di Martina Cossia Castiglioni
Lilian Steiner è una psicanalista americana che vive e lavora a Parigi. Ha un ex marito, Gabriel, e un figlio (diventato padre da poco) col quale fatica a comunicare, e anche la relazione con alcuni suoi pazienti è diventata difficile. Quando una di loro, Paula, muore, apparentemente suicida, Lilian entra in crisi. Gli occhi iniziano a lacrimarle senza ragione apparente, e questo la spinge a rivolgersi a un’ipnotista. I sensi di colpa per non aver saputo comprendere il malessere di Paula, la portano a interrogarsi sulla possibilità che si tratti in realtà di un omicidio. Così, insieme a Gabriel, la donna comincia a indagare.


Tre anni dopo I figli degli altri, torna nelle sale la regista francese Rebecca Zlotowski con la sua sesta pellicola, Vita privata. Presentato in anteprima fuori concorso a Cannes 78 e poi alla Festa del Cinema di Roma, il film mescola vari generi: il thriller psicologico, la commedia, il remarriage movie, non sempre con il giusto equilibrio. Tende a prevalere il registro comico in una trama ingarbugliata che non riesce mai a coinvolgere fino in fondo. Resta la sensazione di un’occasione mancata per una pellicola che si regge soprattutto sull’interpretazione degli attori, da Jodie Foster nel ruolo di una psicologa che non è più capace di ascoltare, a Daniel Auteuil, assolutamente delizioso nei panni dell’ex marito Gabriel.
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