Memento di Christopher Nolan #2

un'immagine di Memento di Christopher Nolan su OdeonBlog

di Giulia Pugliese

“Ti ho mai parlato del mio disturbo?”

Memento in latino è l’imperativo di ricordare, un uomo senza memoria è come una tavolozza bianca su cui scrivere una storia, quello che Christopher Nolan fa con il nostro protagonista, Leonard. Memento è anche un tentativo mimetico di raccontare la storia, come se lo spettatore stesso la stesse vivendo, senza un passato e indicazioni, mettendo insieme i pezzi di una mente che può raccogliere elementi parziali, lo spettatore anch’esso indaga come il protagonista, ha maggiori elementi di Leonard per capire quello che sta accadendo (come quando litiga con Natalie, lo spettatore può ricordarlo). Allo stesso tempo come il protagonista, però, brancola nel buio, perché per la maggioranza del tempo è nella sua mente e, come lui, non ha tutti gli elementi. Memento è l’apoteosi della spiegazione di quanto è fragile la percezione umana e di quanto sia attaccata dai pregiudizi, dai sentimenti, da quello in cui vogliamo credere e dai traumi. Il trauma trasforma Leonard in quello che è adesso, lo spettatore vuole credere nella mente fallace di questo e che ci sia la possibilità per lui, una sorta di equilibrio karmico, per cui chi è cattivo sarà punito. Nonostante nel film siano presenti diversi elementi che dimostrano l’inaffidabilità di Leonard, lo spettatore lo segue, lo ascolta, prende la sua percezione, lo spettatore è Leonard, è nel suo cervello, segue le sue ricostruzioni e i suoi pensieri. Perché è così facile prendere il punto di vista di Leonard e credergli? In fondo, la confusione che prova il protagonista è la stessa che prova l’uomo moderno, Memento risulta sempre più attuale, i mezzi di informazione, internet e Intelligenza Artificiale: ci sentiamo iperconnessi con il mondo esterno e ci sembra di avere un controllo, di essere certi di quello che sappiamo e di conoscere quello che ci circonda, di essere padroni del nostro destino, tuttavia, proprio come Leonard, conosciamo solo dei pezzettini che spesso sono anche manipolati da chi ce li offre o dalle nostre stesse percezioni. Lo stesso protagonista si avvale di elementi analogici come fotografie e documenti per coordinare la sua indagine, tuttavia, nonostante questi siano tangibili, sono manipolabili.

Memento parte da una storia confortante, perché l’abbiamo sentita al cinema e nella letteratura un milione di volte, un uomo vuole vendicare la morte della moglie, e il film è costruito come un vecchio noir anni ’50, con i medesimi personaggi: un detective, un compagno d’indagini, di cui non sappiamo se possiamo fidarci, una femme fatale di cui diventeremmo amanti, è tutto già visto, solo che Nolan, come se fosse uno dei maghi di The Prestige, mescola le carte e in mezzo racconta altre storie, quella di Sammy Jerkins, che sembra esterna alla nostra narrazione, e mescola, fa vedere più volte le stesse scene, va a ritroso. Memento frammenta la storia, la parcellizza, quello che sarà poi uno dei marchi registici di Nolan e rende impossibile arrivare a soluzioni semplici, bisogna scavare, ascoltare, dare spazio anche agli altri personaggi per capire la storia di Leonard. Una vera e propria investigazione, le prove sono messe sul tavolo, fino alla fine e forse anche dopo, non riusciamo ad arrivare però a una conclusione chiara. Il circolo di Memento continua in eterno, se anche Teddy mentisse? Chi è il misterioso poliziotto che tormenta Leonard? Lui stesso? Che si crea nuove prove e si ascolta mentre mette insieme gli indizi?

Ma Memento non è solo un film fatto di concetti e inventiva, ma è anche un film molto umano, di un uomo che non riesce a ricordare di dimenticare la moglie, si nutre dello stesso dolore e sensi di colpa di tutti gli altri film di Christopher Nolan ed è il motivo per cui seguiamo così attentamente le gesta di Leonard, perché nella sua palese fragilità, difficoltà di vivere al mondo, sia per la sua storia personale che per la sua patologia, Leonard è un personaggio profondamente umano per cui proviamo una forte empatia, anche quando commette i peggiori crimini.
Memento è un incredibile loop nietzschiano, di cui il suo protagonista ha bisogno per trovare un motivo per vivere, per uccidere il suo senso di colpa o semplicemente perché pensa che l’umanità sia colpevole di quello che gli è successo. Un grande film che ci racconta come la vendetta sia inutile e la sua grandezza è la difficoltà a trovare risposte nette, come in fondo nella vita.

Informazioni su Giulia Pugliese 84 Articoli
Giulia Pugliese Scrittrice Educazione 2011 - Master in EUC Group & CEERNT European Project 2006/2010 - Laurea triennale in Cooperazione allo sviluppo Esperienze lavorative 2024 - Scrittrice di critica cinematografica per il blog online Odeon 2023 - Scrittrice di critica cinematografica per il blog online I-Films 2022/2023 - Scrittrice di critica cinematografica per il blog online Long Take Premiazioni Vincitrice del concorso di scrittura per la critica cinematografica over 30 indetto da Long Take Film Festival quinta edizione - 2023

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