Antonioni e la moda

di Letizia Piredda

In un recente volume intitolato Moda e cinema in Italia[1], mi ha colpito il fatto che l’autrice dedica un intero capitolo a Moda e cinema nei film di Michelangelo Antonioni. Forse perchè ho sempre considerato i film di Antonioni come film estremamente criptici , difficili da analizzare e da interpretare. E forse perchè non ho mai dato il giusto peso a un fenomeno così importante come la moda.
Proseguendo nella lettura scopro che tra i documentari di Antonioni ce n’è uno dedicato alla moda: Sette canne e un vestito, 1949. E inoltre che se il neorealismo aveva esordito con la canottiera lisa di Massimo Girotti in Ossessione, 1943 di Visconti, il magnifico mantello da sera con bordi di volpe bianca, indossato da Lucia Bosè in Cronaca di un amore, inaugurò una

Lucia Bosè in Cronaca di un amore

nuova era per l’Italia e un nuovo linguaggio cinematografico, di cui Antonioni sarebbe stato uno dei principali maestri. In questo film, ritratto noir della borghesia milanese nell’epoca del neorealismo, assistiamo ad una sfilata di moda che rappresenta per la prima volta il contrasto tra la condizione sociale lavorativa dell’indossatrice e quello della signora dell’alta società [2].
In particolare nel corso della sfilata, organizzata a scopo di beneficienza in un ristorante, l’indossatrice dopo aver camminato secondo le regole della passerella, fa un gesto inaspettato. Dopo un’offerta alta di Paola (Lucia Bosè) per acquistare il vestito, che viene accettata, la modella si sfila il vestito restando soltanto con la biancheria intima, e lo offre a Paola.

Lucia Bosè in Cronaca di un amore


Chiaramente il gesto della mannequin sovverte le regole del fashion show e vanifica il glamour della stessa sfilata. Un gesto provocatorio che interrompe la narrativa di indifferenza e sottomissione della lavoratrice di fronte al potere della signora. Con questo gesto l’indossatrice separa letteralmente il suo corpo da quello del vestito in vendita e che indossa [3].
Nessuno prima di Antonioni era riuscito a rendere in modo così esplicito le complesse dinamiche di genere, classe e lavoro nel mondo della moda.


[1] Eugenia Paulicelli. Moda e cinema in Italia. Bruno Mondadori, 2020
[2] Vedi sopra p.95
[3] Vedi sopra p.96

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