Woman Unknown di May el-Toukhy

Woman Unknown di May el-Toukhy, film vincitore del Leone d’Oro a Venezia 83OdeonBlog

di Giulia Pugliese

“Tutti facevano tutto per sopravvivere, persino tu hai venduto i tuoi prodotti ai tedeschi”

Woman Unknown è un film rigoroso, in pieno controllo di se stesso, dettagliato, accurato e che si muove in un contesto storico, senza però perdere la storia dei personaggi. Il film ci mostra la quotidianità di Marie, tata della figlia di un ricco industriale, che sta per sposare il suo datore di lavoro. Finalmente sta per intraprendere quell’agognato passo sociale che le permetterà di diventare una signora della borghesia.

Woman Unknown è anche un film di fantasmi, in primis la guerra che è passata ma riecheggia, nella quotidianità, la resistenza dà la caccia ai collaborazionisti, la guerra sembra non voler passare, continua a riecheggiare nella vita quotidiana delle persone, si guardano in maniera guardinga gli altri ed è come se si fosse impossibilitati a tornare alla normalità. Il secondo fantasma è la moglie venuta a mancare del promesso sposo di Marie, una donna che sembra perfetta e soprattutto una donna nata benestante. Il terzo fantasma è il più pesante, che permea tutto il film, è quello della vita di Marie durante la guerra, la colpa di aver avuto una relazione con un soldato tedesco.

Le colpe delle donne, se di colpe si può parlare, sono sempre peggiori di quelle degli uomini, perché spesso il metro di giudizio è dato da questo. In un film dove il desiderio è punito, il sesso è merce di scambio e la sessualità femminile castrata, come ci racconta la scena in cui Marie schiaffeggia la bambina, a cui fa da tata e sua futura figliastra, perché ha fatto dei giochi proibiti con degli altri bambini maschi. La guerra è finita, ma non per Marie che in una spirale di paranoie, bugie e in perenne stato d’allerta. Il film riesce a fare sentire le difficoltà della sua protagonista, che non riesce a darsi una colpa per aver adottato una strategia per sopravvivere, ma che è terribilmente preoccupata di perdere lo status che ha fatica sta guadagnando. L’opera ricerca un linguaggio sofisticato e autoriale, inventandosi piccoli escamotage registici, che si sposano perfettamente con la storia, rendendo il film anche una ricerca visiva. Siamo infatti in territori simili a quelli di Glazer e di Cobert per la ricerca del dettaglio, dell’unicità di immagine e di scelte di regia che lavorano sul nuovo, sulla ricerca e la sperimentazione

Nonostante quello di May el-Touky sia un cinema studiato e non propriamente caloroso, lo spettatore parteggia per la protagonista e segue la storia per il clima di paranoia che la sceneggiatura e la messa in scena riescono a creare, sia per la simpatia che riponiamo in Marie, ma anche per come viene aspramente valutata dagli uomini. Woman Unknown è un’opera che racconta la storia, conosciuta, ma spesso dimenticata, delle donne perseguitate per essersi “vendute” al nemico, questa particolare persecuzione era già stata narrata in Hiroshima Mon Amour e Saint Omer, in quest’opera diventa centro di una narrazione sul corpo della donna come proprietà di una nazione, più che delle donne stesse, le donne che hanno dormito coi tedeschi, chi per piacere, chi per necessità, sono nemiche della nazione, perciò da punire, marchiare, umiliare e ghettizzare. La nuova morale prevede questo, una morale che però non è mai cambiata perché la sessualità femminile non può mai essere totalmente libera. Marie destabilizzata da quello che ha dovuto compiere per nascondersi, si ubriaca e cerca di fare sesso con un uomo, non riuscendoci perché non può imporre quello che spesso a molte donne viene obbligato dalla forza maschile. Dimostrando come per le donne sia impossibile quella forma di possesso e di controllo che spesso gli uomini esercitano su di loro.

Woman Unknown è anche un film sulle disuguaglianze sociali, un Diario di una cameriera di Jean Renoir e La ragazza di campagna di King Vidor, in passato l’unica possibilità per una donna di cambiare status era il matrimonio. Marie vuole ardentemente questo, tanto da compiere qualcosa di contrario alla sua morale.

Il film vincitore di Venezia è un’opera che mette al centro la complessità della società danese del dopoguerra, fatta di cacce alle streghe e di sotterfugi, costruendo la sua narrazione su un personaggio femminile moderno e fatto di contraddizioni, che ci racconta anche del nostro presente.

Informazioni su Giulia Pugliese 84 Articoli
Giulia Pugliese Scrittrice Educazione 2011 - Master in EUC Group & CEERNT European Project 2006/2010 - Laurea triennale in Cooperazione allo sviluppo Esperienze lavorative 2024 - Scrittrice di critica cinematografica per il blog online Odeon 2023 - Scrittrice di critica cinematografica per il blog online I-Films 2022/2023 - Scrittrice di critica cinematografica per il blog online Long Take Premiazioni Vincitrice del concorso di scrittura per la critica cinematografica over 30 indetto da Long Take Film Festival quinta edizione - 2023

Commenta per primo

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*