Una giornata particolare

di Letizia Piredda

Ringrazio Gianni Sarro per la supervisione

Questo film, considerato da più parti, il capolavoro di Scola, segna una tappa importante nel percorso del regista: la satira e il grottesco sono volutamente messi da parte, a favore di un registro drammatico.
La staticità dell’ambientazione sfocia nel Kammerspiel [1]con un fondale sonoro fuori campo che ci rimanda  il clamore e l’esultanza della folla che gremisce la parata dei Fori Imperiali, organizzata per celebrare l’incontro tra Hitler e Mussolini.[2]

Sulla scena in primo piano due solitudini, due emarginazioni diverse: lei, Antonietta, madre di sei figli con un marito-padrone, ligia al regime e ai suoi valori; lui, Gabriele, antifascista e omosessuale, che ha perso il lavoro, e sta per essere portato al confino.
Il grande caseggiato in cui vivono [3] si svuota: tutti vanno alla parata con l’eccitazione tipica che precede le  grandi occasioni. Restano solo loro due e la portiera che, per tutto il tempo, tiene la radio ad alto volume per ascoltare la radiocronaca del grande giorno.

La costruzione fatta da Scola è funzionale a due livelli: il fascismo con i suoi miti della virilità dell’uomo e della donna procreatrice, rende paradigmatico il contrasto tra vissuto e storia, tra i sentimenti e le convenzioni, le ragioni dell’individuo e quelle della politica [4]; la radiocronaca della parata che continua  senza sosta, dall’inizio alla fine del film, crea una sorta di cappa claustrofobica che diventa man mano sempre più esasperante.

Il piano sequenza iniziale che racchiude in un unico sguardo tutto il caseggiato ci porta dentro la casa di Antonietta e ai preparativi per la parata e poi in quella di Gabriele, dove percepiamo una tensione di cui ci verrà svelata lentamente l’origine.

Fin dalle prime scene ( sia nelle scene singole a casa di Gabriele) sia nelle scene in cui Antonietta e Gabriele si incontrano e poi piano piano si avvicinano, prevale un uso del fuori campo : la telefonata di Gabriele che lascia fuori campo l’interlocutore ( che scopriamo essere il suo compagno) e dopo nel momento clou lascia fuori campo addirittura il viso di Gabriele (vediamo solo la sua nuca) .
La radio che viene utilizzata come l’unico modo di mettere in campo qualcosa che resta fuori campo, ( la parata con i due condottieri che avanzano seguiti dal re [5]).
Questo uso moltiplicato del fuori campo ha una funzione importante: serve per dilatare il conflitto tra pubblico e privato, tra affollato e deserto, tra massa e individuo, tra clamore e silenzio, uno sfondo che permette  di svincolare  la vicenda di Gabriele e Antonietta da una quotidianità apparentemente  banale  e a inserirla nel perimetro di una situazione limite, dove il desiderio di rivolta e di trasgressione ai ruoli assegnati e ai diversi destini, li porterà ad agire con modalità imprevedibili e forse anche irreali.


Dal loro incontro/scontro Antonietta scopre il mondo altro dal regime in cui si trova asservita: scopre l’antifascismo, l’omosessualità ma soprattutto scopre un uomo capace di gentilezza nei suoi confronti, capace di vederla come persona, a prescindere dal ruolo di moglie e madre in cui è imprigionata.
Gabriele, superato l’impatto burrascoso in cui grida la sua identità sessuale, trova in Antonietta una persona, l’unica, a cui può rivelare la sua diversità e la sofferenza che ne deriva, in un momento tragico, in cui viene spossessato di tutto e a breve anche della  libertà.
E’ la prima volta che l’omosessualità viene raccontata al cinema in chiave drammatica e con profonda umanità: in precedenza  era stata trattata  in chiave comica e irrisoria ( v. Ugo Tognazzi ne Il vizietto), e Mastroianni ne è un interprete d’eccezione: senza bisogno di mosse particolari rende il personaggio con una naturalezza e una drammaticità non comuni. [6]

­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­Quel grido di dolore, urlato da Mastroianni/Gabriele nella tromba delle scale, arriva nel cuore di Antonietta ma anche in quello del pubblico, quell’insulto “frocio” nella sua bocca diventa un atto d’accusa verso una società che non prevede un uomo che non sia “né soldato, né marito, né padre”.[7]

E la valenza del loro abbraccio amoroso sta nel coraggio di liberarsi, anche se per poco, dal giogo dei loro ruoli e dei loro destini: non importa se domani tutto si richiuderà e tornerà come prima, quello che conta è quel guizzo di trasgressione , di ribellione contro il golem del regime, che li renderà da quel momento diversi da prima.
E siamo all’epilogo, dove l’uso del sonoro con effetti antirealistici e la musica, con il cambio di registro, da orchestrale a strumento solista, ne sottolineano la drammaticità e il lento e progressivo fading.
Antonietta che, dopo aver governato la cucina, legge I tre moschettieri , sente la porta di Gabriele che si chiude, e  dalla finestra lo segue con lo sguardo mentre si allontana tra due agenti.

Con un piano sequenza più breve di quello iniziale, con la musica che alterna e sovrappone due motivi l’Inno nazista e Belle bimbe innamorate, seguiamo Antonietta che ripone il libro nella credenza e si avvia in camera da letto; sappiamo che non è la stessa donna che abbiamo visto al mattino: l’incontro con Gabriele l’ha resa consapevole come persona, non più soltanto moglie e madre.

Note

[1] Kammerspiel letteralmente recitazione da camera è una rappresentazione teatrale o cinematografica per pochi, in ambienti raccolti, di piccole dimensioni, dove la distanza tra pubblico e attori sia piccola, in maniera da poter apprezzare le più piccole sfumature nei gesti e nelle espressioni. La recitazione da Kammerspiel privilegia quindi l’analisi intimistica e psicologica ed è curata come se fosse sotto una continua lente d’ingrandimento. Il primo teatro Kammerspiel fu fondato a Berlino da Max Reinhardt (1906).

[2] Il riferimento è al 4 maggio 1938 giorno in cui il Führer venne in visita ufficiale in Italia. Per un approfondimento storico vedi:
La storia raccontata dai film (11). Una giornata particolare di Gianni Sarro
Due dittatori a confronto di Stefano Cecini.

[3] Il film è girato nel Palazzo Federici opera dell’architetto razionalista Michele De Renzi, realizzato tra il 1931 e il 1937.

[4] Roberto Ellero, Ettore Scola, Il Castoro, 1995

[5] La radiocronaca della parata in onore di Hitler dà un’immagine volutamente sbagliata dell’avvenimento: ci fa immaginare Hitler accanto a Mussolini, mentre Hitler è accanto al re.

[6] E la Loren non è da meno nei panni di Antonietta, un  personaggio emarginato e sottotono, forte e fragile allo stesso tempo, logorato dalle fatiche e dalle vessazioni.

[7] 40 anni di Una giornata particolare, una donna e un uomo sullo sfondo del fascismo. Articolo di Chiara Ugolini, Repubblica, 15 maggio 2017

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