Sordi inedito: lo schiaffone ai viaggiatori

Tra le preziose carte della Fondazione Alberto Sordi è stato ritrovato un dattiloscritto registrato alla SIAE in data 6 aprile 1964 e intitolato “America”, che si suppone dovesse essere un sequel del famosissimo “Un americano a Roma”. Ne abbiamo dato notizia qualche giorno fa (leggi qui). A fare la scoperta è stato Alberto Anile, storico del cinema, che ne ricostruisce la genesi con filologica cura nel suo libro “Alberto Sordi” di prossima uscita [1]. Riportiamo qui di seguito l’inedito dattiloscritto.

a cura di Letizia Piredda

AIla stazione Termini lungo la pensilina del treno letti Roma-Milano, affollato da galanti commendatori milanesi che vengono a Roma per sbrigare pratiche ministeriali, riguardanti le loro industrie, o che partono con quel solito treno in quelle calde notti estive romane, a finestrini aperti, già scamiciati prima di ritirarsi nelle loro cabine, fumando l’ultima sigaretta, guardano fuori del finestrino per dare un ultimo vanitoso sguardo alla gente in attesa della partenza, pavoneggiandosi e gongolandosi con sguardi da seduttori. Il treno si muove lentamente, i commendatori smorfiano un leggero sorriso, la gente rimasta a terra alza il braccio in segno di saluto, i commendatori sporgono le loro teste calve dai finestrini ed è in quel preciso momento che Nando e compagni sbucano dai pilastri della pensilina e facendosi a ridosso del treno vicino al finestrino, rapidi, affibbiano un sonoro schiaffo ai commendatori; poi come se non fossero gli autori del gesto si bloccano verso il treno che ha già preso velocità, salutando il malcapitato come se fosse un loro congiunto, mentre si odono lontano, all’interno del treno, lamenti e grida dei commendatori colpiti dagli schiaffi. Questa è la presentazione di Nando Moriconi, tipico personaggio romano che vive come generico a Cinecittà; assistiamo ad una scena di Nando vestito da Cardinale che passa con la macchina della Produzione per recarsi sul posto di lavoro nel Piazzale S. Giovanni, dove si svolge un grande comizio di Togliatti con un raduno di migliaia di comunisti; la macchina passa attraverso le file dei comunisti, i quali vedendo nell’interno il Cardinale, facendo gesti sconci gli gridano: “A pappone!”. Nando tira giù il vetro del finestrino e sporgendosi verso gli scalmanati grida: “A figli di mignotta!” Nando come molti altri romani della sua struttura morale fanno, è anche un Play Boy; a caccia di avventure con le belle straniere; Nando conosce una giovane americana, ma purtroppo questa segna la fine del nostro eroe; l’amore per Nancy, così si chiama l’americanina che per ragioni di studio si trova a Roma, esplode così forte contrariamente a quanto gli era accaduto nelle molteplici avventure precedenti, che Nando ne soffre. Alla partenza di Nancy, Nando si sente morire: “Ci rivedremo” gli grida. “Ti rivedrò! A presto!” le grida Nando mentre l’aereo sibilando si perde verso le nuvole. Nando da quel giorno non è più lui, non frequenta più il solito ambiente, non pensa che a Nancy e al modo come poterla raggiungere in America; tenta qualunque espediente, informandosi e presentandosi in qualunque ambiente che abbia la possibilità di impiegarlo per poterlo trasferire negli U.S.A. — cinema, teatro, tv, circo equestre, agenzie di viaggi, stewart degli aerei, cameriere di bordo sulle navi, ma per il povero Nando non c’è niente da fare, si dispera, piange, si addormenta esausto e sogna: l’America, la sua Nancy, Broadway, canta e balla per le strade di Nuova York, si risveglia e con gli occhi umidi guarda attraverso il finestrino della sua cameretta che dà sui tetti e sui campanili delle Chiese di Trastevere.

Non c’è altro da fare, se vuole raggiungere Nancy in America, deve imbarcarsi clandestinamente. Assistiamo così alle peripezie di Nando al porto di Napoli o di Genova che cerca di imbarcarsi come clandestino. Godremo delle avventure di viaggio durante tutta la traversata. Nando come è accaduto recentemente a due clandestini, arriva nella rada del Porto di N.Y. Senza che nessuno si accorga di lui e nell’ultima notte, mentre Nando passeggia sul ponte guardando verso l’orizzonte in direzione della prua della Nave che punta verso l’America, viene fermato dall’Ufficiale di guardia che gli domanda perché non va a dormire, Nando si perde per un numero di cabina falso; l’ufficiale messo in sospetto fa delle indagini, Nando si sente scoperto, comincia a fuggire e seguiremo questo inseguimento in tutti i locali della Nave, sala macchine compresa, fumaioli, lance di salvataggio ecc. finché Nando, fidando della sua poderosa resistenza di grande nuotatore fiumarolo, decide di buttarsi per guadare il fiume. Purtroppo il tratto che lo separa dalla terra è molto più lungo di quanto Nando prevedeva. Nando all’estremo delle sue forze si decide a gridare al soccorso ma purtroppo arriverà tardi. Nando affoga a poche centinaia di metri da quell’America che aveva sognato di raggiungere; vede lontano le sagome illuminate dei grattacieli della 5a strada, vede la sua Nancy che lo sta aspettando, tenta ancora un’ultima e disperata bracciata, poi con una smorfia beffarda e con gli occhi pieni di pianto dice: “Mannaggia” e viene inghiottito dai flutti. Un cielo di nuvole basse trasportate dal vento ci accompagna sulla cima dei grattacieli di Nuova York dove in una terrazza di un appartamento residenziale si svolge una grande festa danzante; Nancy con i suoi capelli d’oro, con gli occhi azzurri, corteggiatissima, sorride a tutti trasportandosi a ridosso della balaustra, guarda il cielo fissando come per istinto quelle nubi nere che passano vertiginose sopra la sua testa; la sua espressione cambia come un suono prolungato che si fonde al ritmo Jazz di una dolcissima musica americana in un’immagine fantasmagorica della grande metropoli. “AMERICA”.

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