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	Commenti a: La Zona d&#8217;interesse: alcune riflessioni	</title>
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	<description>Odeon Blog – Il tuo punto di riferimento per analisi cinematografiche, recensioni, interviste, curiosità e approfondimenti sul linguaggio del cinema. Scopri storie, volti e capolavori con passione!</description>
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		Di: Letizia Piredda		</title>
		<link>https://www.odeonblog.it/recensioni/la-zona-dinteresse-alcune-riflessioni/#comment-754</link>

		<dc:creator><![CDATA[Letizia Piredda]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 20 Mar 2024 18:24:49 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Tano Pirrone interviene su La zona d&#039;interesse, e io inserisco come commento la sua interessante recensione. &lt;div&gt;

&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot;&gt;Ho visto finalmente &lt;i&gt;La
zona d’interesse&lt;/i&gt;, oggi pomeriggio. Quando sono tornato a casa, dritto
dritto dal Mignon, sono andato a lavarmi le mani, due o tre volte, in modo
compulsivo. Allora mi sono detto che i pochi appunti che avevo preso durante la
proiezione non mi sarebbero serviti per dire le poche cose che avevo da dire.
Quella lavata di mani, che nulla ha a che fare con i &lt;i&gt;pilati&lt;/i&gt; che abbondano in giro, è stata dovuta alla repulsione anche
fisica, oltre che psicologica, alla storia del film, il senso d’impotenza e
quello ancora più forte di corresponsabilità a… non so cosa scrivere: ora le
anime belle si sono impadronite anche del vocabolo coniato appositamente e lo
usano maldestramente fieri della loro albagìa e della scarsa conoscenza dei
fatti. Qual è l’argomento, mi si chiede; ed io che rispondo? L’Olocausto, la &lt;b&gt;SHOAH&lt;/b&gt; (non c’è bisogno di scrivere
“degli ebrei”, perché questa parola quello significa e null’altro: &lt;i&gt;sterminio “evitabile” del popolo ebraico&lt;/i&gt;).
Come “scarpa” o “rotolo di carta igienica”: quello sono e nient’altro… Per
raccontare un fatto così abnorme non sono ancora bastati centinaia di film e di
serie tv, non sono bastate migliaia di libri e decine di migliaia di articoli,
foto, testimonianze… Ogni penna che scrive ha qualcosa di altro da scrivere.
Ogni voce che parla, testimone diretto o comunque a conoscenza dei fatti, ha
sempre qualcosa di nuovo da dire. Resta, apparentemente immobile, quella
galassia di burocratica malvagità, ma variano gli sguardi, le riflessioni, le
musiche, le poesie, i romanzi, i racconti. Siamo lontani ottant’anni ma ancora
nelle nostre coscienze si sentono i fetori dei corpi bruciati, come vecchia
legna, macera, inutile; ci si appiccica sulla pelle la polvere che ricade
perenne. &lt;br&gt;E il sommo e giusto senso di colpa svicola in sofismi indegni dell’essenza di &lt;i&gt;uomo&lt;/i&gt;!&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot;&gt;Il “campo” non si vede o si vede poco, ma non per dare un
effetto a contrasto più forte, più emotivamente catturante: il campo non si
vede, o si vede poco e si sente ancor meno, perché era/è – con l’esclusione di
poche persone ancora coscienti (come la madre di quell’orrendo essere, coniuge
del capataz nazista) invisibile, non avvertibile, per mancanza di senso, di
sensibilità, di interesse, per paura, per incoscienza, per indifferenza, per
malvagità, per stupidaggine… per insufficienza di umanità.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot;&gt;Girato benissimo con grande tecnica nell’uso degli
obbiettivi e delle inquadrature; con grandissima abilità e sensibilità nel
ricreare gli interni, affidandole ad un contorno esterno da eden diabolico. Le
riprese si sono svolte ad Auschwitz. Sono state utilizzate cineprese piazzate
nella residenza degli Höß, ricostruita dallo scenografo Chrois Oddy,
utilizzando la luce naturale e permettendo agli attori di muoversi liberamente
all’interno della scena mentre erano ripresi da più di dieci angolazioni
contemporaneamente&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot;&gt;Bravi e fedeli al contesto gli attori. Assolutamente
meravigliosa la piccola musica con flebile canto &lt;i&gt;yiddish&lt;/i&gt;: pochi attimi di fuga&lt;i&gt;
&lt;/i&gt;dolorosa bastano per una panoramica sulla storia su cui ogni altra parola è
insufficiente, inutile…&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/p&gt;

&lt;/div&gt;]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Tano Pirrone interviene su La zona d&#8217;interesse, e io inserisco come commento la sua interessante recensione. </p>
<div>
<p class="MsoNormal">Ho visto finalmente <i>La<br />
zona d’interesse</i>, oggi pomeriggio. Quando sono tornato a casa, dritto<br />
dritto dal Mignon, sono andato a lavarmi le mani, due o tre volte, in modo<br />
compulsivo. Allora mi sono detto che i pochi appunti che avevo preso durante la<br />
proiezione non mi sarebbero serviti per dire le poche cose che avevo da dire.<br />
Quella lavata di mani, che nulla ha a che fare con i <i>pilati</i> che abbondano in giro, è stata dovuta alla repulsione anche<br />
fisica, oltre che psicologica, alla storia del film, il senso d’impotenza e<br />
quello ancora più forte di corresponsabilità a… non so cosa scrivere: ora le<br />
anime belle si sono impadronite anche del vocabolo coniato appositamente e lo<br />
usano maldestramente fieri della loro albagìa e della scarsa conoscenza dei<br />
fatti. Qual è l’argomento, mi si chiede; ed io che rispondo? L’Olocausto, la <b>SHOAH</b> (non c’è bisogno di scrivere<br />
“degli ebrei”, perché questa parola quello significa e null’altro: <i>sterminio “evitabile” del popolo ebraico</i>).<br />
Come “scarpa” o “rotolo di carta igienica”: quello sono e nient’altro… Per<br />
raccontare un fatto così abnorme non sono ancora bastati centinaia di film e di<br />
serie tv, non sono bastate migliaia di libri e decine di migliaia di articoli,<br />
foto, testimonianze… Ogni penna che scrive ha qualcosa di altro da scrivere.<br />
Ogni voce che parla, testimone diretto o comunque a conoscenza dei fatti, ha<br />
sempre qualcosa di nuovo da dire. Resta, apparentemente immobile, quella<br />
galassia di burocratica malvagità, ma variano gli sguardi, le riflessioni, le<br />
musiche, le poesie, i romanzi, i racconti. Siamo lontani ottant’anni ma ancora<br />
nelle nostre coscienze si sentono i fetori dei corpi bruciati, come vecchia<br />
legna, macera, inutile; ci si appiccica sulla pelle la polvere che ricade<br />
perenne. <br />E il sommo e giusto senso di colpa svicola in sofismi indegni dell’essenza di <i>uomo</i>!<o:p></o:p></p>
<p class="MsoNormal">Il “campo” non si vede o si vede poco, ma non per dare un<br />
effetto a contrasto più forte, più emotivamente catturante: il campo non si<br />
vede, o si vede poco e si sente ancor meno, perché era/è – con l’esclusione di<br />
poche persone ancora coscienti (come la madre di quell’orrendo essere, coniuge<br />
del capataz nazista) invisibile, non avvertibile, per mancanza di senso, di<br />
sensibilità, di interesse, per paura, per incoscienza, per indifferenza, per<br />
malvagità, per stupidaggine… per insufficienza di umanità.<o:p></o:p></p>
<p class="MsoNormal">Girato benissimo con grande tecnica nell’uso degli<br />
obbiettivi e delle inquadrature; con grandissima abilità e sensibilità nel<br />
ricreare gli interni, affidandole ad un contorno esterno da eden diabolico. Le<br />
riprese si sono svolte ad Auschwitz. Sono state utilizzate cineprese piazzate<br />
nella residenza degli Höß, ricostruita dallo scenografo Chrois Oddy,<br />
utilizzando la luce naturale e permettendo agli attori di muoversi liberamente<br />
all’interno della scena mentre erano ripresi da più di dieci angolazioni<br />
contemporaneamente<o:p></o:p></p>
<p class="MsoNormal">Bravi e fedeli al contesto gli attori. Assolutamente<br />
meravigliosa la piccola musica con flebile canto <i>yiddish</i>: pochi attimi di fuga<i><br />
</i>dolorosa bastano per una panoramica sulla storia su cui ogni altra parola è<br />
insufficiente, inutile…<o:p></o:p></p>
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