Sentimental value. L’interpretazione dell’artista e la vera realtà.

di Pino Moroni

Sentimental value del norvegese Joachim Trier è una delle più ragionate analisi sull’arte creata e la vita reale.
Merito di una sceneggiatura scritta dal regista, con la collaborazione del suo fidato amico di lavoro Eskil Vogt, che seduce per la sua intelligenza ed introspezione sui sentimenti umani e sulle dinamiche artistiche universali, con conseguenti performances dei vari interpreti a livelli di rara intensità.

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Sentimental value di Joachim Trier

Le prime due scene sono emblematiche di due concetti fondamentali della nostra vita.
Una casa rossa, vecchio stile vittoriano, immersa nel verde della natura, come una casa di favola, raccontata dall’attrice di teatro e serie televisive Nora Borg (Renate Reinsve). Qui già si percepisce l’importanza di un luogo dove regna la memoria, le emozioni ed i sentimenti familiari ereditari.
Nella voce fuori campo (di un altro attore, quasi il suggeritore), Nora narra la sua personificazione con quella casa, con le stanze, le crepe nel muro, gli arredi, le piccole cose, gli affacci sul giardino, i rumori, la bellezza antica che sentiva, la tristezza che provava per le liti dei suoi genitori, cessate per la fuga di suo padre (15 anni prima), ed infine il silenzio della solitudine. Una casa reale, sempre lì uguale da sempre ed un racconto creato come una descrizione da romanzo.
L’altra è la convulsa battaglia di Nora interprete, con sé stessa reale, prima della première di “Casa di Bambola” di Ibsen.
Non è assolutamente panico, è sempre quella sensazione (inutile girarci intorno) di essere una persona reale ed invece entrare in scena per diventare qualcun’altra. Nora si strappa i vestiti di scena, quasi a spogliarsi del personaggio e chiede al partner preoccupato, di baciarla o schiaffeggiarla per ritornare sé stessa. Si tratta sempre della difficoltà di mantenere l’identità e di essere allo stesso tempo artisti.
Che è poi quello successo al padre. Un regista Gustav Borg (un immenso Stellan Skarsgard) che ha sacrificato tutto al lavoro al punto di deteriorare le relazioni familiari ed abbandonare le figlie adolescenti.
Un regista creativo affermato, che alla morte della moglie ritorna a casa, riscopre di essere umano e vorrebbe riallacciare i rapporti con le due figlie, ma non riesce a tornare indietro. Infatti propone alla figlia Nora di interpretare un suo nuovo film (scritto apposta per lei) ispirato alla esperienza vissuta della madre, durante l’occupazione nazista della Norvegia, che dopo torture e carcere si era poi suicidata. Perché come artista può vivere solo lo specchio della vita reale.

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