Alexandr Sokurov: “Un’immagine sbagliata al cinema crea ferite indelebili nell’animo umano”

Oggi è comparso su La stampa questo articolo con un’intervista di Fabrizio Accatino al grande regista Sokurov, in occasione della  Masterclass da lui tenuta online per il Torino Film Festival. Sono rimasta fulminata dall’attualità dell’argomento, e dall’importanza che questa tematica ha per i registi di nuova generazione.

la Redazione

Faceva un certo effetto ieri vedere tremila chilometri strizzati nei pochi pollici di un monitor e quei dodici ragazzi collegati dalla Russia che dialogavano con i loro colleghi italiani. Uno scambio di vedute tra registi del futuro, organizzato dal Torino Film Festival: da una parte gli studenti del master in regia dell’università di San Pietroburgo, dall’altra quelli di cinema dell’ateneo torinese, del Dams e del Politecnico.

In un angolo osservava sornione Aleksandr Sokurov, il grande regista siberiano autore di film come «Moloch», «Arca russa», «Il sole», «Faust». È il loro insegnante, è lui che li ha portati (virtualmente) a questo incontro, però ha scelto di restare in silenzio tutto il tempo. «È stato giusto così, non ero io il protagonista – spiega al termine – Io sto uscendo di scena. Ho 70 anni, quanti film farò ancora, due? Il futuro è nelle loro mani. Ho voluto esserci, però, perché era importante che sentissero vicino il respiro di chi li guida».

Com’è insegnare cinema ai più giovani? «È un lavoro di grande responsabilità. Lo definirei un mestiere d’autore, come dirigere un museo. Noi docenti dobbiamo garantire che i futuri registi abbiano la libertà artistica e d’espressione, senza subire pressioni né censure da parte dello Stato».

Che cosa l’ha spinta a fare il regista? «Il caso. È stato il mestiere a scegliere me. Provengo da una famiglia di origine modesta e mi sono spostato spesso. Sono finito a Mosca e mi sono iscritto alla università statale pan-russa di cinematografia. L’Urss all’epoca era un paese talmente enorme che avrei potuto finire altrove e perdermi».

Lei ha detto: «Non fidatevi dei film, alcuni registi sono diavoli». Che cosa intendeva? «Il cinema e un’arma tagliente, che può infrangere l’armonia spirituale. Le immagini sbagliate sono in grado di creare nell’animo ferite che non si rimarginano. Oggi viviamo in un mondo prevalentemente visivo e chi gira un film ha un’enorme responsabilità. Se non la sa gestire, le conseguenze possono essere imprevedibili e distruttive». Lei è stato allievo spirituale di Andrej Tarkovskij.

Che cosa le è rimasto di lui? «Eravamo molto diversi per età, opinioni personali, concezione del cinema. Il cinema però passa, l’amore resta. Ecco, di lui mi è rimasto il bene che ci volevamo a vicenda. La sua morte è stata una gravissima perdita, uno dei momenti più dolorosi della mia vita» Non torna al Tff dalla personale a lei dedicata nel 2003. L’anno prossimo? «Vi pentirete di averlo chiesto. Verremo in massa io e i ragazzi».

Sottoscrivi
Notificami
guest
0 Commenti
Il più vecchio
Il più recente Il più votato
Feedback in linea
Visualizza tutti i commenti