Almodóvar e i suoi angeli silenziosi #2

Leonardo Sbaraglia e cast di Pedro Almodóvar al Festival di Cannes raccontano il lavoro sul film tra emozione e intensità artistica

di Lorenza Del Tosto

SECONDA PARTE

Sul grande Roof garden, tra i divani bianchi e le nuvole sospinte dal vento, non è l’autore, ma l’interprete del suo alter ego maschile che avanza: Leonardo Sbaraglia ha un’irruenza allegra, una criniera folta e, da vero argentino, il contenitore del mate in una mano. Anche lui, come Victoria Luengo, è al Festival di Cannes con due film (Amarga Navidad e Karma ) e, più che camminare, sembra ballare di gioia. “Esco dalla prima lettura di Karma con Marion Cotillard e ricevo la chiamata di Almodóvar che mi vuole nel suo film. Non riuscivo a crederci. La vita mi sta mettendo alla prova, ho pensato. Io vengo dall’Argentina, da una cultura diversa e lontana e all’improvviso mi ritrovo a Parigi con due grandi registi che mi vogliono….”
“E poi cosa è successo?”
“Oh poi…poi…” Leonardo Sbaraglia ha un volto mobilissimo, occhi che sprigionano scintille, versa altra acqua nel mate ”poi è iniziata la grande responsabilità  di essere Pedro. L’ho studiato, ho visto tutti i suoi film, ho cercato di capirne l’anima, ma mi chiedevo se sarei stato in grado io di cogliere la mente di un genio. E di rappresentarla.”
“Ma Pedro cosa ti ha detto?”
“La prima cosa che mi ha detto è stata: non voglio un ritratto clemente. Non voglio un ritratto amabile… Avevo già lavorato per lui in Dolor y Gloria, ma in quel caso il mio personaggio aveva una tenerezza ed un candore che sono anche i miei. Qui è diverso. È una sorta di autoflagellazione. È come se Pedro volesse avvitarsi a spirale verso le sue zone più profonde, che forse neanche lui conosce, e in cui trascina anche lo spettatore.”

“Poteva succedere che non fosse soddisfatto del tuo lavoro? Del ritratto che gli offrivi?”
Leonardo Sbaraglia fa una smorfia:
“Alcuni giorni di riprese sono stati molto duri. E anche le prove prima. Pedro non ha peli sulla lingua. Ci va giù diretto. “Non mi piace. Non lo hai fatto bene. Rifallo”
“E ti dava indicazioni?”
“No. Mi diceva solo: “Fallo bene.”
Tutti ridono vedendo la sua espressione sgomenta. Ma subito aggiunge “Pedro lavora come uno scultore, a colpi d’ascia.” Mima con le mani, con le braccia, i colpi violentissimi dell’ascia. “È stato importante per me capire che non ero io che venivo messo in discussione, ma l’oggetto creato. Che insieme stavamo creando qualcosa a colpi d’ascia.”

Leonardo Sbaraglia ricorre all’ironia per descrivere lo sfinimento del suo lavoro. “Se devi fare il ritratto di qualcuno devi capire fino a dove l’altro è disposto ad andare. Come in una coppia, uno dice all’altro: elencami tutte le cose che non ti piacciono di me, e quello non ci pensa due volte e comincia a dirtele fino a che tu sei costretto ad urlare: basta, basta….”
Bisognava capire fino a dove Pedro volesse spingersi, quando avrebbe gridato basta?
“Pedro ti accoglie nella sua famiglia. Costruisce la sua famiglia con gli attori. Diventi parte della sua intimità. Non avrei mai immaginato di raggiungere con lui un tale livello di fiducia. Di vicinanza. Ho scoperto un uomo con un’infinita gamma di sfumature, volti, misteri. Dotato di intelligenza e sensibilità enormi. Ha il dono di leggere l’anima delle persone e di saperla trasporre nelle sue storie. È molto esigente. Ma sa compensarti. Quando abbiamo finito di girare la scena nel Parco del Buen Retiro, In cui l’assistente rinfaccia a Raúl tutto il suo egoismo, tutti i suoi errori, Pedro era felicissimo. Era ossessionato da quella scena. È stato molto affettuoso. Ha continuato a mandarmi messaggi per ringraziarmi.”
“Oh quanto l’abbiamo provata quella scena…” sospira una voce. Accanto a Raúl, l’alter ego di Almodóvar,  si è materializzata la sua assistente, scivolata silenziosa tra i divani, prende dalle mani di Sbaraglia il mate e lo sorseggia anche lei. È Aitana Sánchez-Gijón attrice spagnola, nata a Roma, parla perfettamente l’italiano. Indossa un chemisier blu di Prada, di una semplicità raffinata, “mi piace vestire comoda, cammino molto, voglio sentirmi libera” ha movenze eleganti e un sorriso accogliente.
“Pedro non ti racconta solo la scena, ti porta nei luoghi dove la girerai” Racconta “Ti spiega ogni gesto, e il movimento che accompagnerà ogni frase, nulla è lasciato al caso. Qui ti siedi, qui ti alzi” Indica con un gesto della mano che ci porta il ricordo di quanto Barbara Lennie ha detto poco fa “A Biarritz, prima di iniziare le riprese, abbiamo incontrato Tilda Swinton e Julianne Moore (interpreti de La stanza accanto) e sembrava che dovessero ancora riprendersi dal lavoro con Almodóvar. Ancora scosse per la quantità di prove, per lo studio millesimale di ogni gesto…”
“Pedro sentiva che in quella scena del parco c’era tutto: il tema della creazione, dell’ispirazione, dell’autore che ha esaurito il suo periodo migliore. Dopo la visita al Parco del Buen Retiro lui ha iniziato a girare altrove. E noi per un mese non abbiamo mai smesso di provarla, quella scena. È vero?”
Con un dolce sorriso Aitana si rivolge a Leonardo restituendogli il mate. Loro due hanno già avuto occasione di lavorare insieme in un film dell’argentino Luis Puenzo, scomparso da poco.
“Abbiamo provato ogni giorno, nella mia cucina, nella sua all’infinito…Ogni occasione era buona”
Aitana Sánchez-Gijón è una grandissima attrice, sulla soglia dei sessanta in Madres Paralelas interpreta un monologo meraviglioso, troppo poco ricordato,  tratto da Donna Rosita nubile di Federico Garcia Lorca dove interpreta il dolore di una zitella dileggiata, con un’intensità struggente. È stato un vero dono, da parte dell’autore, crearle l’occasione per portare sullo schermo un tale pezzo di magnificenza teatrale. Aitana è sempre poco in scena, si muove dietro le quinte come ogni brava assistente. Ma non sembra importarle. Non chiede di più:
“Abbiamo provato e provato. Perché noi non parliamo nel modo in cui Pedro scrive. E lui è molto preciso.” Aitana cerca le parole per spiegare un’esperienza che solo vivendola si può capire. “È come interpretare una partitura musicale, abbiamo provato per un mese intero per trovare le note che lui voleva ascoltare. Pedro ti fa passare per una porta molto stretta. Ti fa entrare nelle tue zone più oscure quelle in cui non vorresti entrare per proteggerti ma che sono anche le più interessanti.”
“In questo grande mondo del cinema c’è più dolore esistenziale o più gloria?”
“Nella misura in cui vai crescendo ti rendi conto che il dolore e la gloria sono inseparabili.” e un guizzo di malinconia piega il sorriso di Leonardo Sbaraglia “Non sono neanche due facce della stessa medaglia, sono la stessa cosa. …”
Aitana e Leonardo rivolgono lo  sguardo attorno, e giù alla Croisette invisibile ai loro piedi, dove sfilano le infinite comparse del Festival. “anche qui vedi sfilare sul tappeto rosso persone di una certa età: italiani, americani, francesi alla fine della loro carriera, capiscono che il circo è rimasto indietro, e non resta altro che ciò che nella vita si è stati.”
C’è un momento di silenzio, si avverte sulla pelle quel brivido che percorre ogni Festival e che tutti cercano di non sentire.  Perché in altre zone di questo grande Roof garden siedono sì astri nascenti, ma anche astri un tempo sfavillanti e ora agli ultimi fuochi che pochi giornalisti, nell’incessante ticchettio del tempo, e del trascorrere della gloria, si fermano ad intervistare.

“Alla luce di tutto ciò” sussurra Leonardo Sbaraglia che, invece, è all’apice della sua carriera e, nelle pause, si esercita al pianoforte, per prepararsi al ruolo di pianista nel suo prossimo film. “Mi sembra importante e bello che Almodóvar abbia avuto il coraggio di mostrare la sua vulnerabilità.”
Un senso di vulnerabilità e di perdita aleggia ora sulla terrazza, il senso delle semplici  cose che il tempo si porta via, come nella struggente canzone  di Chavela Vargas, la cantante che Pedro ha fatto conoscere al mondo, cantata nel film.
Ed è forse per contrastare, o affrontare la perdita, che ora, scomparsi Aitana e Leonardo, fanno il loro ingresso altri personaggi. Sono giovani e hanno un altro sguardo, un’altra energia, non sai se è migliore, senti solo che è diversa.
Eccoli  Santi e Beau, i compagni degli alter ego di Almódovar. Santi, interpretato da Quim Gutiérrez, è il compagno dell’alter ego maschile.
Quim Gutiérrez  è  un bel uomo, alto, scuro, elegante, che ora sul divano, a differenza del suo personaggio, sfodera una personalità decisa e volitiva.
“Mi ha colpito che un uomo così colto come Pedro si aprisse davanti a me con tanta franchezza, mi esponesse i suoi dubbi. Le sue incertezze. Quel suo mettersi a nudo mi è parso un atto di grande coraggio. Aveva un tale piglio e sempre di notte, quando io ero sfinito…”.
Patrick Criado, che è Beau il compagno dell’alter ego femminile, conferma ridendo. Il suo volto è pieno di luce, è  un giovane astro nascente, con una criniera bionda e gli occhi che scintillano “Di notte Pedro è sempre pieno di energia.…”.
C’è una simmetria tra Beau e Santi: entrambi restano nell’ombra al servizio dell’altro che invece è sempre sotto i riflettori e lo fanno con piacere e dedizione. Traendone forza. Come il personaggio interpretato da Aitana, l’assistente che ha dedicato al regista venti anni della sua vita.
“Santi magari non è bravo a creare, ma è molto bravo a vivere. Non avevo mai interpretato un ruolo così.” Dice Quim Gutiérrez “Mi ha rigenerato interpretare un personaggio che si prende cura dell’altro e non ha l’impressione di star sprecando la sua vita. Santi è in pace con i suoi demoni. Lui e Raúl sono arrivati ad un accordo che funziona per entrambi.”

Patrick Criado nella sua freschezza, nella sua allegria sta ancora cercando di mettere insieme i pezzi di questa esperienza travolgente. Di tutti i personaggi è forse quello che l’autore ha abbandonato nel modo più brusco e impietoso, come se tanta bellezza vitale, tanta generosità fossero troppo difficili da sostenere: “Pedro mi ha detto: Patrick non so dirti come si fa, ma tu devi essere una bella e brava persona. Che vuole dedicare la sua vita agli altri. Pedro ti dice di essere spontaneo ma  poi devi dire la battuta come la vuole lui. È un perfezionista, cura ogni dettaglio con assoluto rigore. Ma quando lo vedi guardare nel video e sorridere se una scena sta venendo bene, ecco allora lo ammiri. Ammiri che mantenga quella gioia, quella passione dopo 25 film. E poi ha un incredibile senso dell’umorismo… non è che lui voglia farti ridere” scuote la testa guardando nei suoi ricordi “ma alla fine con lui finisce che ridi da matti.”  
Un’altra giovane figura si avvicina, la vedevamo passeggiare tra i divani, i tacchi altissimi, la minigonna, gli occhiali, la vedevamo posare davanti ad un fotografo, sorridere, senza fermarsi mai. E ora, forse in cerca di riposo, si accomoda e tolti gli occhiali riconosciamo lo sguardo azzurro e incantato e  la cadenza lenta, così inusuale in una spagnola, di Milena Smit. La terza amica del trio con Barbara Lennie e Victoria Luengo.
Anche in questo film come in Madres paralelas interpreta una madre che ha perso un figlio ed è incapace di tornare alla vita.
“La prima volta che  Pedro mi ha parlato del mio personaggio mi ha detto che lo aveva costruito ispirandosi a me: alla mia energia, al mio modo di camminare, alla mia voce, al mio modo di essere. Voleva che lavorassi sul mio dolore di madre.”
E non è solo un dolore di madre. Ma è un dolore universale, una sorta di paralisi, di sospensione, di fermo vita. C’è qualcosa di inafferabile in lei , una dolcezza, un trasognamento.
“Prima di entrare in questo mondo, ero un poco persa nella vita. Non avevo nessuna vocazione e mi sembrava anche un po’ affrettato scegliere una strada. Così ho cominciato a lavorare alla reception di un hotel. Poi è arrivato un casting tramite Instagram e ho scoperto che dentro avevo qualcosa. Ho provato a srotolare il filo della matassa che avevo dentro. Forse se non facessi l’attrice la mia vocazione sarebbe nel campo terapeutico, aiutare le persone con le dipendenze, magari la terapia con i cavalli.”

Sorride, si ferma un istante poi riprende.

“Io all’inizio soffrivo molto. Non riuscivo a staccarmi dal mio personaggio. Me lo portavo a casa e mi disperavo e il giorno dopo non riuscivo ad arrivare riposata sul set. Ma adesso con l’aiuto di un coach ho imparato. Da Pedro ho imparato tanto, da lui prendo l’energia, ha un’energia giovanile, sembra che stia sempre girando il suo primo film.”
L’autore non è arrivato e si sta facendo tardi, è ora di prepararsi per il tappeto rosso. Per la proiezione ufficiale che farà conoscere Amarga Navidad al pubblico di Cannes. È un momento magico per Milena Smit. Adora la moda. Adora prepararsi per sfilare sul tappeto rosso. Per divertirsi, per giocare, per camuffarsi, per scoprire i suoi mille volti. Negli abiti può osare e sul tappeto rosso sarà il personaggio che osa, la maschera al servizio dell’autore.
Stasera sul tappeto rosso tutti i personaggi sfileranno insieme al loro autore.
Personaggi femminili e maschili, forse la grande novità di questa ultima storia è che sono tanti i personaggi, soprattutto maschili, che sono al servizio degli altri. Un omaggio, forse, e un riconoscimento alle persone della realtà che circondano l’autore e a cui lui si è ispirato.  Nel loro essere al servizio non c’è nulla di sgradevole, di sottomesso, di passivo, c’è invece un’enorme vitalità, una solidità serena. Forse nel fondo è questa la sorpresa più grande, dietro i temi che, in lui, si ripetono: rapporto realtà/finzione, artista vampiro che attinge alle vite altrui indifferente al dolore che provoca, la grande scoperta è la fragilità dell’artista e la forza degli angeli silenziosi che lo sostengono affinché anche lui, Raúl o Elsa, possa varcare la porta stretta. E scoprire, oltre la strettoia, cosa ci aspetta.

Informazioni su Lorenza Del Tosto 37 Articoli
Lorenza Del Tosto Vive a Roma con le sue figlie e il gatto Leo. Interprete di Conferenza free lance. Tra le sue passioni: le serate di chiacchiere con gli amici, il cinema, la letteratura e l’Aikido. Ha una rubrica Lost in Translation con ritratti di attori e registi per cui lavora. Ha vinto un’edizione del Premio Loria per racconti inediti ed è arrivata finalista in altri concorsi letterari.

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