di Biagio Prontera
Tra le immagini più iconiche che raccontano la storia della cultura italiana, ce n’è una in bianco e nero risalente al 1937 che ha quasi del prodigioso. È lo scatto di una terza elementare dell’istituto di Viale Trastevere, a Roma: in alto a sinistra si legge “Leone S.”, mentre a destra compare un ragazzino esile dalle orecchie sporgenti, annotato erroneamente con una sola «r» come “Moricone”.
Dopo gli anni delle elementari, le strade di Sergio ed Ennio si divisero.
Passarono quasi tre decenni prima che il destino tornasse a farli incontrare nel 1964, quando entrambi avevano ormai intrapreso le rispettive carriere nel mondo dello spettacolo.

Come ricordato dallo stesso Morricone in un libro autobiografico, il regista lo riconobbe da una particolare espressione del labbro inferiore. Quel momento portò al recupero dell’antica foto di classe e all’inizio di una serata indimenticabile: una cena a Trastevere al ristorante Filippo il Carrettiere e, a seguire, la visione al cinema di La sfida dei Samurai di Akira Kurosawa.
Sebbene la pellicola giapponese non avesse particolarmente entusiasmato Morricone, fu proprio da quella visione che Leone trasse l’ispirazione narrativa — rielaborata con sarcasmo e un piglio rocambolesco — per reinventare il genere western.
Da quell’incontro nacque Per un pugno di dollari (inizialmente intitolato Il magnifico straniero), la pellicola che diede il via a un sodalizio artistico senza precedenti.
Con l’unica eccezione dell’opera d’esordio di Leone (Il colosso di Rodi), Ennio Morricone firmò le colonne sonore di tutti i lungometraggi del regista romano — sei su sette —, fino al capolavoro di commiato C’era una volta in America.
Il legame umano e professionale tra i due durò ininterrottamente fino alla scomparsa di Sergio Leone, avvenuta il 30 aprile 1989, lasciando un’impronta indelebile nell’immaginario collettivo di tutto il mondo.
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