di Letizia Piredda
“Tu che sei sempre proteso in avanti verso il futuro, verso il nuovo, fai ogni tanto un salto indietro…”
Ha fatto un’operazione interessante Cèdric Klapisch con questo film. Non il solito flashback e il solito flashforward, ma una spola continua tra presente e passato e passato e presente. La storia è solo un pretesto: gli appartenenti ad una famiglia allargata ( che neanche si conoscono) scoprono di aver ereditato una casa abbandonata da anni. Tra vecchi oggetti, lettere e fotografie scoprono l’enigmatica figura di Adèle , una loro antenata che lascia la campagna e va a Parigi per vedere la madre, che non ha



Alcune foto del film
mai conosciuto. Il passato salta nel presente e il presente salta nel passato. Punto d’incontro Parigi fine ‘800, e Parigi è arte, pittura, magari Monet che vediamo in tutto il suo splendore al Musèe d’Orsay, ma poi il cinema, “ che cos’è?”, e la fotografia che mette in ombra, ma solo per poco, la pittura. Insieme ai quattro eredi che prendono in mano le redini della vecchia casa, anche noi finiamo in questo travolgente andirivieni tra presente e passato: sembra che passato e presente abbiano lo stesso respiro.


Fotografia e pittura
la Tour Eiffel in costruzione, mentre Adèle si aggira nei quartieri di Parigi alla ricerca della madre, ma presi dal gioco vediamo anche un’Adèle che si aggira nella Parigi moderna, mentre i quadri di Monet, si specchiano ( o fanno a gara?) con gli originali… e anche se per contrasto, inevitabile il richiamo a Sogni di Kurosawa dove invece entriamo in un quadro di Van Gogh. Ci fa quasi toccare con mano il passato che vive in noi, a nostra insaputa e ce ne fa sentire tutta l’importanza per conoscere a fondo le nostre radici e consolidare la nostra identità.

Adèle e Monet
Come dice il titolo il film è un tripudio di colori dipinti, naturali, vecchi e nuovi e il passato che in genere ha il colore della pelle invecchiata, o il ramato che compare nei libri antichi, qui si tinge di colori brillanti vivi perché è vivo nel presente!
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