L’ultimo film di Paul Thomas Anderson, Una battaglia dopo l’altra, sotto la veste di un action-crime movie, pieno di atmosfere thriller e passaggi drama, sessuali e familiari, nasconde invece messaggi politici ad alto tasso concettuale.







Un nucleo principale centrato su un reale desiderio (che cova nell’America dei diseredati) di cambiare una società ed un modo di vivere in cui l’unica legge è il denaro (dollaro vecchio o nuovo che verrà) con la invisibile scomparsa graduale di una libertà, tanto ventilata dalla Costituzione dei Padri Fondatori. Dopo che sono anche scomparsi valori di eguaglianza e di possibilità per tutti di evolversi ed emanciparsi (self made man o sogno americano).
In forte opposizione viene percepita una volontà di forze occulte e potentissime (i grandi capitali, le sette primatiste americane, religiose o no, ancora mafie estere, bande armate, esercito e servizi, leggi ad hoc per continue emergenze) ad assicurare una società, che deve rispettare regole stabilite, non democratiche, piegate agli interessi solo dei grandi gruppi tecnologico-finanziari.
La creazione di grossi conglomerati è sempre la premessa di sistemi autoritari, come vuol diventarlo quello statunitense od anche quello mondiale.C’è una frase che rivela la profondità del film:
“Libertà: quando ce l’hai non l’apprezzi, ma quando la perdi è andata”.
Vedi anche: Una battaglia dopo l’altra
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