L’ellisse

a cura di Letizia Piredda

L’ellisse nel cinema costituisce un salto temporale che interviene tra due azioni differenti, fra due scene, due sequenze o all’interno della stessa sequenza. L’ellisse è una figura che possiamo trovare quasi in ogni film e può avere funzioni diverse:
eliminare i cosiddetti tempi morti, cioè i dettagli inessenziali allo sviluppo del racconto; accentuare il ritmo della narrazione; celare un evento di rilievo per poi mostrarlo in un momento più opportuno, creando così un effetto di sorpresa; interrompere bruscamente un’azione interessante, per determinare suspense in merito al suo esito, la cui rivelazione è così posposta; non mostrare, lasciando però intendere fatti e azioni della narrazione.
Un’ellisse tra le più celebri dell’intera storia del cinema è quella di 2001 Odissea nello spazio , di Stanley Kubrick, 1968, in cui la scimmia lancia in alto l’osso che poi diventa l’astronave, per indicare il salto nel futuro della tecnica, di cui abbiamo visto le origini.

Ma in che modo un’ellisse viene inserita in un film?
Lo vediamo con il montaggio ellittico, cioè un montaggio che invita lo spettatore ad una partecipazione attiva , a lavorare con l’immaginazione, a colmare i vuoti, a vedere ciò che non è mostrato, a comprendere ciò che non è detto. In sostanza l’ellissi agisce nel tempo assumendo le stesse funzioni del fuori campo che al contrario agisce nello spazio.
Esistono almeno tre modi per indicare un’ellisse:
Tramite dissolvenze : era il metodo più usato fino agli anni ‘50 che avvertiva lo spettatore della presenza di un’ellisse. In seguito trovandosi davanti un pubblico più maturo, il cinema successivo ha preferito ricorrere all’uso di semplici stacchi e ad espedienti di messa in scena.
Un secondo modo per indicare un’ellisse è quello del campo vuoto . Es. Una prima inquadratura permane sullo schermo anche dopo l’uscita del personaggio; la seconda inquadratura si aprirà vuota per poi mostrarci l’entrata del personaggio.
Un terzo procedimento è quello dell’ inserto cut away ), ovvero di una inquadratura di transizione su qualcos’altro, che dura meno del tempo dell’azione messa in ellissi.
Una particolare forma di contrazione temporale è quella della sequenza a episodi o di montaggio che allinea un certo numero di brevi scene (separate nella maggior parte dei casi da dissolvenze) che si succedono in ordine cronologico.
La sequenza a episodi ,molto diffusa nel cinema classico, trova un esempio efficace in un noto passaggio del film “ Quarto Potere” di Orson Welles del 1941 , ossia quello dedicato al degradarsi dei rapporti fra Kane e la sua prima moglie.

G. Rondolino e G.Tomasi, Manuale del film, Utet, 2011

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