“Succederà questa notte” di Nanni Moretti, Venezia 83

Nanni Moretti alla Mostra del Cinema di Venezia per presentare Succederà questa notte, con Louis Garrel e Jasmine Trinca

di Letizia Piredda

Tre piani è stato un film di rottura con il cinema morettiano, un taglio netto davvero difficile da digerire anche per i più aperti, per i più possibilisti. Questo passaggio così improvviso a un film che apriva un registro totalmente nuovo basato sul libro omonimo di Eskol Nievo, che cancellava d’amblais tutti gli elementi caratteristici, e così amati da tutti i morettiani, è stato veramente un duro colpo, forse anche per Nanni Moretti stesso, che ha voluto tentare una nuova strada, senza ottenere il film che voleva.
Ma voltiamo pagina.
Con Succederà questa notte e un ritorno a Venezia dopo trent’anni, è riuscito a realizzare un progetto molto più articolato su vari versanti. Questa volta il “nuovo stile” è punteggiato da tanti elementi tipici che hanno costituito la cifra del cinema morettiano: una su tutte l’ironia, ho detto l’ironia non il sarcasmo. È un Moretti che scopre i sentimenti, quelli che ha sempre snobbato: vi ricordate in Bianca “perchè tutto questo dolore? perchè” e quindi è meglio lasciarsi per non soffrire, per evitare la separazione che prima o poi avverrà. Si i sentimenti e lo fa con una semplicità disarmante e non senza una componente surreale che ci ricorda Bunuel, non solo ma nel registro lineare della commedia inserisce qualche narrazione a sketch, quelle che Tullio Kezitch aveva chiamato “tragicomic strips”[1].
Ma oltre a inserire elementi tipici morettiani il film ha un respiro molto più ampio e accenna ora a Fellini, ora a Truffaut, ora a Allen, ora a Kubrick (esagero?) ora a Resnais, con incroci temporali che vanno avanti e indietro rispetto al filo degli accadimenti. Il tutto sfruttando la bravura del suo nuovo alter ego, Louis Garrel e della bravissima e bella Jasmine Trinca.


Ma per apprezzare questo film dobbiamo accettare il cambiamento: se ci arrocchiamo come i morettiani sessantottini ai moduli originari che ci hanno accompagnato per cinquant’anni, in cui ci siamo riconosciuti, e che sono entrati nel nostro quotidiano con le battute storiche, se da lì non ci vogliamo muovere, allora questo film può essere visto, e già in molti lo hanno così definito, solo come il ripiego di un regista che, in tarda età, esaurito il suo repertorio per quanto originale, vario e prolungato nel tempo, si adegua a un cinema più fruibile, più accomodante, più streaming.
La mia idea è totalmente all’opposto: questo è un film che costituisce una novità, dove il nuovo registro adottato si intreccia con lo stile originario di Moretti, trasformando di fatto quello che potrebbe essere il normale registro da Rom-Com e aprendo a una o più formule nuove.
Non so se vi ricordate il famoso incontro-scontro tra Moretti che aveva appena fatto Io sono un autarchico in Super8 e l’allora già affermato Mario Monicelli: Moretti rivendicava la possibilità di un cinema senza grandi badget, senza attori famosi etc. e affermava l’originalità del suo film, mentre Monicelli gli risponde che il suo film era solo commedia all’italiana. Ora certamente il film di Moretti nasce nell’alveo della commedia italiana, ma introduce una serie di elementi innovativi che Monicelli non aveva colto.
Adesso ci troviamo a un secondo giro di boa: è molto facile considerare il nuovo film di Moretti come una normale Rom-Com, ma se facciamo attenzione la costruzione del film ha una sua originalità proprio perchè pur muovendosi sui binari della commedia sentimentale introduce degli strappi ironici, surreali, di inversione temporale che lo rendono di nuovo un prodotto innovativo.

[1] Riportiamo qui il link dello Speciale Nanni Moretti che abbiamo realizzato 3 anni fa dopo aver visto e rivisto Il sol dell’avvenire:  una specie di summa morettiana, che ci ha portato inevitabilmente ad una riflessione sul cinema di Moretti, come mai era successo prima: un arco di quasi 50 anni, da Io sono un autarchico, 1976 ( visto al Film studio di Roma).

Informazioni su Letizia Piredda 228 Articoli
Letizia Piredda ha studiato e vive a Roma, dove si è laureata in Filosofia. Ha frequentato per diversi anni Corsi Monografici di Analisi di Film e più di recente Corsi di Critica Cinematografica presso Sentieri Selvaggi, Longtake e La Critica ritrovata. Ha tenuto Seminari su tematiche di cinema presso l’Università di Perugia. Da 3 anni collabora con il sito Longtake. Ha vinto il Concorso di Critica Cinematografica over30 nell’ambito del Longtake Film Festival 6 Edizione, 2024. Ha curato e scritto il volume Kieślowski: vivere con attenzione (Amazon Edizioni, 2025), di Letizia Piredda, Martina Cossia Castiglioni, Pino Moroni, Giulia Pugliese.

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