Giovani madri di Luc e Jean-Pierre Dardenne

di Giulia Pugliese

Tra la fine degli anni ’90 e i primi anni del 2000, i fratelli Dardenne hanno portato forza comunicativa al cinema e scosso il mondo con il loro stile asciutto, documentale e indagatore: mettendo sullo schermo le tematiche sociali e le storie che raccontavano il disagio di una generazione di giovani vittima di un mondo in continuo cambiamento tra globalizzazione, impoverimento, non solo nei redditi, nel senso di comunità e nelle relazioni.
I fratelli Dardenne da sempre guardano al periodo dell’adolescenza o della giovane età come formativo e raccontano personaggi che sono alla ricerca di un posto nel mondo. Lo sguardo dei due registi è sempre poco giudicante e in grado di catturare un disagio negli strati sociali più vulnerabili della società belga e francese. Negli ultimi anni quello sguardo severo e investigativo su una società piena di disuguaglianza, è stato in grado di darci spaccati di crudeltà quotidiana, ma ora è diventato più benevolo, ma anche meno nuovo e incisivo, rimanendo però molto realistico e analitico.

Giovani madri è un ritratto di tante maternità diverse in una casa-famiglia per giovani ragazze in difficoltà, accomunate da un unico grande comun denominatore: essere adolescenti che una famiglia normale non l’hanno avuta. Queste ragazze sentono di dover dimostrare molto e vivono la maternità come una sfida, un dimostrare che sono diverse dalle loro madri (Perla, Jessica e Ariane) o la possibilità di ricominciare come Julie, ex tossicodipendente. Hanno un grandissimo desiderio d’amore, che riversano nei loro figli, ma sono anch’esse delle bambine. Quando Perla viene lasciata dal fidanzato, che è anche il padre di sua figlia, l’educatrice dice che suo figlio Noé piange perché probabilmente ha fame o sonno; lei risponde: “Anch’io sto piangendo e ho fame”. Sono madri che non sono state mai figlie, bambine che sono dovute crescere troppo in fretta e non riescono bene a dare un peso alle cose che succedono intorno a loro, ma allo stesso tempo hanno momenti di grande maturità.

Lo stile asciutto tipico dei due fratelli si sposa con la vita spoglia e fatta di momenti comunitari di queste ragazze. Il cinema dei Dardenne è anche fatto di corpi: lo sguardo sui corpi delle giovani madri è impietoso nel raccontare qualcosa che non è normalità, corpi innaturali, ragazzine con enormi pance, volti da bambine e la pesantezza dei passeggini e degli zaini dove mettono i loro bebè. Questa maternità così pesante è parte di un corredo di una vita altrettanto pesante, fatta di abusi, dipendenze e mancanze. Trovano un luogo di conforto e di crescita nella casa-famiglia che, tra comprensione e regole, riesce a infondere loro una normalità e uno spazio di crescita.
Le istituzioni, che spesso sono dipinte dal cinema come luoghi in cui si perde l’individualità, si diventa vittime di abuso o ci si allontana dalla società, nella casa-famiglia di Giovani madri diventano luoghi d’ascolto, comprensione, protezione e anche affetto tra le ragazze. Un luogo tra pari dove non sentirsi giudicata.
Giovani madri è anche per Luc e Jean-Pierre Dardenne un contenitore che riassume in parte il loro percorso cinematografico: le ragazze del film sembrano Rosetta per la loro storia familiare, ma ricordano anche l’atmosfera de Il figlio, dove un ragazzo, come le protagoniste, tentava di ricostruirsi una vita, e il dramma di essere giovani genitori come in L’Enfant – Una storia d’amore. È come se in questo film racchiudessero tanto del loro cinema, trovando una chiave lieve e delicata per raccontare i temi a loro più cari.
Tuttavia, sembra che in questo caso i due registi belgi abbiano messo troppa distanza tra le loro protagoniste e il loro sguardo: si sente troppo il senso di estraneità, e questo toglie empatia.

I fratelli Dardenne continuano il loro cinema impegnato, mettendo al centro un’umanità di giovani ultime, assetate d’amore, ma anche con la grande capacità di ribellarsi al mondo e alle famiglie che le opprimono. Un ritratto speranzoso, con un finale che dona un po’ di spensieratezza e ottimismo: i registi sembrano aver trovato fiducia in una popolazione di giovani madri. Perdendo però efficacia nel linguaggio, e regalandoci un ritratto autentico di forza emotiva di un gruppo di giovani donne, evitano drammi e pietismi, senza però creare un legame emotivo tra le protagoniste e lo spettatore.

Informazioni su Giulia Pugliese 67 Articoli
Giulia Pugliese Scrittrice Educazione 2011 - Master in EUC Group & CEERNT European Project 2006/2010 - Laurea triennale in Cooperazione allo sviluppo Esperienze lavorative 2024 - Scrittrice di critica cinematografica per il blog online Odeon 2023 - Scrittrice di critica cinematografica per il blog online I-Films 2022/2023 - Scrittrice di critica cinematografica per il blog online Long Take Premiazioni Vincitrice del concorso di scrittura per la critica cinematografica over 30 indetto da Long Take Film Festival quinta edizione - 2023

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