Col cuore in gola (1967): Il Pop-Giallo di Tinto Brass risplende al restauro di Venezia 83

Col cuore in gola (1967): Il Pop-Giallo di Tinto Brass risplende al restauro di Venezia 83 Odeonblog Cinema

di Biagio Prontera

Presentato in versione restaurata come film di preapertura alla Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia 83, Col cuore in gola (1967) rappresenta un momento fondamentale per riscoprire il talento visivo di Tinto Brass. Molto prima che il regista si dedicasse in via esclusiva all’erotismo dei decenni successivi, questo titolo mostrava un autore immerso nelle correnti figurative più d’avanguardia del periodo. Siamo lontani dal Brass di Miranda o Così fan tutte. Il primo pensiero che mi è venuto in mente dopo averlo visto è stato: Tinto Brass prima di Tinto Brass.

A tratti, il film appare sperimentale sia nelle scelte registiche che in quelle narrative, oltre che nel montaggio. L’allestimento delle scene strizza l’occhio alla grafica pubblicitaria, al design e alle opere di Rauschenberg o Lichtenstein. La macchina da presa insegue i personaggi senza sosta, privilegiando il movimento dinamico rispetto alla linearità del plot. L’impronta di Guido Crepax — autore dello storyboard con circa quaranta tavole create appositamente — definisce la struttura grafica del film. La pellicola trasferisce sul grande schermo la grammatica stessa del fumetto d’autore, utilizzando split-screen (anche semplicemente con inquadrature dalle simmetrie perfette) e mascherine che dividono l’inquadratura proprio come le vignette di una pagina disegnata.

Nel cast spicca la presenza della giovanissima attrice svedese Ewa Aulin, figura simbolo di un certo cinema di genere colto ed eversivo di fine anni ’60. La mia prima folgorazione per lei risale al momento in cui vidi il bizzarro giallo psichedelico La morte ha fatto l’uovo (1968) di Giulio Questi (con una conturbante Gina Lollobrigida e, guarda caso, ancora con Trintignant), dove la Aulin incarna un’ambigua e disturbante presenza all’interno di un triangolo claustrofobico. In Col cuore in gola invece Brass ne sfrutta la bellezza ingenua e disarmante per farne l’oggetto del desiderio e del mistero. Nei panni di Jane, affianca Jean-Louis Trintignant (Bernard) muovendosi in una Londra vibrante e pericolosa con un’ambiguità ipnotica. Impossibile non cogliere l’influenza diretta esercitata da Blow-Up di Michelangelo Antonioni (1966), ma in Col cuore in gola l’omaggio è esplicito.

Il concetto stesso di “blow-up” — l’ingrandimento fotografico dettagliato alla ricerca di una verità sfuggente o di un indizio incriminante — è un vero e proprio motivo ricorrente nel film. L’intero intreccio si sviluppa proprio attorno a degli ingrandimenti di fotografie compromettenti e alla frammentazione dell’immagine, dove la percezione visiva viene continuamente messa in dubbio. Come nell’opera di Antonioni, Londra diventa un labirinto alienante di night club, gallerie e scatti fotografici, ma riletta da Brass con una carica lisergica, dinamica e sfacciatamente pop.

In definitiva, il ritrovamento e il restauro veneziano di Col cuore in gola non deve apparire come una semplice operazione nostalgia, ma un atto cinematograficamente dovuto. L’omaggio di Venezia restituisce all’Italia il ritratto di un Tinto Brass libero, colto e sfacciato, capace di dialogare con la Pop Art, il fumetto e i giganti del suo tempo. Un’opera giovanile e, come tale, imperfetta, ma traboccante di una gioia visiva che oggi, nel cinema contemporaneo, si fa sempre più rara.

Informazioni su Biagio Prontera 16 Articoli
Nato a Gagliano del Capo nel 1985, cresce tra le pagine di Stephen King e le maratone cinematografiche notturne. Laureato in Ingegneria Informatica a Torino, oggi vive a Venosa, la città di Orazio. È il fondatore e curatore della pagina Facebook Italian Kings of the B’s, punto di riferimento per gli amanti del cinema italiano di genere anni '70 e '80. Pubblica su Amazon i volumi di racconti Danza tra le ombre e Il cuore della notte. Ha pubblicato anche Il diario del cinefilo, un taccuino dedicato a chi vive di cinema

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