Alice nelle città:il primo film della trilogia della strada. Sicuramente dietro al film c’è il road movie americano, ma, anche se meno evidenti, due correnti letterarie tedesche dei primi dell’800: il “romanzo di sviluppo” e il “romanzo di formazione”.
Ma quello di Felix e Alice è un viaggio con una mèta stabilita o un viaggio senza mèta? è un viaggio o solo movimento?
Wenders dice: “Viaggiare è per me un movimento veramente fenomenologico. Vuol dire semplicemente che accade qualcosa, non necessariamente che qualcosa si trasforma, ma malgrado tutto, il viaggio offre la possibilità che qualcosa si trasformi ed è quello che mi interessa nel sistema del viaggio: una trasformazione potenziale, non soltanto tra i personaggi, ma all’interno di ognuno di essi” I personaggi di Wenders iniziano il loro movimento a seguito di uno “scarto”, qualcosa che incrina il loro rapporto col mondo e che gli ha fatto perdere la capacità di identificarsi in un ruolo preciso. Nel caso di Felix questa ricerca dell’identità non viene perseguita attraverso la somma di esperienze sempre nuove e significative, ma si risolve semplicemente nell’essere in movimento.

Questo si traduce in una narrazione lenta non ellittica che segue passo passo il percorso del personaggio.
Il viaggio diventa un’esperienza fine a se stessa, priva di qualsiasi finalità, anzi spesso i personaggi restano in balìa degli avvenimenti che non possono, non vogliono controllare. Come nel caso di Felix che si trova ad attraversare la Germania in cerca della casa della nonna di Alice.
Come spettatori assistiamo a un ricorso quasi ossessivo ai mezzi di trasporto: auto, treno, battello, side car. Tra tutti ha una funzione simbolica il treno.
Al viaggio è legato il concetto di frontiera che evoca l’altrove, che da un lato rappresenta un luogo irraggiungibile ma reale, esistente.Per certi versi il film ricorda Paper Moon, che però si svolge all’insegna del divertimento e della spettacolarità, e resta quindi molto distante dal registro interiore ed esistenziale di Felix e Alice.

Felix è un giornalista tedesco che deve fare un reportage sulla civiltà americana, ma si trova nell’impossibilità di scrivere su una realtà sempre uguale e prevedibile: la realtà americana, prima mitizzata, adesso non sembra avere niente di diverso da quello che Felix si è lasciato alle spalle, sottolineando la dipendenza della Germania dal modello di vita americana.Questo lo porta ad abbandonare la scrittura e a passare alla fotografia: “spara” foto, per ingabbiare gli oggetti, sottrarli al divenire, fissandoli nell’immobilità dell’immagine. Purtroppo in questo modo ottiene soltanto la verifica della sua presenza nei vari posti, nulla di più. Non riescono in nessun modo a ridargli l’identità perduta.



Sarà proprio l’incontro casuale con Alice, che gli permetterà di riacquistare una dimensione immediata e spontanea, quella dell’infanzia , in cui non sono possibili la finzione e l’inganno. Attraverso il rapporto con Alice recupera la possibilità di una rinnovata visione delle cose del mondo, che schiaccia quella dell’abitudine, come quando scaraventa letteralmente a terra la tv nella camera d’albergo.
Ed è proprio sotto lo sguardo costante e innocente di Alice che Felix riacquista la consapevolezza di sé e il senso della propria esistenza.

Nell’ultimo viaggio insieme affacciati al finestrino del treno in corsa, i loro visi esprimono un sentimento di amicizia, e una complicità capace di sottrarli alla tendenza alienante della società.
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