di Martina Cossia Castiglioni
Nella primavera del 1945 la Seconda guerra mondiale sta per finire. Il dodicenne Nanning vive ad Amrum – una delle isole tedesche del Mare del Nord – con la madre Hille, la zia Ena, il fratellino e la sorellina, mentre il padre è al fronte. Hille è una fervente hitleriana e alla morte del Führer, che coincide con la nascita dell’ultima figlia, cade in una profonda depressione. L’unica cosa che vorrebbe mangiare è del pane bianco con burro e miele. Da quel momento Nanning pensa solo a come procurarsi gli ingredienti per poter offrire alla madre ciò che desidera.

Racconto di formazione, film storico, L’isola dei ricordi di Fatih Akin, presentato a Cannes l’anno scorso, è questo e molto altro. È la prima volta che il cineasta tedesco di origini turche firma un lavoro non interamente suo. La pellicola nasce infatti da un progetto di Hark Bohm (classe 1939) regista, sceneggiatore e attore, che Akin avrebbe dovuto solo produrre: per motivi di salute Bohm gli affida la regia. La sceneggiatura, firmata da entrambi, è ispirata ai ricordi di Hark Bohm, che appare anche in un breve cameo nel finale del film. Lo sguardo è quello di Nanning, che nel suo struggente bisogno di aiutare la madre si offre di lavorare in cambio di cibo, si muove da una parte all’altra dell’isola in una natura non sempre benevola, e prende coscienza che il suo mondo non è più quello che credeva di conoscere. Se prima della caduta di Hitler Nanning sentiva di essere di Amrum, ora si trova ad affrontare il disprezzo di alcuni compagni di classe perché viene da Amburgo, e l’ostilità degli sfollati. Il ragazzino inizia confusamente a porsi delle domande anche sulla propria famiglia. Perché lo zio Theo è andato a vivere in America? E chi è la donna ritratta con lui nelle foto, di cui nessuno parla?

Il tema dell’identità, dell’appartenenza, ha da sempre caratterizzato il cinema di Fatih Akin, ed è forse questa la nota più personale di una pellicola ambientata in un contesto storico diverso da quello delle sue opere precedenti, e dove il punto di vista è peraltro quello dei tedeschi sconfitti. Il risultato è un film ben costruito, sobrio e allo stesso tempo intenso. Il giovanissimo Jasper Billerbeck, nel ruolo di Nanning, sa dare grande credibilità al suo personaggio e ai suoi stati d’animo. L’altra grande protagonista della pellicola è l’isola di Amrum, con le sue spiagge spazzate dal vento, l’insidia delle maree, le dune e i tramonti. Non più semplice scenario, ma luogo dell’anima.
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