Il volo della mosca: un libro divulgativo sui sistemi complessi

Foto di Piero Bonacci

di Pino Moroni

Presentato al Centro Documentazione CIES dal giornalista Pino Moroni il libro di Fulvio ForinoIl volo della mosca” (Pensare e agire in un mondo complesso).

Fulvio Forino, ideatore e coordinatore del Festival della Complessità (alla sua 11ma, edizione), Presidente di Dedalo ’97, ha maturato una lunga esperienza come Direttore Sanitario Ospedaliero e Aziendale. Docente di numerosi corsi di formazione e di management sistemici è autore di saggi ed articoli di epistemologia basati sull’approccio sistemico.

“Il volo della mosca” (il cui significato fa riferimento alla imprevedibilità innata di questo insetto, dal sistema cerebrale molto complesso che gli permette di reagire a stimoli ambientali minimi ad una velocità e con un numero infinito di modi non prevedibili) è un libro che propone in modo facile, comprensibile e concreto un approccio sistemico per un modo nuovo di vedere la realtà quotidiana, la vita di tutti i giorni.

Fulvio Forino coinvolge il lettore, con un linguaggio alla portata di tutti, in storie ed esperienze quotidiane, fatti, metafore ed altri racconti. Con una struttura a mosaico, fatta di voci tutte collegate in relazione tra loro, che ci riportano all’ immagine di una rete nella quale tutti i nodi sono collegati vicendevolmente, a distanza più o meno ampia in un caleidoscopio di pensieri sulla vita complessa che viviamo ogni giorno.

Creando una visione nuova, nella scoperta quotidiana di un mondo che, per tradizione consolidata percepiamo solo come meccanico, automatico, prevedibile, tendenzialmente lineare, perché, come esseri umani, siamo storicamente e soprattutto evolutivamente programmati per ragionare in termini di causa ed effetto. Portandoci con le sue storie al di là di questo determinismo per cui è difficile pensare ed operare in modo complesso e sentirci invece, a nostro completo acquisito agio, immersi nell’imprevedibilità della complessità. Per poi farci affrontare, coinvolgendoci con la stessa facilità di vedute in modo sistemico, problemi molto più alti, quali la globalizzazione, il cambiamento climatico, l’insegnamento e la scuola, la scienza e la tecnocrazia.

Dopo la presentazione dell’autore e del libro da parte di Pino Moroni, Fulvio Forino ha parlato della necessità di capire le nuove parole che contraddistinguono il mondo globalizzato in cui viviamo, che mostra sempre di più di essere il regno della complessità: approccio sistemico, autopoiesi, dialogica, stabilità dinamica, autorganizzazione, contingenza, ricorsività, feedback positivi e negativi. Spiegandole con esempi naturali e sociali, storie, metafore, momenti quotidiani, parole che esprimono concetti che possono aiutarci a colmare le lacune di un mondo in veloce continua evoluzione.

Il quadro che si viene delineando via via che il lettore accumula piccoli concetti che sono alla base sia del nostro quotidiano sia dei grandi temi attuali (in cui le cose più importanti sono ormai solo i network che si riescono a stabilire o meno tra gli umani) ci aiuta a capire che il nostro pensiero, di fronte all’incertezza del presente e del futuro ed alle difficoltà che stanno ponendo i problemi sempre più complessi, ha necessità di trovare più soluzioni possibili, usando strategie quanto più flessibili ed adattative.

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I rapporti della complessità con il cinema erano stati già ben delineati dal decano ed autore più famoso della teoria dei sistemi complessi (complessità) Edgar Morin (8 luglio 1921 – vivente). Morin figura prestigiosa della cultura contemporanea ha scritto e stampato, tra i tanti, due libri: “Il cinema e l’uomo immaginario” del 1956, pubblicato di nuovo nel 2016 (Raffaello Cortina Ed.), in cui esprime grande interesse per la storia del cinema e delle sue relazioni con gli altri ambiti del sapere e “Sul cinema. Un’arte della complessità” (Raffaello Cortina Ed.) del 2021, a cura di Chiara Simonigh, in cui si ricordano, nei vari capitoli, i pensieri dell’illustre autore sul cinema e sulla nascita dei media, tratti dai primi suoi libri e saggi a partire dagli anni ’50. Del resto il sociologo Morin si è cimentato nel cinema come giornalista, critico, sceneggiatore e coregista con Jean Rouch del film Chronique d’un eté (1961), spingendo lo spettatore a considerare che la missione del cinema è quella di affrontare la doppia natura del reale, che è costituita dalla nostra realtà e dall’immaginario dotato di realtà. Un’idea assolutamente valida nel mondo attuale dominato dall’immagine, per cui per Morin “il cinema è l’effetto ed al contempo la causa dell’evoluzione complessa del genere umano”. Un’idea sempre più alla base della nostra evoluzione umana globalizzata.

Tra tutti i film che hanno trattato il tema della complessità, la lista è infinita a cominciare da Finnegan Wake (1966) tratto da James Joyce, Destino cieco (1987) di Krystof Kieslowski, Fino alla fine del mondo (1991) di Wim Wenders, Jurassic Park (1993) di Steven Spielberg, Sliding doors (1998) di Peter Howitt, Il risveglio del  tuono (2005) di Peter Hyams tratto da Ray Bradbury, Match Point (2005) e Basta che funzioni (2009) di Woody Allen, Mr Nobody (2009) di Jaco Van Dormael, Cloud Atlas (2012) di Lane e Lily Wachowski, L’ora di religione (2002) e Il regista di matrimoni (2006) di Marco Bellocchio, L’avventura (1960) Blow up (1966) e Professione Reporter (1975) di Michelangelo Antonioni.                                             

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