di Giulia Pugliese
“Sono un mostro” “e allora lo sono anch’io”
C’è qualcosa di spericolato, pericoloso, atavico e trascinante nella seconda opera da regista di Maggie Gyllenhaal.
Partendo dalla Sposa che nel romanzo di Mary Shelley era stata creata e poi distrutta, realizzata solo per essere una compagna come Eva, che era stata creata dalla costola di Adamo. La scrittrice così facendo dimostra come neppure le creature donne hanno pari dignità, sono alla mercé di compagni e creatori, come spesso si sentiva lei, sposa di un altro scrittore, Percy Bysshe Shelley.
Come nella Moglie di Frankenstein del 1935, da cui La Sposa! si ispira in parte, è la stessa Shelley a presentare la sua protagonista: Ida è già un mostro, perché è eversiva, disinibita e capace di intimorire gli uomini. Proprio quello che la scrittrice e la regista cercano nel film. Tuttavia Ida/La Sposa, come spesso succede alle donne, diventa più un oggetto e un archetipo, desiderata da Frankenstein, che nelle ultime trasposizioni cinematografiche è sempre più vulnerabile, sensibile e figlio di una nuova mascolinità,; ammirata dalle altre donne che si vestono, si truccano come lei e temuta dalla malavita.
Nonostante questo emerge forte la volontà di Ida di capire chi è ed era, ma soprattutto come riuscire ad amare Frankenstein e rimanere se stessa. Sullo sfondo gli Stati Uniti del proibizionismo, un’estetica tra il punk, gli anni ’30 e il gotico con riferimenti a Guillermo Del Toro. La forza del film sta nel creare un personaggio dai canoni moderni, nuovi, e collocarlo in un mondo antico; grazie alla grande interpretazione di Jessie Buckley si riesce ad andare oltre al primo riferimento moderno di Frankenstein al femminile, la Bella Baxter di Povere Creature.

La Sposa! anche se cattura con lo sguardo, non è un mero contenitore vuoto, ma ha un cuore forte e vitale, come lo sono i suoi due personaggi protagonisti: l’indomita Ida/Penelope/Sposa e il fragile sognatore Frankenstein, che trova giustizia in un grande attore come Christian Bale. È vero amore o solo bisogno di sentirsi meno soli? In una riflessione che oscilla tra il mostruoso, già vista, e una riflessione più interessante sulla coppia e sulla condizione della donna.
La società è più mostruosa dei mostri, meglio essere mostri, strani e diversi, riflessione che già faceva Tim Burton negli anni ’90, che ritorna ora che la società ci chiede conformismo e obbedienza al mero capitalismo.
Il film è anche una lunga riflessione su come le donne sono costrette a rinunciare, stare indietro e perdere una parte di se stesse nella Storia: da Mary Shelley alla dottoressa Cornelia Euphronious, interpretata da Annette Bening, o la detective interpretata da Penelope Cruz che nessuno prende sul serio. Dietro ogni grande uomo c’è sempre una grande donna, sì, ma molti metri dopo. Maggie Gyllenhaal racconta delle donne che non vogliono più nascondersi, stare indietro ed essere un personaggio monodimensionale, come spesso nell’opera vediamo negli schermi dei film dove vengono proiettati degli stereotipi amorosi e con un eroe maschile che sullo schermo è perfetto, mentre nella realtà è mediocre e porta anch’esso una deformità, per questo a Frankenstein appare come un amico e invece non lo è.
Frankenstein e la sua Sposa, non essendo propriamente un uomo e una donna, potrebbero inventare, creare e immaginare una maniera di stare in coppia diversa da quello che ha creato la società patriarcale. Tuttavia Frankenstein, che è cresciuto con determinati modelli, ama la ribellione della sua sposa ma non la condivide completamente, ha paura di perderla, è geloso, le tarpa le ali: in questo non è meno mostruoso degli altri uomini. Lei, d’altro canto, a un certo punto sceglie di essere la Sposa!

La Sposa! è anche il canto del cigno del movimento Me Too, che spesso è anche citato e alla cui storia per certi versi si ispira: uomini che soggiogano le donne per il loro piacere, che fanno loro violenza, che le sfruttano e che non le considerano pari. Tuttavia Maggie Gyllenhaal non prende posizione, tutto si muove tra l’ideologico e il fumetto, le istanze si indeboliscono e si scelgono vie borghesi, per un film che doveva essere l’elogio della libertà al femminile. In qualche maniera il film, proprio come il movimento di cui parla, risulta manchevole e non sufficiente alla causa.
Il film, che trova il suo apice nell’immaginario e nelle immagini fresche e punk, rimane legato alle logiche delle opere hollywoodiane di spicco dei giorni nostri, come I Peccatori, tra l’horror, il messaggio politico, il musical e un citazionismo che non è neanche più tale, ma diventa vero e proprio riadattamento. La Sposa! pesca da tutti i film che sono stati importanti negli ultimi anni: Joker, Povere Creature e I Peccatori, ma neanche questo è una novità. Rimangono le grandi interpretazioni di un cast particolarmente ispirato, la creazione di un immaginario e di un personaggio forte che però regge per la prima parte del film, poi si perde in proselitismi e campagne sul rapporto di coppia. La Sposa! non è poi così fottutissima, come recita la sua locandina.
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