di Riccardo Colella
ll cinema americano ha una lunga storia di personaggi legati alle strade di New York, piccoli criminali e uomini ai margini, spesso alle prese con le contraddizioni di una città in continuo cambiamento. Harry Lehman appartiene a questa tradizione. È un borseggiatore che ha imparato il mestiere osservando le persone, leggendo i loro movimenti e affinando negli anni una particolare abilità nel muoversi tra la gente. A interpretarlo è John Turturro, protagonista di The Only Living Pickpocket in New York, il film scritto e diretto da Noah Segan che ha aperto le proiezioni della 21ª Festa del Cinema di Roma.
Quella di Turturro è una prova che poggia soprattutto sulla fisicità. Il modo di camminare, la postura, gli sguardi e la cura con cui Harry indossa il cappotto contribuiscono a delinearne il carattere. C’è ironia nel suo modo di affrontare le situazioni, insieme alla fierezza di chi considera il proprio mestiere una forma di competenza da difendere. L’attore lavora sui dettagli e trova un equilibrio tra leggerezza e malinconia, restituendo un uomo che conserva il proprio orgoglio anche quando emergono le sue fragilità.
Al suo fianco, Steve Buscemi è una presenza che attraversa da decenni il cinema indipendente americano, senza rinunciare alle incursioni nel mainstream. Il confronto con Turturro funziona a meraviglia grazie anche alla naturalezza con cui i due condividono la scena e a una familiarità interpretativa che restituisce autenticità ai loro scambi. Entrambi portano in volto una lunga storia di ruoli legati a New York, un percorso artistico che contribuisce a radicare il film in una tradizione cinematografica riconoscibile e a dare spessore ai personaggi.

Noah Segan ha indicato Mikey e Nicky di Elaine May e Fuori orario di Martin Scorsese tra i riferimenti del film, due opere molto diverse che condividono l’interesse per personaggi trascinati in situazioni sempre più difficili da governare. Nelle sequenze iniziali, invece, è il crime americano degli anni Settanta a riaffiorare con maggiore evidenza. La musica di Gary Lionelli e i movimenti della macchina da presa che accompagnano Harry, infatti, richiamano addirittura le atmosfere di Shaft, suggerendo una familiarità con il genere che emerge soprattutto nelle scelte di regia.
Il limite di The Only Living Pickpocket in New York emerge soprattutto nell’equilibrio tra la componente thriller e quella più intimista. La vicenda criminale offre al racconto tensione e possibilità di sviluppo, ma il regista sembra maggiormente interessato alle pause, alle conversazioni e ai dettagli che definiscono Harry. È una scelta, ovviamente, che regala al film momenti di autentica sensibilità, anche se alcuni passaggi narrativi avrebbero meritato una costruzione più incisiva. Il racconto finisce così per perdere parte della sua forza, perché l’intreccio criminale rimane sullo sfondo mentre il film si concentra sulla dimensione personale del protagonista.
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