Ci lascia Fulvio Lucisano, l’ultimo grande produttore

Fulvio Lucisano

di Biagio Prontera

Se n’è andato il 18 agosto, a Roma, a novantotto anni, Fulvio Lucisano, nella stessa città in cui era nato nel 1928, dopo una vita intera passata a scommettere su film e registi poco conosciuti. La parola che mi è balenata in questi giorni in cui si è parlato della sua scomparsa è stata “coraggio”. Non l’audacia a buon mercato di chi rischia il denaro altrui, ma quella vera, quella di chi mette sul tavolo i propri soldi e la propria faccia, e se il film non funziona sono problemi suoi.
Lucisano si era laureato in Giurisprudenza alla Sapienza, ma il cinema lo aveva già catturato. Cominciò come documentarista, un mestiere umile e disciplinato che gli insegnò il montaggio, i tempi, l’economia del racconto: quasi trecento lavori tra produzioni proprie e collaborazioni con la Documento Film e l’Istituto Luce, per cui realizzò anche cinegiornali destinati al mercato latinoamericano. Fu una gavetta lunga, di quelle che oggi quasi nessuno ha più la pazienza di fare e che invece serve come il pane perché ti insegna un mestiere. Nel 1955 il salto al lungometraggio con I quattro del getto tonante di Fernando Cerchio, e tre anni dopo, nel 1958, la creazione della Italian International Film, la IIF, la creatura che avrebbe accompagnato tutta la sua vita e che oggi portano avanti le figlie Federica e Paola.

È qui che comincia la parte della sua storia che a me, personalmente, sta più a cuore. Lucisano non è stato soltanto l’uomo di Ricomincio da tre o di Notte prima degli esami: è stato, prima di tutto, uno dei grandi architetti di quel cinema di genere italiano che negli anni Sessanta e Settanta veniva prodotto a ritmi forsennati, liquidato come cinema minore, e che decenni dopo il mondo intero avrebbe imparato a venerare. Con Mario Bava firma Terrore nello spazio nel 1965, pietra miliare della fantascienza nostrana che avrebbe finito per influenzare, alla lontana, perfino Alien, e l’anno dopo Le spie vengono dal semifreddo.
Negli stessi anni la IIF si getta nello spaghetti western, nel giallo, nell’avventura popolare, in tutto quel magma di generi che faceva incassare le sale di provincia e che i critici dell’epoca guardavano con sufficienza. Nel 1972 produce Cosa avete fatto a Solange? di Massimo Dallamano, uno dei gialli più inquieti e meglio scritti del decennio. Sono film che per anni sono rimasti ai margini dei discorsi ufficiali sulla storia del cinema italiano, fino a quando, nel 2005, la Mostra di Venezia non ha dedicato a Lucisano un omaggio alla carriera, restaurando e proiettando proprio questi titoli all’interno della retrospettiva sulla storia segreta del nostro cinema di genere. Una rivincita tardiva, ma meritata, per un uomo che aveva creduto in quei film quando nessuno ci credeva.
E poi c’è l’altra faccia della sua produzione, quella della grande commedia italiana: Tre tigri contro tre tigri di Corbucci e Steno, Il… Belpaese di Luciano Salce, Aragosta a colazione di Giorgio Capitani, Il tassinaro con Alberto Sordi, fino a collaborazioni più autoriali come Diario di un vizio di Marco Ferreri, Ninfa plebea di Lina Wertmüller o Un ragazzo di Calabria di Luigi Comencini. C’è un gesto che racconta davvero chi fosse Lucisano come produttore: la scelta di affidare la regia del suo esordio a un comico napoletano che nessuno considerava un regista. Nel 1981 infatti produce Ricomincio da tre, debutto dietro la macchina da presa di Massimo Troisi. Fu un successo enorme, ma soprattutto fu un atto di fiducia cieca in un talento non ancora dimostrato, esattamente il tipo di scommessa che oggi in Italia quasi nessun produttore si prende più la briga di fare.

Lo stesso istinto lo ritroviamo un quarto di secolo dopo, quando nel 2006 mette la faccia su Notte prima degli esami, esordio alla regia di Fausto Brizzi: un film che diventa immediatamente un fenomeno generazionale, capace di raccontare un pezzo di Italia meglio di tanti saggi sociologici, e che genera un piccolo universo di sequel e imitazioni, da Ex a Maschi contro femmine.
Negli anni successivi Lucisano continua ad accompagnare esordi e nuove voci della commedia italiana, da Massimiliano Bruno a Edoardo Leo, da Alessandro Siani a Giampaolo Morelli, con titoli come Nessuno mi può giudicare, Non ci resta che il crimine e Buongiorno papà. Aveva più di novant’anni e lavorava ancora a pieno ritmo: il suo ultimo film, Alla festa della Rivoluzione di Arnaldo Catinari, è uscito proprio nel 2026, dopo l’anteprima alla Festa del Cinema di Roma, e lascia dietro di sé progetti che ora altri dovranno portare a termine, come il nuovo capitolo di Benvenuti al Sud con Bisio e Siani o il film dei Manetti Bros sulla Coppa Davis. Presidente dell’ANICA dal 1998 al 2001, Cavaliere del Lavoro dal 2007, Lucisano ha attraversato per settant’anni ogni angolo della filiera cinematografica, dalla produzione alla distribuzione, dalla sala alla televisione, senza mai perdere quella capacità, rarissima, di muoversi senza snobismo tra il cinema popolare e quello d’autore, tra il B-movie di culto e il film da David di Donatello.

Ecco, è proprio questa mancanza di snobismo, unita a un rischio calcolato, quello che oggi manca quasi del tutto al nostro cinema. I produttori italiani contemporanei, salvo rare e lodevoli eccezioni, hanno smesso da tempo di scommettere: si muovono dentro le griglie del tax credit, inseguono le piattaforme, replicano formule già collaudate, aspettano che sia il mercato a dire loro cosa produrre invece di provare a costruirlo. Lucisano apparteneva a una generazione che il rischio lo cercava, perché sapeva che il cinema, quello vero, si fa anche di fallimenti onorevoli e di intuizioni pazze che nessun comitato di investimento approverebbe mai.
Un regista esordiente sconosciuto che diventa Troisi, un filmetto di fantascienza girato con quattro soldi che diventa Terrore nello spazio sono scommesse che oggi, in un sistema produttivo sempre più prudente e finanziarizzato, semplicemente non si farebbero più. Per chi, come chi scrive, ha amato il cinema di genere italiano degli anni Settanta senza averlo vissuto in sala, riscoprendolo su VHS sgranate anni dopo, il nome di Fulvio Lucisano è uno di quei nomi che tornano continuamente nei titoli di testa dei film più belli e più dimenticati di quella stagione. Con la sua scomparsa se ne va davvero l’ultimo dei produttori d’istinto, quelli che ci mettevano la faccia. Sta a chi resta, oggi, decidere se quella lezione di coraggio vada raccolta o lasciata cadere insieme a lui.

Informazioni su Biagio Prontera 15 Articoli
Nato a Gagliano del Capo nel 1985, cresce tra le pagine di Stephen King e le maratone cinematografiche notturne. Laureato in Ingegneria Informatica a Torino, oggi vive a Venosa, la città di Orazio. È il fondatore e curatore della pagina Facebook Italian Kings of the B’s, punto di riferimento per gli amanti del cinema italiano di genere anni '70 e '80. Pubblica su Amazon i volumi di racconti Danza tra le ombre e Il cuore della notte. Ha pubblicato anche Il diario del cinefilo, un taccuino dedicato a chi vive di cinema

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