di Martina Cossia Castiglioni
A Sokcho, una cittadina costiera della Corea del Sud, la giovane Soo-ha fa la cuoca e la cameriera nella pensione Blu House. Il padre, che la ragazza non ha mai conosciuto, era francese, la madre lavora al mercato del pesce ed è specializzata nel Fugu, un piatto a base di pesce palla che può essere velenosissimo se non è realizzato con un’adeguata preparazione. La routine di Soo-ha, tra la vita familiare, il lavoro e il fidanzato Jun-Ho (che aspira a diventare un modello), è spezzata dall’arrivo alla pensione di un artista francese, Yan Kerrand, autore di album illustrati. A poco a poco tra i due nasce un rapporto particolare, fatto soprattutto di silenzi e piccoli gesti, che cambiano in qualche modo la vita della ragazza.


Un inverno in Corea (titolo originale Hiver à Sokcho, dall’omonimo romanzo di Elisa Shua Dusapin) segna l’esordio cinematografico del regista franco-giapponese Koya Kamura. Una pellicola che parla di un incontro di culture, di una ricerca interiore, di sentimenti, con una misura e una delicatezza non comuni in un’opera prima. La sceneggiatura, scritta a quattro mani da Koya Kamura con Stéphane Ly-Cuong (sceneggiatore, regista cinematografico e teatrale nonché attore), dà maggiore spazio al tema dell’identità rispetto al libro. La presenza dell’enigmatico Kerrand risveglia in Soo-ha delle curiosità sulle proprie origini e il desiderio di un’esistenza diversa da quella che sembra essere già stata tracciata per lei.
Il cibo è un altro elemento importante della storia. Cucinare è una passione che la ragazza e la madre condividono, un segno di appartenenza culturale e anche una forma di accudimento, un modo per Soo-ha di donare una parte di sé. (Quando preparerà il Fugu per Kerrand, però, lui sarà già partito). La vista, il tatto, l’odorato, il gusto, tutti i sensi sono presenti nella pellicola. Kerrand mangia letteralmente la carta per saggiarne la qualità, «assaggia» l’inchiostro, lo sparge con le mani sul foglio. Per lui dipingere è un’esperienza sensoriale e contemplativa totalizzante, preclusa al resto del mondo. Così Soo-ha non può fare altro che spiarlo dalla stanza accanto, per cercare di cogliere il segreto della sua arte. Non è un caso che a dare forma ai pensieri più intimi e ai desideri di Soo-ha siano nel film delle brevi sequenze di animazione (realizzate da Agnès Patron) che riprendono lo stile dei disegni di Kerrand.

Un inverno in Corea possiede un’eleganza formale nella cura dei dettagli, negli intensi primi piani dei protagonisti, in certi giochi di specchi e riflessi, come nella sequenza ai bagni dove i corpi delle donne sembrano combinarsi e confondersi. Molto bravi Bella Kim e Roschdy Zem, convincenti nei ruoli di Soo-ha e del tenebroso Yan Kerrand. Presentata in anteprima al Toronto Film Festival 2024, poi al Festival di San Sebastián, la pellicola ha ricevuto numerosi riconoscimenti: il Premio per la Miglior Regia al Bergamo Film Meeting 2025 e quello per il miglior regista al Sofia International Film Festival, dove Bella Kim ha avuto una menzione speciale per la sua interpretazione.
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