L’agente segreto con Wagner Moura. Storia personale dentro un dimenticato dramma storico.

di Pino Moroni

L’agente segreto di Kleber Mendonca Filho è un film, che nasce da una mente ancora creativa, vibrante nel colore e nella musica (come è il Brasile), in cui si sente una forte professionalità, uno sperimentale stile visivo ed un ritmo del racconto ben calcolato.

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L’agente segreto di Kleber Mendonca Filho – Wagner Moura:
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L’agente segreto di Kleber Mendonca Filho
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L’agente segreto di Kleber Mendonca Filho
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L’agente segreto di Kleber Mendonca Filho

Anche se attinge ad un reale storico (la dittatura brasiliana che ha insanguinato quel paese dal 1964 al 1985) tutta la storia, individuale e politica, nel film è impersonata dal sensibile protagonista Armando/Marcelo Alves, cui dà vita, in forma gentile e triste, ma in fondo dinamica e sempre all’erta, il magnifico attore Wagner Moura (degno di premio alla migliore interpretazione).
Un film con un’anima, con un dramma personale all’interno di un dramma sociale, scatenato da un dramma storico.
Nel 1977 sono già passate tre dittature (Castelo Branco, Arthur Da Costa e Silva, Emilio Medici, considerato il peggiore) che hanno lasciato una soffocante paranoia nella popolazione con una assenza completa dei diritti, la paura degli arbitrii, della prepotenza, della violenza, dei sequestri e delle scomparse nel nulla.
C’è un sottotesto che occorre leggere in ogni scena, tra cui anche quelle surreali, per capire quello che non si dice chiaramente, ‘perché anche i muri hanno orecchie’, in una società ormai permeata di paura, sospetti, delazioni, torture ed uccisioni.
C’è sentore di morte ovunque per gli oppositori, per i dissidenti o anche per persone appena sospette ad opera di controlli della polizia segreta, dei corpi paramilitari o degli assassini pagati dai ricchi finanziatori, collusi con il regime.
Ma ci sono anche morti nelle strade per chi partecipa al Carnevale (finora 91 dicono i giornali) per opera di delinquenti di strada. La sicurezza del regime è irrisa dallo stesso Commissario di polizia Euclides (Roberio Diogenes).
Il film anima, con le immagini che propone, una osservazione sempre laterale alle cose, trovando una sua profondità sensoriale attraverso allusioni e riflessioni che serviranno per scoprire che cosa è ‘L’agente segreto’ (una persona che nasconde la sua identità non per mistero ma per non farsi scoprire).
Infatti poi più che sul romanzesco racconta la quotidianità felpata del protagonista e degli altri abitanti di una casa-famiglia che usano nomi falsi. La stessa dittatura più blanda con l’arrivo di Ernesto Geisel (1974-1979) è una presenza insinuata nel contesto sociale e si vede solo da piccoli dettagli della quotidianità.
Una introduzione luminosa ed illuminante è emblematica di come il regista vuol far conoscere la situazione.

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