Deux ou trois choses que je sais de lui…

di Tano Pirrone

Ho fatto una rapida indagine ed ho scoperto che non ero il solo ad essere convinto che Godard fosse morto da tempo. Non si sentiva più nulla e qualche notizia non confliggeva con questa naturale convinzione di considerare morto chi è, invece, soltanto “assente”. Così quando il 13 scorso la mia capa redattrice mi manda un messaggio in cui mi chiede di scrivere un articolo su Godard, io rispondo, naturalmente, subito si. Le dico, però, che sono in partenza per una specie di vacanza dopo una reclusione di oltre due anni con strascichi pesanti e che vado in un posto dove tv e internet sono argomenti da fantascienza, ma che sì entro domenica glielo avrei mandato.

Poi, per caso, ho scoperto, ma proprio per caso, che il vecchio snob rivoluzionario stanco di una vita da vecchio cadente e ormai infruttuoso aveva provveduto a far da sé, guadagnando un posto onorevole nella sempre più folta schiera di chi fa il grande passo volontariamente, potendo, con un’assistenza adeguata.

l regista franco-svizzero Jean-Luc Godardmorto martedì 12 settembre all’età di 91 anni, è ricorso al suicidio assistito in Svizzera, “riuscendo finalmente a portare a termine le sue convinzioni”. Lo scrive il quotidiano francese Libération, che ha annunciato questa mattina la sua scomparsa.


A quando un governicchio qualunque in Italia metterà fine alla persecuzione di coloro che non intendono continuare a vivere una vita che non sopportano più? Nulla di più personale della vita e nulla di più responsabile dell’atto di troncarla, quando diventa insopportabile. I tristi figuri che decidono della nostra vita, vogliono decidere anche della nostra morte. Non è questa la sede per parlarne, ma un vaffa di cuore per costoro è comunque d’obbligo!

Godard, dunque, antico costruttore di un’idea di cinema nuova e diversa; e quindi di un’ottica diversa di vedere la vita e di modalità diverse di viverla: Liberation che ne ha dato per primo la notizia, rimarca come il cineasta sia andato “in fondo alle sue convenzioni”. Le notizie successive provenienti dalla famiglia hanno confermato che il regista è “morto serenamente presso il suo domicilio, circondato dai propri cari”; “non era malato, era semplicemente esausto”. Che non è poco.

Quale momento della verità più vero che quello della morte, del passaggio necessario e irrinunciabile dall’essere al non-essere, dalla presenza al ricordo.
E proprio in virtù dell’indiscussa sacralità del momento, è giusto dire tutta la (mia) verità. Che consiste in quanto appresso.

Giochi di sguardi ( in macchina)

Godard è stato un allucinato profeta ed ha contribuito a dare una svolta decisiva alla visione del cinema, alla definizione di esso come categoria artistica e alla sua funzione sociale. Non era da solo, ma in buona compagnia. E i compagni erano tutti più simpatici di lui, o meglio: Jean-Luis era il meno simpatico dei profeti e dei profetini della nouvelle vague. Prendete, per esempio François Truffaut, da me adorato: Godard è riuscito a rompergli le uova nel paniere, rubandogli l’attore dei “Quattrocento colpi” (Jean-Pierre Léaud). Proprio a Truffaut, che morto una vita fa – nel 1984 – è stato strutturalmente un ortodosso: i suoi film avevano un inizio, uno svolgimento e un finale. Sempre in quest’ordine. Il messaggio era per tutti e tutti potevano democraticamente coglierlo. Il nostro, invece, come spesso è accaduto per i ricchi borghesi che hanno passato la sponda, nel loro furore antagonista mischiavano le carte, e la narrazione diventava accumulo e sortilegio per pochi.

Da non perdere per conoscere meglio il nostro, il biopic di Michel Hazanavicius Il mio Godard, con Louis Garrel nei panni del regista, un personale omaggio al maestro, che racconta la storia d’amore tra il cineasta e l’attrice Anne Wiazemsky e i giorni del Maggio parigino in cui fermò il festival di Cannes insieme ai colleghi della Nouvelle Vague. Per oltre sessant’anni anni Godard è stato un uomo e un artista “contro”, rampollo di una ricca famiglia borghese negli anni 60 si è schierato contro il capitalismo e la cultura di massa ma soprattutto contro il cinema dei padri che attaccò prima come critico, poi come cineasta e agitatore politico.

Ora, invece, c’è chi vuole i santi subito: «Storie del cinema: occhio che sfonda la retina, parole che scopano l’occhio, schermo che diventa luogo di lotta politica. – Muore il futuro -. Si chiamava, si chiama, si chiamerà Jean-Luc Godard. Maestro eccelso, assoluto», si legge nell’ “ipercommosso” necrologio a pag. 54 del quotidiano milanese, che riporta la firma di Antonelli e Guadagnino e la data, 13 settembre 2022.» L’esaltazione praidiana del da me assai poco stimato regista nostrano, così tanto alla moda, estingue la visione critica del personaggio e diventa un osannante “Santo subito”, esecrabile invocazione per chi non ama i santi e tantomeno il “subito”.

Ognuno onori chi vuole nel segno di ciò che crede, io personalmente sono dell’opinione che quello di Godard sia stato CINEMA (maiuscolo e grassetto) quando inventava “Fino all’ultimo respiro” (À bout de souffle, 1960) e sovvertiva i canoni tradizionali, dando il via al cinema moderno e contemporaneo – attori semidei: Jean-Paul Belmondo e Jean Seberg –; e poi, ancora, con “Il bandito alle 11” (Pierrot le fou, 1965), e due anni prima – merci beaucoup, Jean-Luc! – il sacrale “Il disprezzo” (Le mepris, 1962) dal romanzo moraviano del ’54, film venerabile (e uno) per le grazie senza tempo di Brigitte Bardot che nuota nel blusemprepiùblu del mare di Capri (e due) dopo aver disceso tutti gli scalini dal tetto al mare nell’unicuum architettonico di Villa Malaparte voluta dall’acre Curzio e ideata dal sognatore Libera (e tre!).

Potremmo aggiungere ancora altre deux ou trois choses que je sais de lui…mai je prefere juste ajouter au revoir mon ami et merci
Informazioni su Tano Pirrone 68 Articoli
Sono nato in provincia di Siracusa, a Francofonte, l’antichissima Hydria dei coloni greci, quaranta giorni prima che le forze alleate sbarcassero a Licata. Era il 14 maggio 1943. Ho frequentato il liceo classico, ma non gli studi per giornalista, cui ambivo. Negli anni ’70 ho vissuto due lustri a Palermo, dove ho lavorato in fabbrica, come impiegato amministrativo- commerciale. Nel 1981 mi sono trasferito a Roma per amore di Paola, oggi mia moglie. Sono stato funzionario commerciale e Project Manager nel Gruppo Marazzi. Infine consulente d’azienda per Organizzazione Aziendale e Sistemi Qualità. Curo le piante della mia terrazza, vedo gente, guardo film e serie tv, vado a cinema e a teatro, seguo qualche mostra; leggo, divagando e raccogliendo fior da fiore, e scrivo di cinema, libri e teatro per Odeonblog; di altre cose per me stesso. Ho pubblicato anche su Ponza Racconta, Lo Strillo, RedazioneCulturaNews ed altri siti di cinema e teatro. Ho due figli, Francesco e Andrea, ed avevo un cane, Bam, che sta sempre con me dovunque io vada. Sono faticosamente di sinistra; sono stato incendiario ed ora dovrei essere ragionevolmente pompiere.
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