di Giulia Pugliese
“Questa sera c’è proprio una bella luna”
Il cinema di Lee Chang-dong è un cinema che si prende il suo tempo, con una narrazione ampia riesce a unire fascino a crudeltà. Il cineasta coreano riesce a descrivere la situazione sociale della Corea del Sud, senza arrivare ai picchi di cattiveria dei suoi compatrioti Bong Joon Ho e Park Chan-wook. Il cinema di Lee Chang-dong è sempre dalla parte dei suoi protagonisti, anche quando spesso tratta di aguzzini. Possible Love per certi versi fatica a trovare una sua narrazione, rimanendo imbrigliato nella sua denuncia contro il cinema d’autore incapace di fare quello che il regista coreano è sempre riuscito a fare: stare dalla parte dei suoi protagonisti. Il film arranca perché ad arrancare sono anche i suoi personaggi, la coppia proletaria composta da Mi-ok e Ho-seok, interpretati da Jeon Do-yeon e dall’attore che rappresenta il volto del cinema di Lee Chang-dong, Sul Kyung-gu, non si riconosce più nel mondo che li circonda, lui ha perso il lavoro per colpa dell’intelligenza artificiale e lei si ritrova a fare l’uomo di casa. L’incontro con una coppia borghese, composta da Sang-woo, che è interpretato dall’aitante Jo In Sung, per cui Mi-ok proverà un’attrazione immediata, e soprattutto Ye-ji, aspirante regista di documentari che ha il volto della donna benestante di Parasite, l’attrice Cho Yeo-jeong, porterà entrambe le coppie a interrogarsi sulla loro situazione.
Possible Love non è un film di scontri, ma di incontri, non c’è l’asprezza dello scontro di classe tra ricchi, poveri e più poveri di Parasite, c’è un genuino, ma a tratti interessato, coinvolgimento, scoperta e conoscenza da parte delle coppie. Per la coppia proletaria, quest’incontro diventa il modo di elaborare i loro problemi, specie per la parte maschile della coppia che si troverà per la prima volta a parlare del suo licenziamento, della lotta nella fabbrica, del trauma subito e di come si sente adesso, con fatica, ma riuscendo a liberarsi in parte dai suoi fantasmi. Tuttavia, i mezzi che usa Ye-jio per arrivare a queste confessioni risultano manipolatori e poco capaci di contenere le conseguenze del far rivivere all’uomo le esperienze passate.

Possible Love è una critica alla borghesia culturale e all’ambiente cinematografico colto, una critica che Lee Chang-dong fa a se stesso, che è stato Ministro della Cultura in Corea del Sud, l’incapacità dell’arte di parlare dei malesseri della classe operaia, che a breve sarà sostituita dalle macchine. Gli artisti sono diventati troppo borghesi per parlare dei problemi sociali, l’unico modo in cui ci riescono è mettendo al centro la sofferenza umana dell’altro, senza tutelarlo o creando una vera empatia con questo. Non è più il tempo di Ken Loach, che riusciva a creare empatia per i suoi personaggi ai margini, che avevano la forza di lottare. La nuova narrazione del proletario, infatti, si ritrova a confrontarsi con l’impossibilità di riuscire a fare pressione per avere qualche forma di tutela lavorativa, ma non bisogna pensare che questo non toccherà le classi più agiate.
Nell’ultimo film di Lee Chang-dong, la classe borghese e quella proletaria sembrano capirsi e legarsi, perfino nella scena in cui Ho-seok, ubriaco, fa i suoi bisogni per tutto il bagno della casa di Sang-woo, che non si arrabbierà, ma farà lo stesso, non c’è una conflittualità reale, non si arriva mai a un vero scontro. Tuttavia, nel film c’è uno strato sociale che non viene quasi considerato, di questo parla anche un personaggio ad una cena. Il regista mette in scena una liberazione metaforica di questi lavoratori, legata a una scomparsa di un oggetto.

Nell’atto finale la presenza delle telecamere, il guardarsi guardinghi e le umiliazioni perpetrate fanno sì che questa convivenza non possa avvenire. La crudeltà del film non si trova nei rapporti sociali, ma nei rapporti umani, nella coppia, il marito borghese che tratta con accondiscendenza la moglie che prova a fare dell’arte sociale, la moglie proletaria che desidera l’uomo ricco e che non riesce ad aiutare il marito, ma lo sprona solo a fare il burattino per avere delle amicizie che contano, tante piccole meschinità e ferimenti. Alla fine i puri di cuore rimangono la regista, che stupidamente crede in quello che fa, e l’uomo sostituito dalla macchina, che si sente impotente, ma che non può fare altro che continuare a vivere, come viene detto alla fine del film.
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