Il colpo di piatti

a cura di Letizia Piredda

Nella famosa lunghissima intervista che Truffaut fece ad Hitchcock [1], che lui chiamava scherzosamente hitchbook [2] oltre alle affermazioni sulla sua concezione di cinema, ci sono mille curiosità, mille aneddoti , su cosa gli ha suggerito una certa scena, sul perchè una scena l’ha girata in quel modo, sui trucchi da lui usati e così via. Ne ho scelta una che mi è sembrata particolarmente istruttiva su come un artista geniale come H. riuscisse a partire da uno spunto banale, per creare il momento culminante della suspense in un film.

Nel film The man who Knew too much, 1934 e nel remake del 1956, di Alfred Hitchcock, l’assassino deve sparare durante un concerto all’Albert Hall nel momento in cui sarà dato l’unico colpo di piatti previsto dalla partitura. Hitchcock racconta come gli è venuta l’idea del colpo di piatti:

A.H. L’idea del colpo di piatti mi è stata suggerita da un disegno umoristico , o meglio da una serie di disegnini che occupavano quattro pagine su una rivista del tipo di Punch. Mostravano un uomo che si sveglia. Si alza dal letto, va in bagno fa i gargarismi, si rade, fa una doccia , si veste e fa colazione. Tutto questo in diverse vignette. Poi si mette il cappello, il cappotto, prende una piccola custodia di cuoio per uno strumento musicale ed esce in strada, sale sull’autobus, entra in città e arriva all’Albert Hall, entra nell’ingresso riservato agli artisti, si toglie il cappello, il cappotto, apre la custodia e tira fuori un piccolo flauto; raggiunge gli altri musicisti e insieme a loro va verso il podio. Si accordano gli strumenti , il nostro uomo si siede al suo posto. Arriva il direttore d’orchestra, dà il segnale e inizia la grande sinfonia. L’omino è seduto qui, aspetta, volta le pagine. Finalmente si alza dalla sedia , prende lo strumento, lo avvicina alla bocca e, a un certo segnale del direttore d’orchestra , soffia una nota nel flauto: bloop. Poi ripone lo strumento, lascia discretamente l’orchestra, riprende il cappello, il cappotto, esce in strada. Fa buio. Prende l’autobus, arriva a casa, cena , va in camera, entra in bagno, fa i gargarismi, si mette il pigiama, va a letto e spegne la luce.

Il colpo di piatti ne L’uomo che sapeva troppo, 1956

A.H. Probabilmente si chiamava l’uomo e la nota; la storia di questo omino che aspetta il momento di suonare una sola nota mi ha suggerito il suspense del colpo di piatti.

Il trailer de L’uomo che sapeva troppo, 1956

Note

[1] François Truffaut, Il cinema secondo Hitchcock, Il Saggiatore, 2014
[2] La conversazione fu registrata nell’agosto 1962, quando Hitchcock stava terminando il montaggio de Gli Uccelli, il suo quarantottesimo film, ma ci vollero quattro anni per trascrivere i nastri e, soprattutto per montare il materiale fotografico, da cui poi è stato tratto un documentario Hitchcock/Truffaut ,2015 a cura di Kent Jones.

Commenta per primo

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*