di Pino Moroni
Il regista giapponese di Love on trial (Amore sotto processo) Koji Fukada non è assolutamente l’ultimo arrivato. Ha già avuto ottimi successi con Harmonium (2016), A girl missing (2019) e Love life (2022) con tematiche tutt’altro che banali. Anzi sempre molto impegnate e ben approfondite.

Dopo la conferenza stampa all’Istituto di Cultura Giapponese è stato presente alla proiezione del suo nuovo film ed ha dimostrato tutto il suo valore come sceneggiatore e regista. Dopo anni di ricerche accurate sui talent scout e sulle corporation dello spettacolo, che fanno firmare contratti capestro per i loro clienti, ha scritto questo film di denuncia su alcune storie, avvenute realmente e pubblicizzate dai processi avvenuti.



Aiutato nella sceneggiatura da Shintano Mitani, ha costruito una sceneggiatura meticolosa nei costumi, nelle coreografie ed esibizioni teatrali degli spettacoli delle J-Pop idol (belle adolescenti idolatrate dai tanti fans). Siamo in Giappone (Tokyo) durante un tour di un gruppo di cinque ragazze idol chiamate Happy Fan o Happy Fanfare (Mai, Risa, Nanako, Himeno, Minami).Queste ragazze non hanno una famiglia, una casa, una vita privata, forse, per emergere, nemmeno troppa solidarietà fra loro. Le agenzie di talenti le vestono, le allenano nel ballo, nel canto, nelle posture, nell’estetica, nella recitazione, nel linguaggio.
Le fanno incontrare anche con i loro fans ma debbono far sempre percepire una purezza incontaminata quasi mistica, da devozione santificata, per questo c‘è una clausola nel contratto che dice “no relationship, no love”.
Sono il frutto del gioco perverso dell’innamoramento (soprattutto tra i giovani) della castità non certo naturale (perché in fondo sono ragazze-ine con tutte le loro pulsioni) ma solo performativa, in favore della illusione dei followers di un ideale di donna stoica, che non si farà mai misera carne.
Una forma di disumanità frutto della modernità. Un ritorno indietro alla verginità stoica delle sante medioevali, con tanto di cilicio e di cintura di castità. Questo è il mondo che ci aspetta, un mondo non certo molto umano, ma più virtuale, nel quale vogliamo credere in un sogno di perfezione ed in fondo di possesso personale assoluto per sostituire gli ideali di purezza ed onestà ormai perduti.
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