccontano i loro guai e cosa dei miei personaggi li ha aiutati. Però anche la campagna mi piace tanto…”
Carmen Maura, per cui ogni giornalista è un vicino incontrato per strada, racconta del suo amore per la campagna, della sua invidia, da bambina, per le compagne di scuola che tornavano al paese d’estate, di una cagnetta sempre in calore, racconti pieni di arguzia ed ironia, ma il povero giornalista ha i minuti contati e Carmen non si offende ad essere interrotta.
“Cosa vuole che resti allo spettatore di questo film?”
“I miei film che più amo sono quelli che hanno dato qualcosa alla gente. Calle Málaga può aiutare tanta gente perché ha una grande rilevanza sociale. Mi piacerebbe che, vedendo la fermezza di María Ángeles, un signore mi fermasse per strada per dirmi: mio figlio voleva buttarmi fuori di casa ma io, grazie a te, ho detto: da qui non me ne vado. É successo alla mia vicina ed è stato terribile. I due figli, due maschi, appena lei ha dovuto ricoverarsi hanno venduto la casa. Una cosa orribile.” Interessante il ritratto che Maryam Touzani, una regista giovane, fa del personaggio della figlia e della miseria di una generazione che, ridotta allo sbando morale dalle difficoltà di una vita materialista, si afferra ai poveri beni di chi è venuto prima.

Poi, con gli occhi pieni di tenerissima malizia Carmen Maura aggiunge: “E mi piacerebbe che una signora si avvicinasse per dirmi: Mira Carmen volevo ringraziarti, perché ho un vicino vedovo che mi piaceva e lui ricambiava, ma sai com’è, ad una certa età esitavamo. Ed invece, grazie al tuo film… come si dice in italiano echarse un polvo? “Farsi una scopata.” Ecco vorrei che per strada qualche signora in età mi ringraziasse per essersi fatta una bella scopata…Perché il desiderio non passa mai.”
Lo ripete contenta, ad ogni nuova intervista.
E aggiunge che, a differenza di María Ángeles (e di tanti personaggi femminili della Touzani) a lei la cucina non riesce bene, però ha una grande passione per i prodotti della pulizia. Ne sperimenta sempre di nuovi. Se la invitano a cena il favore più grande che le possono fare è lasciarla lavare i piatti. “Mi infilo i guanti e non c’è nessuno più felice di me.”
Da quando siamo qui, sedute accanto a lei, avvertiamo un’aria familiare, una presenza invisibile nell’aria. E non è certo solo per i film che hanno fatto insieme lei e Pedro Almodóvar. No, è piuttosto un modo di stare al mondo, di guardare la vita. Era la Spagna degli anni ’80: la vita dopo la morte della dittatura. La rinascita dopo il lutto.
“Che settimane indimenticabili alla morte di Franco.” I suoi occhi brillano al ricordo “Poteva essere un momento molto pericoloso, con i carri armati in piazza, poteva esserci una nuova svolta autoritaria ed invece destra e sinistra si sono unite. È l’unica soluzione. Anche se i francesi, come sempre, vogliono credere di averci salvato loro” Commenta rispetto alla contrapposizione feroce di oggi. All’incapacità dei potenti di abbassare i toni.
Qualcuno, avvertendo come noi, la presenza invisibile nell’aria le chiede:
“E con Almodóvar cosa è successo? Perché avete litigato?”
Carmen Maura si ritrae in un angolo della sedia e sorride come farebbe una perfetta padrona di casa nel sentire uno dei suoi ospiti dire qualcosa di inappropriato, chiedere, che so, ad un uomo notizie del suo migliore amico con cui la moglie è fuggita.
“Non c’è bisogno le pare?” Sussurra.
“Con Almodóvar abbiamo passato degli anni bellissimi. Facevamo teatro insieme. Teatro serio: Le mani sporche di Sartre” Abbassa la voce “Lui però non era un bravo attore…questo no. Dopo, la sera, mi riaccompagnava a casa, camminavamo e mi raccontava le sue storie e mi faceva ridere tanto. Mi è stato accanto in uno dei periodi più brutti e tristi della mia vita. Ha dovuto sopportare quel dolore. Credeva tantissimo in me. E io in lui. Mi adorava. Diceva che ero un’attrice completa, che potevo fare qualunque cosa. E all’epoca nessuno avrebbe scommesso su di me, perché facevo la presentatrice in televisione e quando lui mi ha offerto una parte importante, tutti gli dicevano che era un pazzo, che io ero buona per la Tv e basta. Ma si sono dovuti ricredere. E quando poi io ho deciso di seguirlo, e a quel punto ero diventata prima attrice del teatro a Madrid, tutti mi dicevano che ero pazza a seguire questo Pedro venuto dal nulla. Ma io non ho sentito nessuno, ho creduto in lui, ho capito che era diverso, che aveva qualcosa di straordinario. Che era molto moderno ed io allora, invece, non ero per niente moderna.”
È questo quanto può raccontare di Almodóvar, un amico degno di tale nome che ha saputo sopportare la sua tristezza e ha creduto in lei quando nessuno ci credeva. La saggezza le ha insegnato a salvare il ricordo delle cose belle. A fermarsi prima delle cesure, delle rotture, dei tradimenti.
Almodóvar: un amico che ti accompagna a casa la sera e riesce a farti ridere anche se il tuo cuore è distrutto.
“Cuore distrutto?”
I giornalisti fuori dalla Spagna non ne sanno nulla.
“Non lo sapete?” Si sorprende “In Spagna tutti sanno che la mia vita è stata difficilissima, ma io dico sempre che ho un angelo custode che mi ha concesso la grazia di essere un’attrice e di avere l’amore della gente. Ho fatto la sciocchezza di sposarmi giovanissima…” Nell’ambiente borghese da cui veniva, la carriera dell’attrice di cinema, all’epoca, non era certo una possibilità percorribile. E il marito le ha levato la custodia dei figli. E l’uomo che è venuto dopo le ha portato via tutti i soldi, lasciandola con mucchi di debiti.
“Non so neanche da dove mi sia venuta la passione del recitare. Da bambina cercavo di coinvolgere mia sorella in qualche mascheramento, ma lei si annoiava. Per me la vita è andata avanti così: ho continuato a giocare con le bambole. E poi io non ho il fisico dell’attrice di cinema. Non sono né alta, né bella, né bionda. Sono normale, quasi anonima.
Senza segni distintivi. Questa è stata in qualche modo anche la mia fortuna. Sono adattabile, non incasellabile.“
Si racconta con umiltà Carmen Maura come se non fosse la grande icona che è.
“Ero talmente poco attrice, che durante le interviste non mi riconoscevano. Pensavano fossi la produttrice, la segretaria, mai la protagonista del film.”
Ride. Ancora dopo tanti anni le è difficile capacitarsi.
“Pensi che dopo aver recitato in Cosa ho fatto io per meritare questo? (Film del 1984 scritto e diretto da Pedro Almodóvar) dove appaio sempre sciatta e trasandata, il New York Times mi ha definito the sexy housewife…”ride e ride. “Capisce? Io una sexy housewife. E’ che la macchina da presa può fare qualunque cosa. Oggi nelle scuole di cinema si insegna che la macchina da presa non esiste. Ed è un grandissimo errore. Se la macchina da presa lo scopre ti fa dei bruttissimi scherzi. Se si arrabbia sono guai seri…”
Resterebbe qui volentieri a godersi il salotto con i suoi ospiti, ma il tempo è finito. Tra poco c’è la partenza per Toronto. Il Premio del pubblico che vincerà nella sezione Spotlight alla 82 Mostra del Cinema di Venezia appartiene ancora al futuro, ma si respira già nell’aria qualcosa di bello.
La ringraziamo per l’allegria che ci ha lasciato nel cuore e lei ci abbraccia. “Ho fatto anche io il lavoro di interprete” ci dice “È un lavoro molto complesso. Bisogna saper rendere lo spirito. Adesso a Toronto porto con me mia nipote perché mi traduca quando mi stanco. Penso che sarà una bella esperienza per lei, ti pare?”
Bellissima esperienza, nonna Carmen. Al bisognoso non dargli del pesce ma insegnagli a pescare. Ai parenti giovani non offrire la vita comoda a casa della nonna, ma schiudi loro le grandi porte di una vita piena.
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