di Giulia Pugliese
Crescere: Diventare più grande, per naturale e progressivo sviluppo, detto dell’uomo, degli animali, delle piante: il bimbo cresce a vista d’occhio; com’è cresciuto presto tuo figlio!; i polli crescono rapidamente; quant’è cresciuto questo pino!; anche con compl. predicativo: c. sano, robusto; questi ulivi crescono stentati; con riferimento agli organi dell’uomo o degli animali, o alle singole parti delle piante: crescono i denti, i capelli, le unghie, la barba; crescono le ali, le penne; crescono i rami, le foglie, ecc. In partic., riferito all’uomo: a. Divenire adulto: non vedo l’ora che crescano questi ragazzi.
Abbiamo l’errata idea che i problemi dei giovani siano di poco conto, tutto poi passerà, ma a che prezzo. La vecchia società italiana tende a sminuire i giovani: non si presta così tanta attenzione ai loro problemi e al loro futuro; poi, quando a parlare dei ragazzi sono i media o i politici, questi vengono descritti come teppisti, criminali e un problema per la società, non come una parte di essa con una propria dignità.
Nel film di Laura Samani, i giovanissimi protagonisti sono quello che sono: svogliati, con voglia di far festa, a tratti stupidi e anche volgari, ma anche arguti, sensibili e solidali tra di loro. Il cinema italiano spesso dà una visione superficiale e stereotipata del mondo giovanile, perché l’età anagrafica di registi e sceneggiatori è lontana da quella delle nuove generazioni. Un anno di scuola dipinge i giovani per quello che sono: immaturi, ma non per questo meno interessanti o meno degni di essere raccontati.
Di quest’immaturità è vittima Fredrika, ragazza svedese trasferita a Trieste per seguire il lavoro del padre: è l’unica ragazza di un istituto tecnico e catalizza tutte le attenzioni dei compagni, anche quelle più indesiderate. Non che le ragazze del film la trattino meglio.
Spesso si dice che la scuola è lo specchio della società: se così è, allora l’Italia, insieme all’istituto che la ragazza frequenta, ha un problema con le molestie, i comportamenti discriminatori verso le donne e la tolleranza che si ha verso questi. Anche solo il fatto che Fredrika, che poi viene soprannominata Fred dai suoi compagni di scuola, sia l’unica donna di un istituto tecnico denota l’idea arcaica e patriarcale che le donne non possano ambire a professioni scientifico-matematiche.

Se guardiamo la letteratura e il cinema del nostro Paese, la straniera, molto spesso donna, serve a scuotere le coscienze delle persone che stanno accanto a lei nella società natia: da Pirandello a Stromboli, terra di Dio, spesso l’accettazione è graduale, a volte non avviene mai, ma serve a far capire il relativismo del nostro sistema di valori. Fred riesce a scuotere il mondo dei giovani protagonisti perché riesce a far superare le loro ritrosie nei confronti di una straniera e di una donna; tuttavia, i sistemi relazionali degli adolescenti sono estremamente fragili. Infatti la ragazza riuscirà a entrare nella cerchia di Mitis, Pasini e Antero, creando amicizie autentiche che porteranno tutti i personaggi a crescere.

Laura Samani è un’autrice troppo poco considerata: già in Piccolo corpo aveva dimostrato un’attenzione, una cura, un vero e proprio amore per i suoi protagonisti e protagoniste, meticolosità ma anche passione nella creazione della psicologia e delle storie che porta sullo schermo. Uno sguardo differente, spesso attento alla diversità e al femminile, nella creazione di storie non banali e in cui lo spettatore possa riconoscersi. Un anno di scuola mette al centro la città di Trieste, una bella amicizia giovanile, un amore tenero, ma anche la cattiveria, la gratuità e la piccolezza degli adolescenti, che sono ben consapevoli di quello che fanno.
Il nuovo film di Laura Samani porta in sé una verità: i giovani spesso sono impreparati ad affrontare il mondo, le relazioni, l’amore e il futuro. Ma questo non li rende meno capaci, né meno interessanti. Un anno di scuola ci racconta quanto è bello e difficile essere adolescenti, quanto può mancare sentirsi come i giovani protagonisti del film.
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