• Maborosi (1995)di Hirokazu Hore-eda

    Maborosi (1995)di Hirokazu Hore-eda

    Maborosi in giapponese significa “luce fantasmatica”, un’illusione ottica, un inganno della luce. L’espressione richiama l’idea del fuoco fatuo: una presenza seducente e misteriosa che appare a chi è tormentato dal dubbio e dalla sofferenza, come accade a Yumiko, la protagonista del film. È una luce rivelatrice e insieme ingannevole, capace di attirare verso qualcosa di inspiegabile. Dietro la vicenda privata raccontata da Hirokazu Kore-eda si apre così una riflessione più ampia sull’assenza, sul lutto e sull’impossibilità di comprendere fino in fondo la morte [...]
  • Sette note in nero (1977): Il thriller a orologeria di Lucio Fulci.

    Sette note in nero (1977): Il thriller a orologeria di Lucio Fulci.

    Lucio Fulci non è ricordato per la sottigliezza. Il suo nome evoca occhi sbarrati, morti elaborate e scene di omicidi che non lasciano molto all’immaginazione, realizzate con una cura quasi artigianale per il dettaglio anatomico. Non per niente era denominato (uno dei tanti soprannomi) l’“artigiano del cinema”. Eppure, nel 1977, prima di immergersi definitivamente nell’horror viscerale firmando la Trilogia della morte e Zombi 2, realizza un film che di tutto questo ha pochissimo, e che proprio per questo a mio parere resta uno dei migliori thriller psicologici di quegli anni. [...]
  • Don’t let the sun. Non lasciare che il sole bruci il nostro futuro

    Don’t let the sun. Non lasciare che il sole bruci il nostro futuro

    Il film Don’t let the sun di Jacqueline Zund si apre sull’immagine del sole, che sorge su una città della terra, in un futuro che non è poi tanto distopico. Non lasciare che il sole… è il titolo di questo film, che cerca, con molto realismo ed empatia, di raccontare la pericolosità del divenire delle crisi climatiche, che già stanno colpendo il mondo. Si sa che si sono superati negli ultimi anni record di caldo in India, Pakistan, Canada, ecc. (intorno ai 50 gradi C.). Ed esiste un limite fisiologico per la nostra capacità ad adattarci ad un clima più caldo. Questo limite massimo di temperatura [...]
  • Lettere gialle. Un film tesissimo con tanta empatia esistenziale oltre l’oppressione politica.

    Lettere gialle. Un film tesissimo con tanta empatia esistenziale oltre l’oppressione politica.

    Lettere gialle di Ilker Catak (La sala professori 2024) ha vinto l’Orso d’Oro come miglior film al Festival di Berlino. Il film è molto di più di quello che il Presidente della Giuria il regista Wim Wenders aveva detto durante la Conferenza Stampa inaugurale del Festival – “Occorre far parlare il cinema e non la politica” – interpretato come un invito a smettere le manifestazioni per la guerra e la pace in corso a Berlino, tra polemiche inutili. [...]
  • C’eravamo tanto amati: una rilettura

    C’eravamo tanto amati: una rilettura

    Il film inizia con tre ciak dove ogni volta l’azione va un po’ più avanti. Perché questo inizio così atipico? E’ lo stesso Scola a spiegarci il perché. “Il film è un lungo flashback che dura il tempo di un tuffo di Gassman nella sua piscina. Le storie dei tre protagonisti vengono seguite a staffetta: un po’ una un po’ l’altra, passando da un evento all’altro, saltando in epoche diverse: mi era quindi sembrato giusto quell’inizio interrotto, progressivo, non concluso. Può anche sembrare un errore di montaggio, finché la quarta volta si rivela per quello che è: un avviso allo spettatore , un “consiglio per l’uso” [...]

Al cinema i capolavori di Kore-eda: Maborosi (1995)

Don’t let the sun

Rubrica sui Film Italiani anni 70

Lettere gialle

Se li avete persi

Cinema e Scuola

Brevi di critica. Antartica-quasi una fiaba

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