Nel 2006, con una sceneggiatura leggera, brillante e nostalgica, Fausto Brizzi girava un film che sarebbe diventato un cult: Notte prima degli esami.
La generazione che faceva gli esami quell’anno era chiamata ‘millennial’, nata nella metà degli anni ’80, ma Brizzi spostava l’asse temporale del film al 1989, perché ci fosse anche un incontro-scontro tra i post-sessantotto (Luca Molinari/Nicolas Vaporidis) con i boomer (prof. Antonio Martinelli/Giorgio Faletti).


Nel 2007, dopo un Campionato del Mondo di calcio (2006), che con la vittoria dell’Italia aveva galvanizzato padri e figli, Brizzi dirigeva un altro film che rendeva giustizia alla generazione dei millennial, con tutte le difficoltà generazionali (Luca/Vaporidis versus suo padre Paolo/Panariello): Notte prima degli esami – Oggi.
Poi, quella formula veniva ripetuta in altre salse anche da altri registi con gli stessi archetipici Notte prima degli esami 82; Immaturi; Gli sdraiati
Dopo 20 anni dal suo esordio e primo successo, Fausto Brizzi ha ripreso il tema principale e pur partecipando ancora alla sceneggiatura, ha preferito effettuare un cambio generazionale, facendo esordire il cosceneggiatore del film Tommaso Renzoni (con già esperienze di scritture televisive e di cinema) per una migliore aderenza alle tematiche giovanili di oggi.
Ne è venuto fuori un film nuovo, anche se nel solco dei precedenti, in cui ci si rende conto che la maturità del 2026 (evento che avverrà esattamente tra 100 giorni dalla sua uscita) è veramente differente da quella del 1989 e del 2006.
Tommaso Renzoni ha gettato verso la generazione Z uno sguardo diverso, attento alle sue paure e fragilità ma anche alla sua maturità esistenziale, sociale e tecnologica, molto più avanzata del passato.
Ne è nato Notte prima degli esami 3.0, leggero, agile e sincero, pur con le durezze di un momento storico difficile, con le paure delle crisi climatiche ed economiche e delle guerre in atto (“siamo la generazione che più di ogni altra sta cercando di salvare questo pianeta” dice il protagonista Giulio Sabatini/Tommaso Cassissa).
Un film su una generazione fluida, che sente la nostalgia di un mondo che è cambiato, ma che è anche molto contemporanea e punta ai traguardi del futuro. Pronta a trovare la forza per affrontare il passaggio cruciale dalla adolescenza alla maturità, che è solo uno step del corso della vita.
Chiedendosi quanto conta questo traguardo dentro un’informatizzazione globale sempre più complessa, che sta anche cambiando tutti i rapporti, a cominciare da quelli con i professori e le famiglie.
Mentre il background della giovinezza è rimasto lo stesso tra sentimento e desideri, amori segreti, tradimenti e nuove passioni più libere, la pervasività della tecnologia fa la differenza rispetto al passato. A cominciare dal registro elettronico, l’uso dei social e degli algoritmi, gli occhiali hi-tech per fare foto o ricevere spiate sui compiti, l’IA, la creazione di profili fake per scherzi o per ottenere la promozione.
Cosa significa diventare adulti oggi, in un mondo che cambia così velocemente, con cambi di identità virtuali, con la creazione di alter ego con tanto di foto e di voce, spacciati poi per veri in rete.
Come avviene alla professoressa (la belva) Castelli (Sabrina Ferilli) per la quale gli alunni creeranno un profilo falso di un suo amore giovanile, mai più rivisto, che sarà interpretato da Giulio e poi meglio dal padre (Gian Marco Tognazzi) di Allegra (Alice Lupparelli).
Le differenze generazionali si noteranno meglio nei gusti musicali, quando per la compilazione di una cassetta di canzoni anni ‘70/’80 (di cui la generazione Z non sa niente), da inviare alla prof., dovrà intervenire lo stesso Tognazzi, cinquantenne vedovo, che invece ricorda anche la data dello scioglimento degli Wham!
Il regista Tommaso Renzoni, che ha il merito di aver fatto recitare spontaneamente parecchi giovani attori, anche alla loro prima esperienza, ha saputo dare un taglio nuovo alla ‘immagine cinematografica’ del film. La macchina da ripresa si muove spesso in mezzo ai ragazzi in riunioni di studio e diventa anche l’occhio dei ragazzi stessi, che sparano battute tra di loro.
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