The Smashing Machine. Film sui combattimenti più violenti dei nuovi gladiatori.

di Pino Moroni

La genesi del film The Smashing Machine di Bernie Safdie si incrocia con la storia dell’evoluzione dei combattimenti a contatto pieno, senza esclusione di colpi, che sono diventati dagli anni ’90, i più popolari sport di intrattenimento.

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The Smashing Machine di Bernie Safdie

Combattimenti che hanno incorporato, man mano, molte delle tecniche sportive delle arti marziali (Muay Thai, Judo, Pugilato, Lotta libera, Wrestling, ecc.) e sono stati regolamentati, per limitare i danni, solo alla fine degli anni ’90, evitando di compiere 31 comportamenti ‘considerati antisportivi’.
L’origine nasce dal “Pancrazio” dell’antica Grecia, che faceva parte dell’atletica pesante, un misto di lotta e pugilato, disciplina arrivata anche ai Giochi di Olimpia.
Ma non è questa premessa che può spiegare cosa sia veramente questo intrattenimento per un pubblico, americano, giapponese, brasiliano e poi universale, che lo ha fatto diventare un business milionario per le varie organizzazioni mondiali.
C’è qualcosa di patologico nel desiderio di vedere la demolizione sempre più violenta (sfascio) di un corpo umano. Persone che, per compensi anche irrisori, combattono furiosamente per rovinarsi la vita o quella degli altri, con conseguenze gravi come invalidità, dolori acuti, malattie neurovegetative e dipendenze da ogni tipo di medicinali.
Per il film The Smashing Machine (La macchina che distrugge), Benny Safdie (“Diamanti grezzi”) ha ripreso molte scene e momenti della vita di Mark Kerr dal documentario girato da John Hyams (“The life and times of extreme fighter Mark Kerr”) dal 1997 al 2000, nel suo periodo di maggior popolarità, come combattente e personaggio controverso, ma comunque molto amato dai fans della sua carriera vincente (prima imbattuto e poi vincitore di tornei prestigiosi).
Il successo, diventato prima documentario e poi film (con Premi importanti ricevuti) di questo straordinario combattente, segue quella richiesta, sempre più pressante del pubblico comune, di uno sdoganamento della violenza, della brutalità, del massacro e poi della penosità, decadenza e depressione degli eroi delle discipline estreme (i nuovi gladiatori).

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