“Dirlo ad alta voce, davanti a un gruppo di sconosciuti, è il mio incubo peggiore”
L’opera prima di Eva Victor, che aveva già girato una serie chiamata Eva vs Anxiety, è un film che si fa molte domande, non solo richiamando una giustizia con i continui riferimenti a giurie e giurati, anche cinematografici, ma la domanda che riecheggia tra tutte è quanto un trauma, o come la chiama la sua protagonista “la cosa brutta”, possa definire una persona.
Nella vita di Agnes, interpretata dalla stessa Eva Victor, ci sono poche certezze: lei per prima dice che non si vede vecchia; quando riceve la cattedra come insegnante di lettere nell’università in cui ha anche studiato è contenta, ma è come se questa decisione fosse venuta naturalmente. Tutti pensano che ad Agnes tutto venga semplice, ma in realtà un dolore infesta la sua vita (infatti, in qualche maniera si manifesta come un poltergeist). L’unica persona che la capisce è la sua amica Lydie, interpretata da Naomi Ackie, che però vive a New York ed è anche l’unica che conosce il suo segreto. Agnes è immobile, il mondo va avanti, ma lei non riesce ad andare al suo passo. Nel film ci sono numerosi echi a vicende passate, cicli, tentativi, momenti di sconforto e felici: è una sorta di turbine di emotività, senza però toccare picchi isterici e profondità depressive da cui non si può uscire. Il racconto di Sorry, Baby è sottile e riesce a mettere in scena un’interiorità tormentata, senza andare sopra le righe e lavorando anche molto sugli spazi: gli esterni delle case, i boschi e il lago. Tutti questi spazi, alcuni incontaminati, altri ben curati ma lontani, rappresentano la parte intima di una protagonista che non riesce a parlare ad alta voce di quello che le è successo. Gli spazi sono spesso luoghi dove nascondersi o luoghi in cui scappare; gli esterni delle case di questa città americana sembrano così rassicuranti e ordinati, ma possono nascondere insidie. Il film è un continuo richiamo all’interno e all’esterno, una partita di ping pong tra interiorità e luoghi, che vediamo solo all’esterno.
Sorry, Baby trova un modo delicato e speciale di parlare di eventi che purtroppo accadono e ancora accadranno, lo dice pure il film, senza le urla concitate, le accuse e i drammi di altri film, tra tutti After the Hunt di Luca Guadagnino, stando dalla parte giusta, senza se e senza ma. La giustizia che viene richiamata dal film non ha a che fare con i giudici, i tribunali o l’ottenimento di una sorta di riparazione, ma è qualcosa di impossibile da riavere. La protagonista ha una vita normale, riesce a instaurare relazioni e ad essere un’ottima insegnante, tuttavia è come se il suo trauma l’accompagnasse sempre. Sorry, Baby è anche un luminoso tributo all’amicizia, che è il vero potere del film e che rende l’opera un caloroso abbraccio. L’amicizia tra Agnes e Lydie travalica lontananza, momenti della vita e differenze e senza perdersi mai. È il fulcro della vita di Agnes ed è l’elemento romantico del film, perché Lydie è una sorta di anima gemella per lei e questo tipo di amicizia è quasi una compensazione al male che Agnes ha subito.
Il film ci insegna che alcune cose non possono essere lasciate andare, nel bene e nel male. Sorry, Baby è un film sull’adattamento, sull’accettarsi, sul proteggere chi si ama e sul tentativo di ricostruire un po’ ogni giorno, senza illudersi che sarà più facile, ma cercando di essere più consapevoli. È un film dove non c’è l’ipocrisia di una guarigione, ma solo il conforto nelle cose belle e il desiderio di vedere come va a finire, dimostrando quanto il dolore possa essere impercettibile agli occhi, ma profondo dentro di noi, e come da questo dolore possa nascere della bellissima arte, come ci dimostra un esempio letterario che c’è nel film, e questo può anche darci fastidio.
Giulia Pugliese
Scrittrice
Educazione
2011 - Master in EUC Group & CEERNT European Project
2006/2010 - Laurea triennale in Cooperazione allo sviluppo
Esperienze lavorative
2024 - Scrittrice di critica cinematografica per il blog online Odeon
2023 - Scrittrice di critica cinematografica per il blog online I-Films
2022/2023 - Scrittrice di critica cinematografica per il blog online Long Take
Premiazioni
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