Nouvelle Vague. Un film su un altro film. La sostanza dei sogni di Richard Linklater. Roma Film Fest#5

di Pino Moroni

Nouvelle vague: senza toccare l’importanza e la validità di questo film, la domanda che ci si pone è:“quanti conoscono e realizzano cosa ha cambiato questo movimento durante la lunga storia del cinema?” E ancora “quanto stimola una riflessione sul produrre film, fuori dagli schemi sempre più omologati del cinema d’oggi?”
Richard Linklater (un cinefilo d’essai; e Premio alla carriera alla Festa del Cinema di Roma) ha fatto un film originale su un altro film (A bout de souffle) di Jean Luc Godard e su un movimento geniale per improvvisazione e libertà creativa. Sarà visto e compreso da una platea che vuole solo disimpegno ed effetti speciali? Con i cambiamenti epocali in atto (“La fine della Storia”, come dice Fukuyama) quali settori dell’opinione pubblica lo potranno andare a vedere e lo apprezzeranno?

immagine per Nouvelle Vague. Un film su un altro film. La sostanza dei sogni di Richard Linklater
Nouvelle Vague, di Richard Linklater
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Nouvelle Vague, di Richard Linklater
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Nouvelle Vague, di Richard Linklater

È sintomatico che all’epoca della fine anni ’50 (e non fine anni ’60, maggio francese, come ho già sentito dire) si potesse fare un film (come dice Godard nel film di oggi dentro un film di ieri) solo con una ragazza ed una pistola, quando ora soltanto i titoli di coda sono affollati di cast, addetti, effetti speciali e produzioni.
Allora, come dicevano i registi, critici dei Cahiers du Cinema, e frequentatori della Cinémathèque Francaise, si poteva fare film su qualsiasi cosa (non solo sulle grandi storie), girare ovunque con una macchina da ripresa leggera, usare ambienti piccoli e stretti e strade trafficate.
Prima di iniziare una analisi più approfondita del film Nouvelle Vague (una operazione di nostalgia del regista Linklater, di cinema sul cinema, in una delle sue migliori realizzazioni) occorre ricordare che il regista con l’aiuto del direttore della fotografia David Chambille, ha girato seguendo i codici e lo stile del tempo: in francese, in bianco e nero, fotografia luminosa e controluce, formato in 4:3, come girava l’operatore di Godard, Raoul Coutard, con una macchina da ripresa di guerra, che aveva già usato nel suo lavoro di inviato (una fotografia da guerriglia rivoluzionaria). Certo, ci sono anche gli effetti speciali per le ricostruzioni d’ambiente!

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