Le città di pianura di Francesco Sossai.

 La grande filosofia dell’ultima

di Giulia Pugliese

Chiunque abbia vissuto in Veneto sa che è un mondo a parte e pieno di contraddizioni: locomotiva d’Italia, ma ancora contadina; il suo capoluogo, Venezia, è stato per secoli il maggior porto del mondo, dove, come raccontava anche William Shakespeare, c’erano persone da ogni provenienza, eppure il Veneto è rimasto un mondo scettico alla diversità, allo straniero e all’apertura verso l’altro. I veneti, da essere poveri, ignoranti e servi di nobili romani o lombardi, si sono trovati, anche grazie alla loro intraprendenza, a essere imprenditori di un territorio che è cresciuto in 30-40 anni. Il Veneto in pochi anni si è trasformato, attraverso la cementificazione massiva che ha fatto sì che diventasse una colata di cemento uniforme: le famose città di pianura del titolo, in contrapposizione con il paesaggio ideale visto a casa del Conte.

Le città di pianura rappresenta un cinema che si propone di mostrare una realtà che di solito non viene mostrata nella cinematografia italiana; riesce perché è un film onesto, veritiero e per il grande affetto che proviamo per i personaggi: Carlo Bianchi, anche detto Charlie White, Doriano e Giulio. Non pensate neanche minimamente che lo spaccato di umanità che vedete sia esagerato, perché non è così: la grande filosofia dell’eterno ultimo bicchiere, che porta poi ad avventure mirabolanti, è una verità concreta in Veneto e, se vi dovesse mai capitare, non tiratevi indietro, perché, come si vede nell’opera, può portare a esperienze veramente magiche e a conoscere personaggi degni di leggende.

Il film è tutta un’operazione malinconica su un mondo che non c’è più, dal primo all’ultimo minuto: un mondo fatto di piccoli sotterfugi, di benessere per tutti e di luoghi che non esistono più, con personaggi fuori tempo massimo, inadeguati eppure così tanto capaci di trasmettere a Giulio, giovane universitario napoletano, come si vive al mondo; incapaci di ammettere la loro inadeguatezza e di mettersi da parte. Il motto dell’opera è, infatti “siamo troppo vecchi per crescere”.

L’opera è un viaggio che si muove su diversi territori veneti, quasi inediti: una Venezia underground, fatta di localini punk, zone del Bellunese, passando per Rovigo e l’aeroporto di Treviso, fino al Memoriale Brion di Carlo Scarpa ad Altivole, provincia di Treviso.
La telecamera sta attaccata ai personaggi ed è un viaggio estremamente personale su un territorio (perché “nessuno parla più di territorio”, si dice a un certo punto nel film), che però si fonde con la memoria dei personaggi. La presenza di (Eu)-Genio, interpretato da Andrea Pennacchi, che prende tratti mistici e mitici, rappresenta quei personaggi della provincia che poi, quando si confrontano con il mondo esterno, non riescono a reggere il passo, ma per gli amici del paesino rimangono mitici.
Personaggi e luoghi si fondono assieme per darci l’idea di sopravvivenza, di qualcosa che continua a vivere a stento. Il pregio dell’opera è anche la leggerezza, che però si sposa con una certa profondità di riflessione: sogniamo un mondo, dove il territorio sia preservato e anche gli ultimi abbiano dignità, ma in realtà ai personaggi va bene anche così; forse hanno davvero trovato il segreto del mondo.

All’interno de Le città di pianura ci sono grandi interpretazioni: Sergio Romano, Pierpaolo Capovilla, Filippo Scotti, Andrea Pennacchi e Roberto Citran, una sceneggiatura con un grande cuore per far vedere la pianura da una prospettiva diversa. La storia del cinema italiano, fatta d’incontri e d’amicizia — come I Vitelloni, Amici miei e Il sorpasso — grazie a un duo tragico-comico ben assortito, che ci ricorda le grandi coppie comiche del passato: Stanlio e Ollio, Benigni e Troisi, Cochi e Renato.
Un film libero che parla della libertà, anche di essere inadeguati ed esserne felici, perché in un mondo così brutto è meglio andare controcorrente.

Informazioni su Giulia Pugliese 75 Articoli
Giulia Pugliese Scrittrice Educazione 2011 - Master in EUC Group & CEERNT European Project 2006/2010 - Laurea triennale in Cooperazione allo sviluppo Esperienze lavorative 2024 - Scrittrice di critica cinematografica per il blog online Odeon 2023 - Scrittrice di critica cinematografica per il blog online I-Films 2022/2023 - Scrittrice di critica cinematografica per il blog online Long Take Premiazioni Vincitrice del concorso di scrittura per la critica cinematografica over 30 indetto da Long Take Film Festival quinta edizione - 2023

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