Nino, di Pauline Loquès

di Martina Cossia Castiglioni

In ospedale per ritirare l’esito di alcuni esami, il giovane Nino scopre di avere un tumore alla gola. Nei tre giorni che precedono l’inizio della chemioterapia vaga per le vie di Parigi (ha perso le chiavi di casa), si fa ospitare dalla madre, incontra l’ex fidanzata, partecipa a una festa a sorpresa organizzata da un amico per il suo ventinovesimo compleanno e ritrova una compagna di scuola, ora madre single. Un vagabondare emotivo che lo spinge a ripensare alla sua vita.

Nino è il primo lungometraggio della regista francese Pauline Loquès, che firma anche la sceneggiatura con Maud Ameline. Lo spunto iniziale potrebbe far pensare a Cléo dalle cinque alle sette di Agnès Varda, due ore della giornata di una donna che aspetta una possibile (ma non certa) diagnosi di tumore, e nell’attesa prende coscienza di poter vivere in modo diverso. Per Nino, che ha già una diagnosi, si tratta non tanto e non solo di accettare la malattia, quanto piuttosto di nominarla, di riuscire a parlarne a voce alta e a farsi ascoltare da chi gli sta intorno. C’è una sorta di sfasamento tra il mondo che continua ad andare avanti e l’esistenza di Nino, stravolta dalla notizia della sua nuova condizione. Il finale sembra suggerire che la speranza per lui sia proprio nella relazione con le persone che gli stanno vicino. Pauline Loquès guarda con empatia al suo personaggio, la sua cifra stilistica sono il garbo e la misura, in una narrazione scorrevole e priva di retorica.

La storia del film nasce da un lutto personale della regista (la morte prematura di un parente) e dalla figura di un giovane che per lungo tempo, dopo quella perdita, ha accompagnato i suoi pensieri, come «un amico immaginario». Figura che nella pellicola è diventata l’attore canadese Théodore Pellerin, perfetto per interpretare Nino con la sua espressività e il suo sguardo un po’ smarrito. Ma funziona anche il resto del cast: Jeanne Balibar nel ruolo della madre, Salomé Dewaels in quello della compagna di scuola Zoe e William Lebghil, che interpreta l’amico Sofian. C’è anche un delizioso cameo di Mathieu Almaric. La pellicola, presentata in anteprima a Cannes nel 2025, ha partecipato a numerosi festival cinematografici e ha ricevuto diversi riconoscimenti, come il Gran Premio della Giuria a Roma e due César: uno come miglior opera prima, l’altro a Théodore Pellerin come miglior promessa maschile.

Informazioni su Martina Cossia Castiglioni 60 Articoli
MARTINA COSSIA CASTIGLIONI (1964) si è laureata in Lingue alla Statale di Milano. Dal 2001 al 2009 ha tenuto un rubrica dedicata ai libri per Milano Finanza e dal 2011 al 2016 è stata responsabile editoriale per Uroboros Edizioni. Appassionata di cinema, frequenta  i corsi di Longtake e ha iniziato da poco a scrivere di cinema in rete.

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