“Hai una sensazione di assoluta libertà, ecco quello che si prova”
L’hangar rosso, opera prima di Juan Pablo Sallato, è un film che lancia diverse sfide sia sul piano narrativo che sul linguaggio cinematografico. Come raccontare le prime 24 ore del golpe ai danni del presidente socialista Salvador Allende il 10 settembre 1973 da parte dell’esercito? Negli ultimi anni il cinema sudamericano ha brillantemente parlato delle dittature che si sono susseguite tra gli anni ’60 e gli anni ’90, tuttavia soffermandosi più sugli intenti politici, far prendere coscienza ed elaborare quello che era successo, perché non ci fosse più un tabù o una concertazione sociale che permettesse di far rimanere sconosciuti o impuniti i fatti storici, piuttosto che costruire un linguaggio cinematografico e occuparsi della parte artistica. Ad esempio, film come il brasiliano Io sono ancora qui di Walter Salles, che ha vinto l’Oscar nel 2025 come miglior film straniero, lavorando sulla ricostruzione storica degli anni ’70 e sulla storia personale di Eunice Paiva, puntando su sentimenti di dignità ed empatia che lo spettatore prova per la protagonista. Un anno dopo è sempre il cinema brasiliano a parlare della dittatura dei Gorillas con L’Agente Segreto di Kleber Mendonça Filho: il tentativo non è solo mostrare la crudezza e la violenza della dittatura, ma cercare un linguaggio ricco di metafore, fantasia e, per certi versi, assurdità, che rendono la storia meno legata ad aspetti personali. Trovare un nuovo modo per raccontare le dittature, meno storico, meno classico, e dare forza al linguaggio cinematografico, credendo completamente in questo; così facendo il racconto prende anche maggiore spessore.
Juan Pablo Sallato, che ha una lunga esperienza come produttore, regista di documentari e serie TV di vocazione sociale e politica, scardina completamente il modo in cui la storia viene raccontata per permettere al linguaggio cinematografico di reggere la storia che cambiò il Cile. L’hangar rosso, in tutto e per tutto, impara la lezione de La zona d’interesse, prendendo il punto di vista dei carnefici: spesso ne prendiamo la soggettiva e, come nel film di Jonathan Glazer, non viene mostrata violenza, ma tutto è più che chiaro e non meno brutale.
Ne L’hangar rosso, le prime 24 ore del golpe coincidono con il seguire il capitano dell’aviazione Jorge Silva, scisso tra ciò che è giusto ed eseguire gli ordini. Un protagonista “eroe” complesso, su cui si possono avere diverse perplessità e di cui non comprendiamo alcune decisioni. Oltre all’uso del bianco e nero, il fulcro di tutto il film sono i volti dei suoi protagonisti: tutto il nervosismo, la tensione, la rabbia e la paura sono dati dai volti. Un vero e proprio compendio lombrosiano sulle intenzioni dei personaggi, partendo dai loro tratti somatici. Juan Pablo Sallato desidera così arditamente che lo spettatore si concentri su questi, che mette fuori fuoco il resto. Questa scelta, così affascinante e unica, dà singolarità al racconto, che sicuramente un pubblico attento a quella parte di mondo già conosce, ma che rivive con nuova forza attraverso questo tipo di narrazione: il cinema diventa quindi il fulcro di un racconto e la forza che gli permette di arrivare allo spettatore.
L’hangar rosso, come L’Agente Segreto, crede che non sia abbastanza raccontare una storia vera e importante: è anche necessario trovare il modo di farlo, per fare breccia su un pubblico che ha già visto tutto e che è poco sensibile alla forza delle immagini. Allora è necessario creare un nuovo modo di comunicare con le immagini che già conosciamo, perché possano stupire lo spettatore. Il regista decide di puntare su una regia tesa, stretta sui volti, giocandosi tutto con i suoi attori e quasi togliendo il resto e il contesto. L’hangar rosso dimostra grande fiducia nel mezzo cinematografico, dalle scelte registiche agli attori, in primis l’interprete del comandante Jorge Silva, Nicolás Zárate, un cast di volti sconosciuti o semisconosciuti, così come la scelta di diradare i dialoghi, rendendoli più scarni possibile. Un’opera che sfida il cinema ed entrambi ne escono vincenti.
Giulia Pugliese
Scrittrice
Educazione
2011 - Master in EUC Group & CEERNT European Project
2006/2010 - Laurea triennale in Cooperazione allo sviluppo
Esperienze lavorative
2024 - Scrittrice di critica cinematografica per il blog online Odeon
2023 - Scrittrice di critica cinematografica per il blog online I-Films
2022/2023 - Scrittrice di critica cinematografica per il blog online Long Take
Premiazioni
Vincitrice del concorso di scrittura per la critica cinematografica over 30 indetto da Long Take Film Festival quinta edizione - 2023
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