Anime al cinema. Metropolis (2001)

di Martina Cossia Castiglioni

Torna nelle sale italiane – il 13, 14 e 15 di ottobre – un classico dell’animazione giapponese, Metropolis, del 2001, tratto dall’omonimo manga di Osamu Tezuka. La regia della pellicola è di Rintaro (che ha diretto, oltre a vari lungometraggi, la serie di Capitan Harlock)), la sceneggiatura è di Katsuhiro Otomo, autore del manga Akira (poi diventato un film). In un futuro distopico l’investigatore privato Shunsaku Ban, accompagnato dal nipote Kenichi, arriva a Metropolis alla ricerca del dottor Laughton, uno scienziato che potrebbe essere implicato in un traffico di organi. Sono i giorni dei festeggiamenti per l’inaugurazione dell’immenso grattacielo di Ziggurat. Nella città, dove convivono umani e robot, si contendono il potere il presidente Boone e il Duca Red. Quest’ultimo ha incaricato Laughton di costruire in segreto un androide perfetto, un «essere supremo» con le sembianze della sua defunta figlia Tima. Il Duca finanzia anche il movimento Marduk, del quale fa parte il giovane Rock, suo figlio adottivo. Mentre Ban e Kenichi, affiancati dal robot detective Pero, procedono nelle loro indagini, Rock vuole distruggere Tima.

Metropolis è un film di grande suggestione visiva, ricco di spunti di riflessione. L’influenza della pellicola omonima di Fritz Lang è abbastanza evidente: entrambe le città sono suddivise in tre livelli, ci sono una torre, una donna robot che incita i lavoratori alla rivolta. Le tematiche sociali sono forti anche nell’anima di Rintaro. I robot vivono in una condizione di assoggettamento e non possono cambiare zona senza un’autorizzazione; gli operai che hanno perso il lavoro a causa degli androidi vogliono ribellarsi. La Metropolis di Rintaro può ricordare la città del Blade Runner di Ridley Scott. E anche qui  si pone un analogo interrogativo: i robot sono davvero solo creature meccaniche o possono provare emozioni ed empatia? Sembrerebbe di sì pensando al personaggio di Pero, e ancora di più al delizioso Fi-Fi. Ma pure, e soprattutto, a Tima, convinta di essere umana: la scoperta del contrario scatenerà però la sua rabbia. Tra le suggestioni della pellicola troviamo il tema del rapporto genitori e figli nella figura di Rock, che per favorire la vittoria del Duca e farsi accettare da lui è pronto a tutto.

Infine, certe atmosfere, così come la figura dell’investigatore (lo zio Ban e Pero), richiamano il genere noir, insieme alla bellissima colonna sonora jazz di Toshiyuki Honda (compositore e attore giapponese), fatta sia di brani suoi, sia di pezzi già esistenti come St. James Infirmary di Irving Mills. Sentiamo anche la voce di Ray Charles cantare I can’t stop loving you.

La pellicola apre la nuova stagione delle Anime al Cinema promossa da Nexo Studios.

Informazioni su Martina Cossia Castiglioni 49 Articoli
MARTINA COSSIA CASTIGLIONI (1964) si è laureata in Lingue alla Statale di Milano. Dal 2001 al 2009 ha tenuto un rubrica dedicata ai libri per Milano Finanza e dal 2011 al 2016 è stata responsabile editoriale per Uroboros Edizioni. Appassionata di cinema, frequenta  i corsi di Longtake e ha iniziato da poco a scrivere di cinema in rete.

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