Good Boy di Jan Komasa

di Giulia Pugliese

Good Boy è un esempio di film del presente, un’ opera diciamo, necessaria che nella sua assurdità porta avanti qualcosa di concreto e reale, dosando crudeltà e sentimenti.
Il cinema di Jan Komasa è sempre denso di forza narrativa, di sguardi non giudicanti su giovani disadattati che però non sono condannati a essere tali. Già nel convincente e originale Corpus Christi del 2019, c’era una forte componente di redenzione e di voglia di essere altro, che si ritrova anche in quest’ultima opera. Questi terreni li aveva già battuti nel 2011 con Suicide Room, raccontando la storia di un ragazzo che preferisce vivere online, piuttosto che nel mondo reale e che questo porta a un alienazione dalla propria esistenza, che non è differente da quella di Tommy.
Ora il regista si libera delle sue origini polacche e si dedica a un film inglese su una distopia attuale alla Black Mirror, ma nelle sue migliori versioni, quelle delle prime serie. Per quanto la storia sia improbabile: una famiglia che vive ai margini della società, che non crede nella tecnologia, ma nella natura e nei valori cristiani, rapisce un ragazzo sbandato, Tommy, e lo lega in cantina con l’intento di educarlo, a tratti con la violenza, a tratti con l’affetto, la letteratura e il cinema, con un giusto tributo alla prima opera di Ken Loach, Kes.

L’opera riesce perfettamente a coniugare tensione, dark comedy e denuncia sociale. Il cast è composto da grandi interpreti, molto adatti ai loro ruoli: Stephen Graham, che ormai cerca solo ruoli in film che parlano dei problemi educativi dei più giovani; Andrea Riseborough, che per fisicità è portata a ruoli sempre molto estremi; e il protagonista Anson Boon, in una parte non facile, quella di un personaggio odioso, a cui però non si può non volere bene e fare il tifo per lui.
Il problema dell’educazione dei ragazzi, specie degli adolescenti, nella nostra società è reale e sempre più pressante. Di cosa hanno bisogno i ragazzi? Di affetto? Di regole? Di una libertà concessa poco alla volta? Di sicuro i genitori sono sempre meno tali e sempre più distratti, a volte per scelta.
Il film, da un arco narrativo e psicologico assurdo, inizia a diventare comprensibile e addirittura riusciamo a capire le scelte dei personaggi, superandosi nel momento in cui il ragazzo torna a casa, nello scollamento e nella tristezza che proviamo per una società fatta da membri che non sono interessati al bene comune e neanche a quello dei propri figli.
È un’opera molto libera dai preconcetti, dalla retorica e dal giusto e sbagliato, e per questo è riuscita. Vira molto sui sentimenti e paradossalmente risulta un film sui valori familiari.
La scelta di una regia semplice, fatta di spazi casalinghi e per lo più di dialoghi, fa sì che lo spettatore si concentri sulla tematica, sul mutare e maturare della situazione psicologica e sul fulcro della domanda che ci poniamo per tutto il film, riuscendo a spostare la narrazione anche su sottotrame come la storia di Rina e quella della famiglia.

Il vero punto di forza del film è la freschezza: nonostante i riferimenti abbastanza evidenti ad Arancia Meccanica e a tanti prodotti inglesi, il modo in cui la storia è raccontata e soprattutto l’intensità e le intenzioni la rendono diversa da ogni altro film.

Finale sorprendente e riuscito, che dà ancora più forza a una pellicola che sceglie di non essere cattiva e non vuole dare risposte consolatorie. Jan Komasa si conferma uno sguardo lucido, forte, attento e articolato del cinema contemporaneo.

Informazioni su Giulia Pugliese 75 Articoli
Giulia Pugliese Scrittrice Educazione 2011 - Master in EUC Group & CEERNT European Project 2006/2010 - Laurea triennale in Cooperazione allo sviluppo Esperienze lavorative 2024 - Scrittrice di critica cinematografica per il blog online Odeon 2023 - Scrittrice di critica cinematografica per il blog online I-Films 2022/2023 - Scrittrice di critica cinematografica per il blog online Long Take Premiazioni Vincitrice del concorso di scrittura per la critica cinematografica over 30 indetto da Long Take Film Festival quinta edizione - 2023

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