la Redazione
Il leone d’oro è andato al film Woman unknown di May el-Toukhy, che ha portato con sé anche la coppa Volpi per la protagonista Mathilde Arcel, una rivincita al femminile dopo le polemiche per la scarsa presenza di donne in concorso, a cui poi si è aggiunta la regista di Naza , documentario sulla Palestina al quale va il Premio Speciale della Giuria.
Il film vincitore è stato scritto in collaborazione con Maren Louise Käehne.
Una coproduzione tra Danimarca, Svezia e Lettonia, protagonista Mathilde Arcel nel ruolo di Marie, una giovane tata e domestica che nasconde un segreto poco dopo l’occupazione nazista della Danimarca.
Gran Premio della Giuria, il secondo riconoscimento più importante, va a “Possible Love”, poetico ritratto delle dinamiche di classe e lavoro firmato dal regista sudcoreano Lee Chang-dong, che segna il ritorno di Lee alla regia a otto anni di distanza dall’acclamato Burning.
Leone d’Argento per la miglior regia va a Ilya Khrzhanovsky per il film “Dau” un progetto sulla realizzazione della bomba atomica da parte di fisici sovietici, la cui produzione ha richiesto oltre vent’anni. “A questo film hanno lavorato più di duemila persone, molte delle quali vengono dall’Ucraina, dove è stata girata la maggior parte del film. Voglio dedicare questo premio agli ucraini che stanno combattendo questa guerra terribile per la loro libertà, la loro pace, la loro vittoria. Io credo in loro”, ha dichiarato dal palco il regista che ha rinunciato alla cittadinanza russa per protestare contro la guerra in Ucraina.
La Coppa Volpi per la migliore attrice va a Mathilde Arcel protagonista del film trionfatore di questa edizione “Woman Unknown“, mentre il Leone per il migliore attore è di John Malkovich per “Wild Horse Nine” di Martin McDonagh. Malkovich non era presente alla cerimonia, ma ha inviato un videomessaggio spiegando di essere impegnato nelle riprese a Montreal: “Sono onorato di ricevere questo premio, conferito in passato a tanti attori straordinari”.
Il premio per la miglior sceneggiatura tocca invece a Stéphane Brizé, Coralie Amédéo, Olivier Gorce per il dramma aziendale “Un Bon Petit Soldat” di Stéphane Brizé. Mentre il Premio Speciale della Giuria se lo aggiudica il documentario sulla guerra a Gaza “Naza” di Yuval Abraham e Rachel Szor, riconsocimento che viene accolto da una standing ovation della Sala Grande del Palazzo del Cinema. “Grazie alla giuria, e siamo entrambi molto grati di essere qui. Onestamente, non è facile stare qui. Penso a tutte le persone, ai politici israeliani, ai giornalisti, che stanno attaccando questo film, contestandolo senza nemmeno averlo visto. E si sta facendo di tutto per non guardare la realtà. Per noi è davvero fondamentale che gli israeliani vedano questo film”, ha affermato il regista Abraham. Il film è stato inserito nel concorso principale in extremis – su richiesta degli autori – e proiettato verso la fine del programma, ma ha lasciato il segno: dopo l’anteprima, ha ricevuto una standing ovation da record, durata circa 25 minuti. Girato di notte sui tetti di Tel Aviv in condizioni di estrema segretezza nell’arco di tre anni, “Naza” raccoglie le testimonianze di 24 israeliani interni all’apparato militare – tra cui ufficiali dell’intelligence e soldati – che offrono uno sguardo sulla guerra a Gaza e su quella che descrivono come l’uccisione sistematica di civili palestinesi.
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