Perchè si ama un film?

a cura di Letizia Piredda

A fine dicembre abbiamo pubblicato la recensione del libro Una vita in 10 film o I 10 film di una vita, di Severino Salvemini, un libro gioco divertentissimo sul cinema mondiale. Ad aprire il libro una prefazione di Gabriele Salvatores, che riportiamo qui di seguito, che si interroga sul perché ci piace un film, su quello che  cerchiamo in un film, e sulla famosa diatriba, sempre attuale, se un film deve emozionarci o deve farci pensare.
Proviamo anche noi a pensare i 10 film della nostra vita?
Buona lettura e buon divertimento!

PERCHE’ SI AMA UN FILM ?
di Gabriele Salvatores
C’era quel gioco… credo che a molti sarà capitato di farlo: se dovessi andare su un’isola deserta, quale film (o romanzo o brano musicale) porteresti con te? A volte potevi sceglierne più di uno. Ma i più cattivi ti chiedevano di sceglierne uno solo! Mi sono sempre rifiutato di fare questo gioco, perché, immediatamente, ero assalito dall’ansia. Ansia da prestazione: come verrà giudicata la mia scelta? Ma anche la paura di fare un torto a quelli non scelti e che, magari, anche se non sono proprio i miei preferiti, ho amato lo stesso. Se poi si parla di film, visto che oltretutto i film io li faccio, la cosa è ancora più complicata.
Perché si ama un film?
Jacques Derrida diceva che il potere del cinema è quello di «resuscitare fantasmi». «Re-suscitare», cioè evocare i fantasmi che sono dentro di te e che una sera, in una sala buia, vedi concretizzarsi sullo schermo. E un film visto al cinema, a differenza di un romanzo o di un quadro, ti prende e ti porta via in quel momento o ti lascia lì interdetto. Ma sempre in “quel” momento. Puoi smettere di leggere un libro e riprenderlo in un’altra occasione, puoi guardare un quadro, pensarci e poi tornare a guardarlo, ma, nel buio di quella caverna magica di cui parlava già Platone e che, in un certo senso, è la sala cinematografica, devi lasciare che quelle ombre che appaiono sullo schermo ti colpiscono e scorrono lasciando il posto ad altre che arrivano, così come regista e montatore hanno predisposto. Un film  in sala ti chiede di essere, per due ore, non interattivo, se non con il cuore e il cervello, di essere in qualche modo passivo (che meraviglia!). Ecco perché penso che il cinema appartenga, prima di tutto alla sala cinematografica. La visione di un film, anche se ti trovi in una sala piena di gente, è un atto squisitamente personale. E il fatto che un film ti piaccia o no dipende da molti fattori. Non solo dalla qualità del film stesso. Molto dipende dalla stagione della vita che stai attraversando: dalla tua età, dai sogni, desideri, incubi che stai vivendo. Molto dipende da cosa stai cercando. Da quali sono i tuoi fantasmi del momento. Anche da qual è la tendenza culturale del momento. E, naturalmente, in un secondo momento, dal tuo pensiero critico. Ma su un’isola deserta, probabilmente, hai più bisogno di emozioni che di pensieri critici. E quindi, per fare quel gioco devi avere il coraggio di fare una scelta più emotiva che razionale.

Nel caso di questo libro, è stato chiesto a più di duecento persone di indicare i dieci film della loro vita. E la cosa è ancora più difficile, perché, in qualche modo, ti si chiede di rivelare chi sei e cosa pensi. Qui non si tratta di indicare istintivamente un solo titolo. La scelta di dieci film implica un sistema critico, un ragionamento, una graduatoria, oltre all’istinto e a quello che ti dicono il tuo cuore, il tuo cervello e la tua memoria. Ecco perché considero il lavoro del critico d’arte (che si occupi di musica, letteratura, cinema o quant’altro) un lavoro molto difficile. Che io non sarei mai stato in grado di fare. Mi sono molto divertito a leggere le scelte dei vari personaggi intervistati, provando a “montare” insieme (tanto per usare un termine cinematografico le notizie che ho della vita  di ognuno di loro con i titoli scelti. In qualche modo, l’idea che ti eri fatto  del singolo personaggio si arricchisce di nuovi dettagli, un po’ come andare a spiare dettagli della vita privata di ognuno di loro.

Ed è molto interessante vedere, come, nella maggior parte dei casi, la scelta sia legata a motivi emotivi, più che razionali.
Come aveva ragione Jacques Derrida!
E io, che nel cinema ci lavoro, mi chiedo: cosa deve fare un film? Deve emozionarti? Deve farti pensare? Tutte e due le cose insieme? Probabilmente sì: tutte e due le cose insieme. Perchè un’emozione fine a se stessa , senza un’elaborazione, senza un pensiero è alla fine, poca cosa.
Se nel buio di una sala teatrale, arrivo in silenzio dietro alla tua poltrona e sparo un colpo di pistola, ti ho emozionato, certo, ma la cosa è sterile; non genera niente. Magari rabbia, dopo la paura, ma tutto rimane lì.  Però, in quel breve attimo di emozione, ho creato in te una  piccola assenza di pensiero, ho creato uno spazio. Ed è in quello spazio che può  inserirsi il pensiero.
Le emozioni senza pensiero ti lasciano stordito, magari divertito. ma assolutamente uguale a come eri prima di entrare in sala.
Il solo pensiero, però, non è cinema. Meglio scrivere un saggio.
Un film  è un patto tacito tra regista e spettatori: io, regista, chiedo a te, pubblico,  di credere che quello che stai per vedere sia vero. Ti chiedo di entrare nella “visione” di un’altra persona, di “sospendere” il giudizio. Poi, naturalmente,  avrai tutto il diritto di dire se quello che hai visto ti è piaciuto o no. Ecco, credo  che sarebbe bello entrare al cinema come dei bambini curiosi e uscire come adulti.
Questo libro può essere considerato un gioco. Ma se conosci  i film di cui parlano le varie persone intervistate, alla fine saprai qualcosa in più, di ognuno di loro. Perché è il loro inconscio che fa capolino, sono i loro fantasmi.
A proposito, se proprio dovessi portarmi su un’isola deserta dei film, mi porterei un cofanetto di Stanley Kubrick. Ha toccato tutti i generi cinematografici, non mi annoierei di certo!

Severino Salvemini, Una vita in 10 film. Castelvecchi Editore, 2019

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