Film in una stanza

a cura di Letizia Piredda

Pubblichiamo volentieri questo articolo di Angelo Moscariello edito da Cabiria Magazine, che ci dà alcuni spunti interessanti su come sostituire la mancanza di nuovi film da vedere al cinema.

In questo periodo di clausura forzata a causa del coronavirus c’è almeno un rimedio per combattere la depressione causata dall’isolamento imposto a ognuno dai vari decreti del governo.
Questo rimedio potrebbe consistere nello stare a casa e rivedersi sul piccolo schermo i tanti classici della storia del cinema da recuperare in mancanza di nuove pellicole attese quando riapriranno le sale di prima visione. Sarebbe una scelta comunque salutare visto anche che molti dei nuovi film di cui si è parlato non sono stati poi quei capolavori sperati salvo due o tre eccezioni.
Insomma rivedere per la seconda o anche per la terza volta i grandi classici può aprire nuovi e inaspettati orizzonti interpretativi i quali connotano per definizione questi testi che chiamiamo classici il cui senso è inesauribile a distanza di anni dalla loro uscita.
A ogni visione di La donna che visse due volte si scopre un dettaglio che era sfuggito, a ogni visione di Blade runner si scopre la ricchezza metaforica del film e lo stesso accade nel caso di opere del muto come Nosferatu  o Aurora  sempre attuali grazie al loro uso poetico del bianco e nero.
Questa pregnanza di senso rende eterni anche film di genere quali il western Sentieri selvaggi, l’horror La notte del demonio e il noir La fiamma del peccato, per non parlare delle comiche immortali di Buster Keaton e di Charlie Chaplin (e anche di quelle sempreverdi di Stanlio e Ollio).

Inoltre, sempre in tema di cinema da vedere in una stanza in regime di clausura, potremmo toglierci con l’occasione la curiosità di vedere quali film sono ambientati per intero dentro una stanza senza essere per questo claustrofobici. Gli esempi anche famosi non mancano e tra essi ne vanno ricordati ben quattro di Polanski (Repulsion, Carnage, La morte e la fanciulla, Venere in pelliccia), due di Hitchcock (Nodo alla gola e La finestra sul cortile), uno di Tarantino (The hateful eight), uno di Kubrick (Shining), uno di Bunuel (L’angelo sterminatore), uno di Fincher (Panic room), uno di Lumet (La  parola ai giurati), tanto per citare alcuni indiscussi capolavori.
Sono questi tutti film di grandi registi  dove la cinepresa dimostra con i suoi mezzi di cosa è capace per creare tensione e dinamica drammatica all’interno di spazi chiusi con un solo sfondo scenografico senza scadere al livello di semplice teatro filmato. Una ottima prova cui sottoporre i giovani aspiranti registi con tante idee e pochi soldi (e magari pure in quarantena).

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