di Martina Cossia Castiglioni
Come vede il mondo una bambina di due anni e mezzo? Prima di allora, la piccola Amélie non possiede uno sguardo: è come un tubo, che assorbe ed espelle sostanze, senza ritenere nulla. Poi qualcosa accade, e la bimba finalmente può vedere, ed emettere dei suoni. Ma è solo quando la nonna le offre il magico cioccolato bianco del Belgio che Amélie inizia a camminare, a correre, a parlare e a osservare il mondo che la circonda. La piccola vive in Giappone con i genitori (il padre è un diplomatico) e il fratello e la sorella più grandi, ma è soprattutto la governante Nishio-San ad accompagnarla nelle sue prime scoperte. Amélie conoscerà anche il dolore, e l’importanza di serbare il ricordo di ogni giorno della propria vita.


Tratto da La metafisica dei tubi di Amélie Nothomb (pubblicato in Italia da Voland nel 2002), il film di animazione La piccola Amélie segna l’esordio nel lungometraggio di Maïlys Vallarde e Liane-Cho Han. I due registi riescono magistralmente ad adattare l’originale anti-biografia della Nothomb trasportando lo spettatore in un mondo coloratissimo, a tinte pastello, attraverso lo sguardo di Amélie, che è quello dell’immaginazione e della fantasia. La piccola Amélie è adatto ai bambini per la sua (solo apparente) semplicità, ma affascinerà gli adulti per la sua profondità e poesia.
Presentata al Festival di Cannes tra le Proiezioni Speciali, la pellicola ha ottenuto riconoscimenti nei Festival di Annecy e San Sebastián ed è candidata ai Golden Globe come miglior film di animazione.
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